Le palline di Stern

6 Giugno 2012 di Stefano Olivari

La cosiddetta lottery è stata una cosa da italiani, nelle previsioni e in molti commenti. Forse non nello svolgimento, visto che non si può dirlo senza avere elementi diversi dal ‘cui prodest’ e che tutto è avvenuto davanti ai dirigenti delle squadre presunte ‘derubate’, non di giornalisti più o meno conniventi. Parliamo del sorteggio, avvenuto qualche giorno fa, per determinare l’ordine di scelta al draft NBA del prossimo 28 giugno. Con i peggio classificati, i Charlotte Bobcats reduci dal peggior record (in percentuale) nella storia della lega, ad avere il maggior numero di probabilità (25%) di pescare la numero uno e quindi Anthony Davis.

Come sia andata lo sapete: hanno ‘vinto’ gli Hornets, con la squadra di Michael Jordan numero due, i Washington Wizards tre, eccetera. Il pensiero di molti è che la ‘pallina’ abbia fatto un favore alla New Orleans che di fatto la NBA ha gestito nell’ultima stagione prima che la acquistasse Tom Benson, che peraltro non è un prestanome ma il proprietario dei New Orleans Saints della NFL che per il pacchetto basketball ha pagato 338 milioni di dollari. Altri grandi perdenti della lottery sono stati i Brooklyn Nets, che non essendo stati sorteggiati nelle prime tre hanno perso la loro prima scelta a beneficio dei Blazers, ma è ovvio che a fare notizia sia stata la fortuna degli Hornets. Nei prossimi giorni, lasciando finire queste fantastiche finali di Conference e rimandando il processo a LeBron James (genere ‘Ibrahimovic non è un vincente’), proporremo il nostro personalissimo mock draft, per adesso ci limitiamo a ricordare (a noi stessi, più che altro, arrugginiti su permutazioni e combinazioni: il 18 in statistica, al contrario di Sergio Vastano, ce l’eravamo tenuto stretto) che per il sistema della lottery parlare di ‘palline’ non è una metafora. Si tratta proprio di palline, delle dimensioni di quelle da ping pong, estratte alla presenza dei rappresentanti delle franchigie.

La lottery riguarda le 14 franchigie rimaste fuori dai playoff, assegnando a ognuna di esse una probilità tanto più alta quanto peggiore è il record. Quindi per quanto riguarda la prima scelta assoluta si è andati dal 25% dei Bobcats in giù, fino agli Houston Rockets. Le palline sono 14, numerate dall’ 1 al 14 e da una macchina tipo quelle del lotto ne vengono estratte 4. Le combinazioni possibili, senza guardare al loro ordine (esempio: 2-4-5-11 è come 4-11-2-5), sono 1.001 e da queste ne viene in maniera arbitraria tolta una (la 11-12-13-14), per fare cifra tonda. Di queste 1000 teoriche combinazioni, ne vengono assegnate poi 250 ai Bobcats della situazione, 199 agli Wizards e via a scendere fino ai 5 dei Rockets. Assegnata la prima scelta, si procede ancora con questa ‘pesca’ per assegnare la seconda e la terza. Sistemate le prime tre, dalla 4 alla 14 si va in ordine crescente di record (ecco spiegata la mossa dei Nets, che hanno preferito puntare al bersaglio grosso con il rischio, poi concretizzatosi, di trovarsi poi senza prime scelte). Risparmiamo i mille sottocasi che si possono presentare, ma è evidente che in una annata eccellente (un 1984 o un 2003, per dire, al di là del fatto che nel 1984 il sistema fosse diverso) convenga comunque il gioco a perdere, avendo la certezza che con il peggior record la peggior scelta possibile sarebbe la quarta assoluta. Parlando solo di giocatori eletti Mvp della Lega almeno una volta, alla quarta o peggio sono stati chiamati Kobe Bryant, Dirk Nowitzki, Steve Nash, Kevin Garnett, Karl Malone, Charles Barkley e vari altri. Rimane il fatto che questo sistema, pur pieno di correttivi, non stimoli la combattività nel finale di stagione. Il tutto con ‘bordeggiamenti’ dello spread (chi scommette live lo sa già) da far rimpiangere l’etica di Atalanta-Pistoiese. Conosciamo un dirigente della pallacanestro italiana che sostiene di avere un filo diretto con David Stern, nel caso fosse vero gli gireremo quindi la nostra proposta di giocarsi sul campo gli Anthony Davis del futuro, magari con un torneo in un paese affamato di NBA.

Stefano Olivari, 6 giugno 2012

 

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