La vetta dell’inutilità

14 Maggio 2009 di Stefano Olivari

Ieri siamo caduti in depressione, prima che ci tirassero su il morale la cornice di Lazio-Sampdoria e la registrazione di Voyager (premio trash al servizio sui Beati Paoli di Palermo, pura fantasia popolare). Perchè volevamo scrivere qualcosa di originale su Achille Compagnoni e il K2, o almeno di utile a chi ne avesse sentito parlare in maniera generica. Come tanti altri abbiamo letto quasi tutti i libri, tranne quelli fotografici, di Walter Bonatti, ma anche quello per così dire ‘ufficiale’ di Ardito Desio e qualche capitolo di quello più modesto di Compagnoni. Insomma, giusta o sbagliata che fosse, avevamo una nostra opinione sulla notte del 30 luglio 1954. Solo che abbiamo fatto un errore drammatico…non ricordandoci la data di nascita dell’alpinista valtellinese, siamo andati a controllarla su Wikipedia ed abbiamo letto la ricostruzione della vicenda del K2 (o K 2, staccando K e 2: vezzo di Desio). Poche righe precise, equilibrate, con le fonti correttamente riportate (dall’annuario svizzero che già nel 1955 avrebbe potuto ristabilire la verità alla Società Geografica Italiana, passando ovviamente per il CAI), ed anche scritte molto meglio di come le avremmo potute scrivere noi. Ai convegni sul futuro del giornalismo farebbero grandi ragionamenti sui ‘lettori che chiedono la qualità’ (maddechè? Prendete il vostro quotidiano di oggi e confrontate la biografia di Compagnoni con quella di Wikipedia: copia & incolla turlupinatore, pensando che il cartaceo vada in mano solo al nonnino con in casa solo il telefono a muro), quando sarebbe più onesto ammettere la propria inutilità e provare a reinventarsi ogni giorno. Tutti giornalisti, nessun giornalista.

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