Le risposte di Hitchens

19 Dicembre 2011 di Oscar Eleni

di Oscar Eleni
Boniciolli in esilio, la crescita di Cuccarolo, il coraggio di Djordjevic, la colpa di Toti, il comodino di Valli, i rischi di Dalmonte, le estati romane e l’addio a Bryant. Voti per Aradori, Danna, Crespi, Zucco, Righetti, Marques Green, Riva, Mazzarri, Trinchieri e Lamonica.

Oscar Eleni dalla Cosacchia, dal mercatino dove vendono i cappelli kazaki, nella speranza di trovare la via dove abita Matteo Boniciolli nella capitale Astana che lo ha abbracciato dopo la condanna all’esilio del basket italiano che i suoi allenatori migliori li manda ai confini, nel deserto dei tartari. E’ bravo il Matteo che si è bruciato le ali seguendo questo pensiero di Christopher Hitchens, amato polemista che ci ha appena lasciato, questa legge della vita per ribelli che mi ha girato il Lorenzaccio nella posta privata per gli orsi amati fratelli, al momento, meglio posizionati nelle liste durata della vita rispetto ai cervi del Cansiglio condannati, come i tanti Boniciolli della storia, alla decimazione perché mangiano l’erba del vicino. Dunque il pensiero di Hitch che dovrebbe riavvicinare Matteo a Boscia, noi ad una vita senza inchini, senza brindisi con le facce da chiulo che circondano lo stagno: ”Guardati dall’irrazionale, per quanto seduttivo. Diffida della compassione, preferisci la dignità per te e per gli altri. Non aver paura di essere considerato arrogante, egoista. Non essere mai spettatore dell’ingiustizia, della stupidità. Cerca la discussione e la disputa per il piacere che ti danno, la tomba ti offrirà un sacco di tempo per tacere”. Una scoperta tardiva del ribelle, ma sembra che lo conoscessero tutti, proprio come quando si parla di scandali tipo San Raffaele. Be’, io non lo conoscevo, ma forse non è l’unica cosa che non conosco come diceva quel saggio per far capire che non si impara mai abbastanza.
Chi poteva immaginare, nell’alba gelida del basket italiano così ben fotografato dalla relazione di Simone Pianigiani al consiglio federale dove già si guardano in cagnesco perché nessuno sa su quale carro saltare a diarie ridotte, che avremmo visto una partita come Treviso-Sassari dove gli italiani sono stati grandi protagonisti e nel gruppo mettiamo il Metreveli allevato bene a Siena? Chi avrebbe scommesso due tange kazake, è la moneta che devi farti prestare da Boniciolli se vai a trovarlo, se vai a consolarlo per la mancanza di vista mare, sulla partitona del Reati trovato sotto il cielo di Treviglio in DNA? Non diteci, soprattutto voi che un tempo ridevate vedendo i primi passi di Cuccarolo su un campo di basket, cerbiatto senza forza per stare in piedi, che vi sareste aspettati un partita del gigante di Sasha con 11 rimbalzi e tanti punti. Cuccarolo passato e svezzato nella Virtus senese che produce da anni e per tutti senza tanta prosopopea.
Fiesta mobile nell’inganno? No. Basta il coraggio o la necessità, basta l’orgoglio per riscoprire un Righetti oltre i 30 punti, per dare fiducia a Poeta pur sapendo che il muro internazionale è molto più alto. Vero. Comunque non sarebbe male cominciare a vedere questi canguri di pelle italiana saltare, almeno, oltre la staccionata del campionato dispari. Gli allenatori coraggiosi li individuate subito, un Djordjevic che neppure si fascia la testa perché gli americani scappano verso chimere NBA che potrebbero essere rospi, che non fa una piega quando gli dicono che per il bene della casa verde abbandonata dai Benetton è necessario congedare anzitempo Alessandro Gentile pur sapendo che potrebbe non essere ancora pronto per il grande salto, uno come Sasha non nasce per caso. Nella sua vita una scuola di grande apertura mentale, di vero impegno e non diteci che siete sorpresi adesso dopo aver visto ed applaudito il lavoro di tanti maestri della scuola slava in Italia, nel mondo. Certo, vanno dietro anche gli italiani, ma con qualche remora in più. Comunque l’alba gelida sembra invitarci a fare un bel tuffo nel pagliaio di casa.
