La Roma di Garcia e il solito alibi delle radio

25 Agosto 2015 di Stefano Olivari

Fra i luoghi comuni calcistici uno dei più amati dai media è quello secondo cui alla Roma sarebbe difficile vincere per colpa dell’ambiente. Si vede che è più facile giocare nella Juventus o a Milano, dove il secondo posto è un crimine, o in realtà di provincia dove oltre a non pagarti ti aspettano sotto casa al primo calo di rendimento. È bastato il pareggio di Verona per tirare fuori il vecchio alibi, dando ovviamente la colpa alle onnipresenti radio della capitale: ce li vediamo Dzeko e Salah turbati per le telefonate a Radio Centro Sport o a Radio Incontro… Sono discorsi che forse valevano quando la Roma era una squadra con giocatori quasi tutti italiani e che soprattutto non erano e non si sentivano di passaggio, ma adesso suonano soltanto come alibi per una realtà che ha puntato tutto sul presente per avvicinarsi alla Juventus, sacrificando il futuro (Romagnoli) e il passato (Totti). Parzialmente collegato ai media è il problema Garcia, al terzo anno in giallorosso, utile alla causa fino a quando è stato un alieno alla Capello (a proposito, lui potrebbe dire qualcosa anche sulla potenza delle radio di Madrid) ma dannoso quando si è calato troppo nella parte dell’animale da conferenza stampa, una specie di Mourinho minore, senza entrare in un privato che poi è stra-pubblico per opera dei diretti interessati. Continua sul Guerin Sportivo.

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