Lauriski sulla sirena

7 Dicembre 2006 di Stefano Micolitti

Oltre ai fantastici quattro, di cui abbiamo parlato nella precedente puntata, nell’Italia cestistica dei primi Settanta vi era dell’altro. JOHN FULTZ, detto Mitraglia, ala piccola, mortifero tiratore della Norda Bologna. Look hippie con capelli lunghi e fascia sulla testa: si parlava di lui sul primo numero dei Giganti che comprai. Soprattutto mi facevano impazzire le sue scarpe Adidas scamosciate color ocra con stripes bianche…non era facilissimo trovarle; quando ci riuscii, obbligai i miei a comprarmele e poi ci dormii assieme. Oggi sono calzature trendy per fighetti. O tempora, o mores. BOB LIENHARD, centro barbuto della Forst Cantù. Utile gregario, difensore e rimbalzista, ma in grado anche di piazzare con continuità un bel gancione destro. Persona splendida, di una correttezza esemplare, innamorato del nostro paese. Finita la carriera ad alto livello ha continuato nelle serie minori, sempre con lo stesso impegno. Ho avuto la fortuna di giocarci contro nel 1980 in C1 quando era a Treviglio. A proposito di persone cordiali e sempre sorridenti, come non ricordare il faccione allegro di BOB LAURISKI, tondeggiante tiratore della Brina Rieti e poi straordinario protagonista, in coppia con Chuck nelle ultime due stagioni Xerox. Lauriski era un po’ il Morse dei poveri: tecnicamente molto simile, quando era in giornata il suo range era illimitato. Pensiamo a Morse e Lauriski dietro la linea dei tre punti !!! Sarebbe stato un massacro. Purtroppo per loro ai quei tempi la bomba era solo patrimonio ABA. Di Lauriski ricordo ancora con un brivido di piacere un jumper a fil di sirena che schiantò il Cinzano (87-86) in un memorabile derby. B.G. BROSTERHOUS, e qui si ride. Dove accidenti avessero pescato questo fenomeno ancora rimane un mistero. Ala capellona e baffuta dell’Innocenti post Kenney, era di un’incapacità imbarazzante. Arrivava a fatica in doppia cifra: mi ricordo un discreto tiro ma nulla più. Passato ai posteri per il suo hobby di allevare pitoni in casa e per essere stata la parte meno nobile del canto ultrà ‘Broster pistola, Jura ti fa scuola !’. Inaugura un trend nel reclutamento degli stranieri che sarebbe durato un decennio in Via Caltanisetta: rigorosamente bianchi e di basso profilo; degli altri parlerò più avanti. Fortunatamente tra loro ci sarebbe stato anche un certo Mike D’Antoni… MANUEL RAGA, e qui si ride di meno, soprattutto a Milano. Il primo piccolo di grande impatto tra gli stranieri del nostro campionato: guardia messicana in forza all’Ignis Varese, prima come unico stranger, poi come straniero di coppa insieme a Morse. Molto spettacolare, tirava sempre fuori equilibrio rimanendo in aria delle mezz’ore. Non un tiratore puro ma grande realizzatore: decisivo in tanti trionfi varesini. Memorabili i duelli con Brumatti, finì la carriera da protagonista in Svizzera con la Federale. Della prima metà degli anni 70 ricordo anche GARY SCHULL, scomparso prematuramente l’anno scorso. Fisicaccio della Fortitudo – vincitore, un anno, della classifica dei marcatori -, di lui ho solo alcuni flash e la memoria di alcune foto sui Giganti con due spalle interminabili, e PERO SKANSI, centro della Maxmobili Pesaro, molto tecnico e di intelligenza superiore. In seguito grande personaggio del nostro basket anche come coach.

Stefano Micolitti
smicoli@tin.it

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