Non sapremmo cosa rispondere al proprietario di Roma, il Toti disperato, quando urla al mondo: ”Non può essere sempre colpa mia e se vendo il basket a Roma sparisce”. Alla Stella Azzurra obiettano che sparirà il basket dove i bilanci sono sempre sbilanciati, come dimostra l’ultima multa per Avellino interdetta sul mercato, ma non si spegnerà il fuoco di chi, se avesse i mezzi di Toti, avrebbe fatto certamente molto meglio. Folgorati da Treviso e da quelle tribune mezze vuote. Delusi, molto delusi, dalla Sassari del Meo Sacchetti che dovrà pur chiedersi perché in trasferta la sua squadra mette gli occhiali da sole.
Siamo sbalorditi dalla dichiarazione di Valli dopo il bagno Sutor a Milano. Non ha nulla da rimproverare ad una squadra che si è stesa sul carrello degli antipasti per un Emporio Armani che aveva la testa altrove, che mancava di due titolari da quintetto, che non era certo dell’umore giusto se per un quarto ha dovuto persino inseguire i cento chiodi di Karl. Speriamo che la bontà nasca dal periodo dove le feste dovrebbero cambiare la gente, anche se poi la fanno diventare sempre più cattiva come dimostrano i bollettini di questura che registrano il massimo della carogneria in tempi da dedicare al culto e al dono generoso persino per suocere petulanti. Qualcuno pensa che sia stata, invece, la caduta in casa, il comodino ghigliottina che gli ha mangiato un pezzettino del mento e semifratturato una mandibola. Sì, è meglio vederla in questo modo.
Lasciando il Forum sentiamo bisbigliare quelli che ne sanno sempre una più del custode. A Pesaro Dalmonte rischia perché metà squadra rema contro. Dalmonte vince a Cremona, forse è salvo, alla fine dichiara: ”Nessuno mi ha mai giocato contro”. Forse è così, ma anche lui si faccia un esamino di coscienza. Flettersi senza rompersi, è un consiglio degli anziani allenatori che possono ancora insegnare qualcosa.
Dicevamo della nuova alba italiota adesso che ci aspetta il nuovo anno elettivo, selettivo, peggiorativo: l’esempio classico si chiama Aradori. Nessuno più di lui ha fatto il vero salto di qualità e quando Antonello Riva dice che facendo fuori Dasic è stata eliminata una mela marcia dovrebbe prima informarsi sul’estate romana, quella degli allenamenti protestati ai tempi di Repesa, di Boniciolli, di Filipovski, delle telefonate al presidente per avere l’esonero, delle preghiere ai medici per un certificato che evitasse la naia azzurra, in quelle estati c’era chi amava allenarsi e non era affatto un mela marcia.
Pagelle per farsi un grappino con i cosacchi che smaniano, con chi era depresso guardando nella cantina di Azzurra e ora vede qualcosa anche se appare ovvio che bisogna tenerli in palestra questi giovanotti e poi bisogna avere il coraggio di tenerli in campo anche se buttano i palloni nella discarica, anche se tremano davanti al mondo come non se lo immaginavano vedendo le cose da dentro con la sorpresa che si può avere quando inventi un idolo alla Kobe Bryant e poi scopri che è ben diverso se lo frequenti, come direbbe la moglie del Mamba che ora vuole un divorzio da principessa Soraya.
10 Al truzzo ARADORI che contro Barcellona ha superato le alpi della diffamazione e delle incertezze dimostrando a se stesso e a tutti i suoi compagni di viaggio lontani dalla gloria che se lavori duro in estate forse raccogli.
9 A Federico DANNA che dopo 11 anni è tornato a dirigere in serie A perché il suo capo Cancellieri aveva davvero finito la pazienza con tre arbitri che l’avrebbero fatta perdere anche ai santi che venereranno con Zancanella. Deciso, lucido,
non fortunato, ma con idee chiare per l’oggi e per il domani se è vero che a Biella i ragazzi crescono sani.
