La valle dell’Oden

19 Novembre 2010 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Le orme di Sam Bowie, la credibilità di Nancy Lieberman, l’anno degli Spurs e un grazie da Oscar.

1. Un’altra stagione persa per Greg Oden, la cui storia andrebbe subito spedita a chi (come noi, quindi autodenuncia) vorrebbe trattenere per quattro anni al college i più grandi talenti del pianeta per goderseli in un contesto almeno nella nostra fantasia più vicino allo spirito del gioco. La prima scelta assoluta del 2007 dopo l’anno a Ohio State sarà infatti operata al ginocchio sinistro, nella Vail ben conosciuta anche da tanti calciatori italiani. Dopo l’unico anno universitario Oden aveva perso quello NBA da rookie per un intervento al ginocchio destro, poi aveva fatto discretamente nel secondo ed aveva iniziato molto bene il terzo: meglio come rimbalzista (rapportando le statistiche a tre quarti di impiego, quasi 13 a partita) che come attaccante, con una esplosività limitata da quello che aveva passato e movimenti offensivi grezzi ma non peggiori di quelli di un Dwight Howard. Poi a dicembre 2009 il nuovo stop, per un problema alla rotula. E adesso questa nuova mazzata, che in casa Blazers rende ancora più scontato il paragone con Sam Bowie, con Durant (scelto al 2) nelle vesti di Jordan (scelto al 3 dopo Olajuwon e, appunto Bowie). Più ottimista quello con Bill Walton, prima scelta del 1974 che ebbe due stagioni devastate da infortuni prima di trascinare la squadra al titolo 1976-77 e farsi male di nuovo nella stagione successiva. Tornando a Oden, il mese scorso i Blazers gli avevano comunicato l’intenzione di non prolungargli il contratto dopo il quadriennio iniziale. Il secondo caso del genere per una prima scelta assoluta, dopo quello di Kwame Brown.

2. Chi si ricorda di Nancy Lieberman? Praticamente tutti, fra i quarantenni con un minimo interesse per il basket. Da giocatrice, una delle più grandi di sempre, era la diciottenne che nel 1976 dalla high school fu chiamata nella squadra olimpica americana per Montreal (argento) e la ‘Lady Magic’ che al college (Old Dominion) battè una miriade di record prima che l’assurdo boicottaggio dei Giochi di Mosca (erano i tempi in cui i comunisti facevano più paura dei musulmani) le rubasse un oro quasi sicuro. Le brevi dei quotidiani europei se le guadagnò comunque come prima donna a giocare in una lega maschile, la defunta USBL, oltre che come nome di richiamo dei Washington Generals: sì, proprio la squadra vittima quasi fissa degli Harlem Globetrotters. Poi allenatrice WNBA, dirigente, commentatrice, eccetera. E allora? Allora l’altra sera ha debuttato come allenatore dei Texas Legends, la squadra della NBDL di stanza a Frisco (nome sia texano che texiano, come i devoti di Bonelli sanno): debutto perdente, contro i Rio Grande Valley Vipers. E’ così diventata la prima donna a guidare una squadra professionistica maschile vera, perchè la lega di sviluppo sarà anche in mano alle guardie mangiapalloni ma è comunque affiliata alla NBA e tenuta in grande conto dalla stessa. E’ stato senza dubbio un colpo alla Gaucci-Morace, non a caso i Legends sono affiliati ai Mavs di Mark Cuban, ma è anche vero che nessuna donna ha la sua credibilità in un mondo così maschilista e machista.

3. Siamo amanti delle squadre allenate, per questo parleremo degli Spurs non a proposito della separazione di Tony Parker da Eva Longoria (piuttosto ci ha colpito il video della signora, alla persentazione degli EMA di Mtv) ma perchè grazie al lisergico League Pass (e in un caso a Sportitalia, domenica scorsa contro i Thunder) è la squadra di cui abbiamo visto quasi tutte le partite giocate. Mentre scriviamo il record è un clamoroso 9-1, ancora più importante perché ottenuto risparmiando forze e Tim Duncan (che comunque 30 minuti a partita li gioca, quasi 10 più di DeJuan Blair). Non ammorbiamo con statistiche che si possono trovare su ogni sito (diciamo solo che sono il secondo attacco della lega con 108 e rotti punti a partita) e facciamo la tara al calendario che ha regalato Sixers, Pacers e due volte i Clippers, ma anche squadre ambiziose come Thunder, Bulls e Hornets (unica sconfitta, scialbo Belinelli). Sintetizzando al massimo, questo doveva essere l’anno della riscossa di Richard Jefferson, intelligente nel rinunciare a 15 milioni di dollari per questa stagione in cambio di 9 e qualcosa per ognuna delle prossime fino al 2014: sta facendo meglio dell’anno scorso, più che altro come spirito di iniziativa, ma il simil Doctor J dei primi anni ai Nets non tornerà più. Degli investimenti estivi giudicabile solo James Anderson, guardia tiratrice scelto (bene) alla ventesima chiamata del draft, mentre Tiago Splitter è ancora in fase di riconversione (ovvero: quando essere dominante in Europa può non contare) e l’ex Benetton Gary Neal si è visto troppo poco. I volti straconosciuti sono sempre loro: Parker è il miglior Parker di sempre come playmaking ma ha perso (e preso) qualche colpo in penetrazione, Ginobili ha molto più del solito al palla in mano, Duncan è più fresco dell’anno scorso mentre Bonner è un grande specialista che sa vivere anche serate di gloria. Pur ammirando l’intensità di Blair e la serietà di McDyess, l’uomo chiave fra le seconde linee sarà secondo noi George Hill: il miglior difensore in senso atletico della squadra, la guardia che essendo quasi l’opposto di Parker permette di cambiare le partite ma che in coppia con il francese può tranquillamente giocare. Conclusione, dopo le impressioni di un mese? A Ovest sulla carta arrivare secondi invece che ottavi è questione di dettagli, ma come secondi i Mavericks nella versione Tyson Chandler sembrano meglio. Rimane il fatto che gli Spurs dopo i quattro titoli non hanno scelto anni di sbracamento alla ricerca del grande colpo (a seconda di cosa si voglia dimostrare, Celtics 2007 o Knicks recenti) ma hanno proseguito per la loro strada rispettando il presente.

4. Rispondiamo pubblicamente, autorizzati da Oscar Eleni, a molte mail private riguardanti la sua assenza da Indiscreto ma anche dalle altre testate su cui scrive. Situazioni di salute (in italiano si dice ‘operazione chirurgica a causa di un tumore’, come del resto lui stesso ha scritto), in via di risoluzione, ce lo riporteranno forse già settimana prossima. Però grazie, da parte sua e nostra, per l’affetto.
  
Stefano Olivari

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