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Le facce di Sassari
Oscar Eleni 04/01/2016

Oscar Eleni nascosto nel bar peggiore della Malpensa due per aspettare Romeo Sacchetti che viaggia verso Altamura, dove è nato nel 1953. Voi penserete che l’agguato avesse uno scopo: fargli confessare che aveva visto Milano-Sassari, prima e dopo la catastrofe, chiedergli un parere. Non è così. Fra l’altro lui ha visto e non ha visto. Cosa vuol dire? Be’, gli faceva male e dopo 10 minuti a 10 punti forse aveva capito. Non sapeva che sarebbe stato quasi un 10 periodico per la Dinamo che incantava e, magari, faceva anche incazzare le formiche comportandosi spesso da cicala, mentre ora sta cercando una maschera nuova che, al momento, sembra più di cera che di ferro.
No, l’inseguimento a Meo e consorte verso la cava dei dinosauri era per farsi perdonare, fargli fare la pace con la sorella che proprio non aveva digerito la svista sul campo profughi albanese messa come contorno all’intervista per il Giornale. Peccati della vecchiaia. La memoria non aiuta. Eravamo in Germania, Europeo del 1985, l’ultimo urrah per lo squadrone di Gamba nato nel preolimpico, esaltato dai Giochi di Mosca, dall’oro di Nantes. Incuriositi da Romeo pretoriano di quell’Azzurra che forse era davvero la più forte di sempre, diventato Nureyev dopo il battesimo del barone Sales assistente di Spataco col Puglisi ora Cincinnato, sapendo che ci avrebbero considerato quasi gemelli un giorno tipi come il Massimo Carboni che ci manca tanto sulla scena. Nei viaggi, soprattutto nelle domeniche dove devi collegarti al basket minuto per minuto che resta sempre costola amata per il basket meno ricco, meno illuso dal confettino di 80 mila euro per squadra versato dalle televisioni colonizzatrici. I Carboni della situazione avrebbero postato la foto sul separati alla nascita, anche se Meo, andando oltre i 112 chili si era avvicinato, più che altro, a Jose Mujica, ex presidente dell’Uruguay, quello che si era persino ridotto lo stipendio. Insomma volevamo scoprire questo campione arrivato tardi alla ribalta. Affamato, curioso, feroce. Ci raccontò del campo di concentramento dove era stata messa la sua famiglia rimpatriata dalla Romania dove il padre lavorava. Gestione inglese. Poco pane skunetè, il famoso pane di Altamura, tante avventure. Prima parte del viaggio ed è bello che proprio adesso nel comune barese si siano ricordati che il Sacchetti Romeo è stato figlio di quella terra dove Saverio Mercadante scoprì la musica, nel panorama che ha ispirato l’uomo nero di Saverio Rubini, ma, prima ancora, teatro per quel bel film con Villaggio dove i temi finivano spesso con “ Io speriamo che me la cavo”.
Parola d’ordine per tutte le sfidanti dell’Emporio Armani adesso che il girone d’andata ha chiarito quasi tutto. Non esiste squadra più completa, soprattutto quando entrerà Rakim Sanders, forse quello che a Sassari rimpiangono meno, anche se è stato protagonista nella cavalcata scudetto, adesso che Repesa ha deciso di scommettere sul francese Leo Westermann per rendere meno evidente la separazione fra gioco interno ed esterno, insomma un regista che dovrebbe, diciamo dovrebbe sapendo che nella storia recente in tanti hanno fallito nel ruolo impossibile di armonizzare giochi dove l’attacco si inizia sempre con pochi secondi a disposizione, calmare le ansie di Cinciarini, che conosce bene il classe ’92 del Limoges che in eurolega ha battuto due volte Milano, tenere sulla corda il Lafayette capace di offrire vampate da record, ma anche notti meno magiche. Diciamo notti perché Milano è forse la squadra più notturna del reame. Le televisioni che dei giornali se ne fottono, come la Lega, salvo poi chiedere una mano il giorno del teatrino sui palinsesti. Se la contendono, evitando comunque di tirare fuori la moneta per l’eurocup, succedaneo della vera eurolega, lasciando così a Sportitalia questa finestra sul cortile, il giorno dopo che aveva chiuso il Si basket del Gandini. Stranezze. Ma lorsignori sì che se la cavano sempre.