8 A Senofonte CRESPI che nel giorno delle illuminazioni, della grande vittoria sulla Bennet sfinita dal doppio impegno e, forse, non soltanto da quello, ricorda alla gente che il successo doveva essere dedicato ad una città appena avvilita dalla sentenza sull’eternit. Il territorio si conquista se lo senti tuo, non se lo escludi come fanno i tanti soloni che sprecano i dobloni dei loro padroni.
7 A Furio ZUCCO, conosciuto come dottor San Siro, il medico che sull’erba marcia del Meazza corre più forte di Combi e Tavana, perché sa correre anche fra la gente in tribuna, rimettendo in moto cuori che non sapevano di essere malati. Questo Zucco ve lo cito perché nella squadra allievi della Canottieri Milano giocava insieme a Franco Casalini che quasi si vergogna a ricordare questa sua gioventù. Lo ricordo perché sua madre, una pasionaria del basket, una eccellente giocatrice, era anche la dolce madre delle passioni liriche dell’Olimpia durante l’età dell’oro. Se Peterson vi giura di amare il balletto è soltanto perché la signora Zucco lo faceva sedere sempre in posti nobili. Gratis. Si capisce.
6 A RIGHETTI e Marques GREEN che hanno lasciato un marchio sulla giornata che precede il derby fra due società che cercano disperatamente il telefono amico per risvegliarsi dall’incubo del bilancio non bilanciato.
5 Alle città sante di BOLOGNA e TREVISO che non raccoglono il grido di dolore che arriva dalle sedi centrali. Possibile che nessuno si sia innamorato davvero del patrimonio Benetton, del Topkapi virtussino, tanto da presentarsi davanti al mondo con una formula semplice: qui il grande basket andrà avanti, perché ha radici sane.
4 Ad UCRAINA, europei maschili del 2015, e UNGHERIA, femminili dello stesso anno, per averci dimostrato, vincendo l’asta dell’esosa Fiba, che sono molti i paesi che ora bivaccano al di là del muro dei bilanci inadeguati. Purtroppo, fra questi, c’è anche l’Italia che ancora non sa quale sarà il suo presidente perché sarà faticoso trovare un benestante a disposizione a meno che Bulgheroni non rinunci al golf e si offra gratuitamente al baloncesto, a meno che Petrucci non decida che il suo prossimo quadriennio deve pur essere pieno di attività e allora via nei pascoli del “suo basket”.
3 Ad Antonello RIVA che deve fare attenzione, quando parla di mele marce buttate fuori dal cesto della Roma senza capoccia, perché non vorremmo ritrovarcelo in mezzo al Teverone nei giorni sbagliati.
2 A MAZZARRI, allenatore del Napoli, e TRINCHIERI, guida senza limiti di tempo e parole della Bennet, perché non ammettono che il doppio sforzo campionato europea ruba energie mentali, fa diventare difficile la gestione dei brevi intervalli fra le partite, che il contratto con la fortuna non si può allargare a due mondi così diversi. Quando se ne renderanno conto respireranno meglio e tutto diventerà più facile.
1 Al grande arbitro LAMONICA, che ha scritto pure un bel libro sulla sua vita nel mondo dove si perdona a tutti meno che a chi deve dirigere una gara, perché, quando dice che gli sembra assurda la doppia punizione del fallo tecnico, tiri e palla in mano agli avversari, dovrebbe urlarlo forte in tutte le riunioni arbitrali per evitare che siano certe decisioni a pene di segugio la vera dominante di troppe partite. Certo non basta parlarne, servirebbe la varechina per certi segugi del fischio che vanno alla ricerca del loro super-io.
0 Alla MUSICA da Palasport che, come i seni delle donne, dovrebbe essere armonizzata con quello che la gente va a fare in campo sportivo: vedere, godere, parlare, sentire, scambiare opinioni, danzare su ritmi che non vadano oltre il buon gusto. Scambiare i campi per discoteche, annullare tutto anche quando sarebbe bello ascoltare soltanto un canto di popolo, tipo la Verbena senese, qualfica i mandanti che abilitano questi digei da fiera.

Oscar Eleni (19 dicembre 2011)

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