La verità fa male

7 Dicembre 2015 di Oscar Eleni

Oscar Eleni scrive umilmente alle loro eccellenze del basket che lo guardano in cagnesco per le criticucce che lo fanno passare per antilegaiolo perché mercoledì, andando al funerale del dolcissimo Silvio Bertacchi, alla chiesa di San Ambrogio, in Milano, quella che ispirò il Giusti, le pietre e i sassi sacri dedicati ai martiri, siamo sicuri di non riconoscere nella gente che accompagnerà per l’ultimo viaggio l’uomo della saggezza, amico e nemico, allo stesso tempo, degli adorati cavalli, nessuno di quelli che oggi ci vorrebbero indicare una strada per rendere il basket popolare, amato davvero. Il Silvio aveva anima, sapeva parlare alla gente, non era soltanto il principe di Novate, ha lavorato in posti importanti, quando era all’Olimpia convinse i gemelli Boselli a lasciare il nuoto per dedicarsi soltanto al basket, fu lui a sostituire il mitico professor Emilio Fassi, quello che per insultarti ti ordinava di bere cicuta, all’ISEF. Aveva soltanto amici e non tutti nel “Canaglia club”, era una bella persona e lasciarlo andare così, come ha detto il Pedrazzi, crea un vuoto, ma, per fortuna facciamo ancora tutti parte del romanico ambrosiano, quello dove ricordare non è un peccato bensì un pregio come dicevano i Monument Men. Benedetto sia Arturo Kenney che da New York celebra il suo speciale Sant’Ambrogio andando a pesca con amici milanesi, si ricorda della fiera agli Oh bej oh bej, mette in circolo una festa simmenthaliana nella “casa” civica del sindaco Aniasi dove Bogoncelli e Rubini sembrano più divertiti dei rigidissimi Gamba, il dutur Cattaneo, Cerioni, Bariviera, il grande Basilio, mentre Arturo e Iellini pensano a come far spaventare Masini che soffre il solletico di Pino Brumatti.

Gente del neobasket telestellare, vi sembra che il vostro mondo abbia creato questo tipo di famiglie? Leggetevi l’intervista di Aldo Ossola al Curierun sulla Ignis degli amici per sempre, chiedete a Bologna se sulla ruota di San Luca dove girano tanti americani e molti dirigenti c’è qualcuno che si ricorderà di loro come un Danilovic, un Ginobili, un Van Breda Kolff, si ricorderà della “famiglia” di Gigi e Paola Porelli che per i giocatori non volevano soltanto lavoro, fatica, rispetto dei contratti e delle leggi, ma una qualità della vita che rendesse più semplice quelle stagioni di gloria e gioiosa fatica. Ci sono in giro mercenari spocchiosi, scadenti, pretenziosi, che certo non imparano a vivere e stare insieme da questi giocatori in cuffia e chiusi in clan di furbizia, dirigenti così poco ispirati e, soprattutto, convinti di essere il nuovo che avanza mentre si indietreggia ancora in palazzi fatiscenti, senza regole, dove è impossibile quasi stare in piedi, lavorare per chi deve farlo. Sarà anche tutto affascinante, ma dove ti giri vedi una crepa e siamo contenti che Buscaglia e Longhi siano riusciti a tenere Trento ancora nella nuvola della quasi felicità, anche se pure loro avranno presto il suono stonato delle campane che stanno facendo andare in pezzi il castello di Sassari.

Qui, se dici quello che pensi, senza pensare alle rappresaglie dei clan, alle facce truci, diventi subito una minaccia e per le giovani generazioni il ricatto consenso-pubblicità è una garrota che sopportano bene perché li hanno educati così. In passato certa gente dalle braghe onte avrebbe fatto più fatica. Non perché i Don Rodrigo di allora fossero meno feroci e, spesso, anche invadenti, ma soltanto perché esisteva un muro a dividere l’ufficio marketing e marchette da quello dove i direttori e capi redattori difendevano l’autonomia e, quasi sempre, la qualità. Adesso sembra facile avere tutto e subito. Per questo si stanno irritando tanto, quelli sotto schiaffo, perché la verità fa molto spesso troppo male.

Milano ha un gruppo dove le sintonie sembrano difficili da trovare: ehi, guarda, senza Gentile giocano meglio. Ma dai, senza capitan Fracassa sono quelli masticati dall’Olympiakos a pezzi. Non hai visto cosa hanno fatto nel primo quarto a Reggio Emilia senza O capitano che ha recuperato allenandosi con il padre Nando sempre presente? Certo che li abbiamo visti. Dovendo chiarire tutto in fretta, qualche valigia l’avremmo già riempita spedendo a casa sua chi non capisce, non capirà mai. C’è stato un errore di fondo nella costruzione, vedremo se ci sarà il tempo per essere i meno peggio in un campionato dove gli avversari hanno tutti, chi più, chi meno, il loro piccolo scheletro nell’armadio che si fa vivo a settimane alterne come hanno scoperto a Venezia che ha messo insieme troppe individualità, senza passione per la squadra e la difesa, e ogni tanto scoprono di avere falle a prua e a poppa.