Dunque dicevamo Milano davanti a tutte. Pensiamo, temiamo di pensarlo, che nella mente slava di Repesa deve essere andato bene anche questo periodo di illusioni per il “nemico” perché i riflettori sono stati spesso anche altrove. Certo grande amarezza per la figuraccia internazionale, ma considerando tutto perché lamentarsi se dopo un girone d’andata del genere, con 4 sconfitte, casa imbattuta, l’Emporio è lassù insieme a Reggio Emilia. Certo non un’avversaria da sottovalutare. La squadra è protetta dalla conchiglia di una società che sa valorizzare progetti e uomini, allevare campioni. Pure lei è imbattuta in casa e sarebbe meglio mettersela alle spalle prima dei play off, particolare che apprezzarono molto a Sassari dopo aver trovato il cuore della Milano fatta alla brace, magari con sale grosso, in coppa e campionato. Aveva una debolezza la squadra costruita dal Dalla Salda, la sostanza al centro dove il veterano Lavrinovic può ancora dare lezioni magistrali, ma non certo in una serie con partite ogni 48 ore. Hanno preso il centro Vladimir Golubovic, un 2.13 che rompe, tampona, l’unico che toglie il riserbo al Sacchetti esonerato in attesa del nuovo incarico, speriamo sia davvero nello staff di Azzurra: “ Lo ricordo bene in coppa, eravamo in Spagna, ci ha rotto davvero le scatole, ingombra, altro che…”
Dietro a queste due la più bella da vedere sembra Cremona che però ha la miccia corta, basta una influenza e la coperta non basta. Due settimane fa avremmo detto anche Trento, ma poi ci siamo resi conto che non tutti sono adatti a certe famiglie. Chiedetelo a Sassari. Comunque sia l’Aquila esiste e la Dinamo è pur sempre quella dei risvegli quando tutto sembra perduto. Lo faceva con Sacchetti mentre Sardara saltellava intorno al palo della tortura dove avrebbe legato volentieri il suo Obelix che poi gli ha regalato la pozione magica dove era caduto, tanto tempo fa, quando divenne gran zogador. Auguriamo che vada così anche a Calvani, uomo intelligente, persona che merita affetto perché ha stile, anche se forse dovrebbe contare fino a trenta, cioè l’ultima giornata, prima di credere che ci sia una soluzione per cambiare questa Sassari.
Certo una partitaccia capita a tutti. Chiedete a monsù Peterson che nella bella intervista al Corrierone, aprendo l’anima di futuro ottantenne a Giganton Daniele, ci ha detto, purtroppo, che l’unica cosa che potrà rifare della sua splendida carriera di allenatore e uomo spettacolo, sarà quella di risposarsi. Siamo felici per la coppia che si riunisce, ma a noi piaceva il Peterson sposato soltanto con la sua squadra e le paste da buttare. Be’, dicevamo del nano ghiacciato: prese una batosta a Pesaro, quasi come quella di Salonicco. Da quelle ceneri nacque lo squadrone per l’età dell’oro. Quindi aspettiamo e vediamo. Le facce dei giocatori di Sassari al Forum erano brutte brutte. Vedremo quando ci torneranno a febbraio per affrontare Cremona, nella speranza di poter ritrovare proprio Milano, come l’annno scorso, in semifinale perché ci sembra davvero difficile che questa Venezia sia capace di riportare l’Emporio dove si è incatenato da solo tante di quelle volte da far credere che non sia proprio un caso. Parole sagge del Wertherone su questa Milano favorita: “Lo è sempre stata, era più forte, sempre, ma poi si batteva da sola perché….”. Perché? Guai esprimere pareri a voce alta. Le orecchie della Stasi cestistica sono lunghissime. Bisogna imparare dai saggi. In camera caritatis ti dicono dove stanno i mali, poi in pubblico peana e carezze. E sia.