Certo che la verità dovrebbe far male a Stefano Sardara, perché si sarà reso conto che neppure Marco Calvani, uno bravo, serio, capace di lavorare, può stare in sella a questi pony da basket che erano sbagliati quando sono stati messi sotto contratto. Ora Sardara fa sapere che dopo aver sentito tante rane dalla bocca larga, più o meno lo stesso numero che gli sussurrava di mandare fra gli ulivi Sacchetti, a fine stagione se ne andrà. Peccato. Ma non ci consideri troppo ingenui. Sanno tutti che sostenere questa Dinamo campione è molto faticoso, costa tanto e le risorse, anche in casa, non sono più quelle di prima, una erosione tipo quella senese anche se tutta diversa. Molto più facile essere brillanti con un re tipo Armani alle spalle. Così come sappiamo tutti che sganciandosi dalla bella creatura che lui, Pasquini e Sacchetti hanno portato all’anno meravigliao, dopo stagioni supende, avrà strada più libera se davvero la Lega cambierà maresciallo. Sardara è uomo che sa creare, lo ha dimostrato. Libero dal legame affettivo potrebbe anche piacere a quasi tutti. Più del Toto Bulgheroni? Be’, ve li vedete i capoccia di oggi, comandati da Milano, mettersi ad un tavolo per ascoltare uno che sa di sport, di basket, un dirigente di qualità, uno che ha tutte le qualità? No. Certo Sardara lo conoscono meglio, ha fatto la strada insieme a loro e sappiamo cosa temono di più quelli di oggi trovati spesso di notte mentre cancellavano le tracce del passato, escludendo più che includendo, tanto per evitare paragoni e, secondo loro, contaminazioni.

Tornando a Sardara e al suo messaggio, ci confonde il finale: “Lascerò a chi sarà più disponibile a fare solo scelte di cuore e non di ragione”. Ammetterà che ci confonde perché il contratto pluriennale con Meo Sacchetti lo ha fatto lui: era solo ragione e niente cuore? Lui ha cacciato l’allenatore che aveva vinto tutto. Era solo ragione e niente cuore? Non è che la Sassari meravigliosa ed amata da tutti abbia costruito anche un castello, una sua università del basket. Ha scelto bene per tanti anni, fidelizzato gli italiani che per primi hanno accettato la scommessa, ma poi dietro cosa ci sarebbe di così razionale oltre il fisiologico cambio di stranieri perché contro certi concorrenti non è possibile combattere? Certo che fa bene ad essere indignato con gli stessi che ieri neppure sapevano cosa fosse il basket, con i saltimbanchi che salgono e scendono dal carro dei vincitori, ma su questa cosa del cuore e e della ragione ci lascia davvero perplessi, perché se dovesse diventare presidente di Lega preferiremmo uno di cuore ad uno solamente raziocinante.

Domandandosi cosa penserà Ettore Messina del Bargnani sparito a Brooklin, del Polonara visto negli ultimi tempi, dell’Awudu Abass che avrebbe tutti i diritti di un superprovino azzurro, come il Baldi Rossi di Trento, andiamo sulle pagelle nella settimana che decide la permanenza di Milano in eurolega: in questa, ovviamente. In futuro ci sarà comunque nel sistema Uleb e dovrebbe starci pure in quello Fiba come squadrta campione del suo Paese che, spesso, non sembra quello nostro e degli altri. Va a trovare la coppia Mrsic-Pozzecco, va a casa di Repesa nel centro Cedevita, ha bisogno di vincere e con più di 10 punti. È tornato Gentile, si è rivisto Macvan. Sperare è giusto, anche con gli uomini sbagliati che forse sono anche peggio avendo ascoltato gli spifferi e gli sbuffatori carissimi nella nobilcasa.

10 A Nic MELLI per dare ragione al viperignu del Carlino che ha accusato giustasmente tutti di aver passato quasi sotto silenzio il fatto che Melidoro è stato scelto come MVP di eurolega nella settimana scorsa. Certo che a Milano lo obbligavano a stare nella cesta, così in Nazionale. Soffriva questa smania di acquistare sempre qualcuno nel suo ruolo. Insomma è stato trattato male, senza lungimiranza e ora a Bamberg, con von Trinchieri, sembra più libero e anche più bello tecnicamente. Siamo contenti che sia uscito dal bozzolo e ora mostri ai viandanti tedeschi la sua seta.