Dunque tabellone di coppa Italia già deciso? No. Diciamo Reggio Emilia favorita su Avellino, Trento da rimisurare sull’entusiasmo della bella Pistoia. Per la finale diciamo Reggio Emilia contro Milano che batterà Venezia e non dovrebbe peccare ancora, ma non sappiamo se in semifinale troverà Sassari o Cremona. Pagelle del girone di andata nella speranza che il direttore del sito abbia finito di sciare visitanto i posti appena frequentati dal premier Renzi, facendo un minuto di silenzio per ricordare che ci ha lasciato Enrico Crespi, giornalista da battaglia, cronistone, l’uomo che permise la nascita dei Giganti del basket nel 1966 quando era sua la firma di garanzia ina una redazione dove Prodi, Menichelli e il sottoscritto si illudevano che la vita sarebbe stata sempre bella come in quei giorni, senza sapere che i Giganti avrebbero chiuso e sarebbe nato il regno di Malagant e dei suoi cavalieri a servizio:
REGGIO EMILIA 7: Se ritrova Polonara, insomma se lo riporta sulla terra, se Golubovic è l’omone d’area giusto, allora cavalcherà oltre questa sufficienza piena per bagnetti in trasferta da squadretta. Menetti +5 nella scala Peterson per allenatori, quando resti a zero se fai il tuo, cali di uno, due punti e viceversa se non lo fai o la fai benissimo.
MILANO 6: Ci sono tante ragioni per non aver mai visto il vero Emporio disegnato da Repesa e dalla società. Comunque primo posto in classifica, seppure in coabitazione. Certo nel giudizio influisce la magra di eurolega. Repesa + 5
CREMONA 8: Capolavoro del veterano Pancotto che ci ha fatto pure mangiare la lingua con la coppia Vitali-Cusin. Pancotto +3
PISTOIA 9: Eh sì, il vero capolavoro è di Vicienzo o esploratore. Ci piace un allenatore che sa trovare il cuore dei giocatori e poi lo valorizza. Esposito +4
TRENTO 6.5: Resta l’incanto, siamo davanti ad una bellissima realtà, ma certe scivolate, certi balbettamenti ci dicono che non tutto sta andando come sognato da chi è sempre stato bravo ad armare la barca. Buscaglia +5
SASSARI 5: Una grande delusione, sapevamo che non sarebbe stato facile rifare una squadra scudetto subito, ma non pensavamo si arrivasse davvero al sacrificio di Sacchetti che andava da -3, ma era sempre il Meo dei trionfi. Ora devono vedere davvero chi merita di stare nell’isola dello scudetto e chi ha bisogno di aria diversa per darsi le arie che non potrebbe. Calvani +2
VENEZIA 5: Delusi all’inizio per le scelte sbagliate, quasi recuperati in mezzo al nuovo sentiero, riperduti in questo finale. Troppi “mi no so, mi no capisso”. Se lo dicono anche gli stranieri allora ciao Tony. Recalcati +1
AVELLINO 6: Diciamo che il Pino si è tolto un po’ di resina, ha trovato aghi giusti per arrivare intanto fra le “magnifiche” otto poi si vedrà. Sacripanti 0
BRINDISI 5.5: Come certe cronache manca sempre il numero degli spettatori per il pala Pentassuglia. A volte si sono divertiti, altre meno e hanno fischiato. Ohibò. Sfortune varie, ma almeno qualche sorriso italiano cominciando da Zerini. Bucchi 0
CANTU’ 5.5: Sembrava fragile la barca della salvezza, non appare migliore questa rinvigorita dal furore dell’Ottobre rosso. Corbani 0. Bazarevich s.v.
CASERTA 7: Diciamo che l’anima di Sandrokan ha fatto diventare tigri quasi tutti i giocatori di una squadra rimasta senza l’Amoroso che, pur nel suo piccolo, era pedina importante. Sembrano già salvi. Impresa. Dell’Agnello -1
VARESE 5.5: Salviamo soltanto Paolino il poeta, un allenatore che riesce a cavare il poco sangue da certe rape. Non meritava di trovarsi in una situazione del genere, ma forse ne uscirà bene, perché ha qualità. Moretti 0
PESARO 6.5: Ha fatto anche delle imprese con una squadra che costa come un giocatore di Milano, due di Reggio Emilia. Paolini +1
BOLOGNA 5.5: Un peccato di presunzione pensare di dare ad una tifoseria abiatuata al meglio la squadra dell’avvenire senza il tassello principale, il giocatore a cui dare la palla nei momenti dove le gambe non reggono. Valli – 5
TORINO 5: Eravamo così felici quando sono tornati in serie A, ma poi abbiamo visto con quale ciurma andavano a cercare nell’isola che a Torino sembra non esserci stata mai. Bechi -7. Vitucci 0.
CAPO D’ORLANDO 5.5: Partenza giusta, infortuni, rottura, perdita dell’equilibrio esterno ed interno, nessuna sana autocritica, sacrificio dell’allenatore. Mala tempora. Griccioli -5.