9 A Romeo SACCHETTI che nella sua intervista a “Dai e Vai”(carissimi ravioli, l’esclusiva da vantare sarebbe quella impossibile e non quella plausibile, logica per chi ne ha i mezzi) ha fatto capire perché sarà sempre una persona di qualità, un uomo in gamba, un allenatore speciale. Nessun vittimismo, niente veleno. Soltanto la triste presa di coscienza sulla vita reale dell’allenatore che, comunque, come dice lui, è la cosa più bella per chi ama uno sport, dopo quella del giocatore. Certo capita spesso di avere a che fare con chi giocatore e allenatore non lo è mai stato.

8 A DIANA e PERDICHIZZI che guideranno le selezioni di A2 nella partita delle “ stelle”, premio per due tecnici che stanno facendo benissimo a Brescia e Scafati. Peccato che Valenti e il motore organizzativo di un campionato che va benissimo non abbiano pensato ad ingaggiare pure per la loro festa Peterson e Bianchini.

7 Ad Ario COSTA che sarà in consiglio federale al posto dell’ingegner Cremascoli, per aver portato a Pesaro il figlio di Darren DAYE, ma adesso gli diciamo chiaramente che tutti questi “successi” non saranno ricordati se ci sarà una retrocessione. Certo fare nozze con fichi secchi non è facile e lui è Wimbledon, non il mago Houdini.

6 Al MCGEE di Cremona che illumina il primo posto straordinario della Vanoli, la vera rivelazione dell’anno, forse anche più di Pistoia, perché avrebbe anche potuto avere 18 punti e guardare gli altri dall’alto. Per mangiarsi il torroncino di Bologna nessuna fatica, il bello viene adesso perché nel lunedì televisivo andrà al Pianella e la Cantù vista a Venezia deve fare davvero paura.

5 Ad ARCERI (direttore responsabile), PUNGETTI (vice e coordinatore), GALANDA (direttore editoriale) se non troveranno presto i soldi per far diventare Basket Magazine un settimanale, bello come il loro mensile, giornale quasi vero adesso che ci hanno abituato ai depliant pubblicitari, in un mondo basket confuso da ”successi “ televisivi soltanto perché la nuova scuola sembra (ma sarà vero?) imporre a chi commenta di fare il piazzista per un prodotto per la verità già venduto.

4 Alla VIRTUS Bologna che deve davvero credere tanto in Allan RAY se ha deciso di navigare nelle acque della bassa classifica aspettando che rientri dopo l’operazione. Ogni sconfitta viene giustificata con l’assenza di questo fantasioso attaccante. Sarà anche vero, ma ci si aspetterebbero progressi dagli altri e non la ricerca di questa scusa che sa di nebbia.

3 Ad ABASS ed HESLIP perché la loro partitona per affondare Venezia è l’esatto opposto della partitaccia giocata contro Milano. I casi sono due: o la difesa dell’Emporio è davvero tremenda, in eurolega non la pensano così, o quella della Reyer è un colabrodo inaggiustabile. Nel referendum prevale la seconda ipotesi.

2 A DE NICOLAO perché adesso, dopo la bella prestazione che ha deciso la sfida contro l’Emporio, farà azzuffare, ancora una volta, quelli convinti che senza Gentile, a Reggio, come a Milano, si possa giocare meglio, e i più equilibrati convinti che certe rose non fanno primavera. De Nicolao ha sbagliato tante volte e non può dire che ha fatto il massimo perchè sentiva finalmente fiducia. A Verona l’aveva e la favorita non è stata promossa. Tutta colpa sua? No, ma era il pilota.

1 Ad Attilio CAJA che soltanto per gelosia di Mancini e della sua Inter ha deciso che pure la sua Rometta del basket deve far parlare: 5 vittorie di fila, l’ultima contro Siena. Non doveva mai retrocedersi. Speriamo che lo abbia fatto dopo aver avuto garanzie su un progetto serio di tutta la Roma cestistica: soltanto la grande alleanza ci ridarà la grande squadra, in una grande città.

0 Al GUFO televisivo che ci chiama soltanto per prendere in giro porchè ha scoperto che anche due partitoni come Sassari-Trento, a mezzogiorno, e Reggio Emilia-Milano, alla sera, non hanno retto il confronto con l’ibrido calcio notturno di Carpi-Milan e quello più appassionante nel fuoco di Bologna-Napoli. Non chiamate noi, chiedete là dove si decide. Un masochistico scontro sapendo di fare figure barbine: centinaia contro migliaia. Preoccuparsi? No, ma certo non è facile sfuggire al mondo calciocentrico che gioca quasi tutti i giorni.

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