La seconda giovinezza di Ranieri

11 Novembre 2015 di Indiscreto

Claudio Ranieri è senza dubbio la rivelazione della Premier League di quest’anno, non è una provocazione per i suoi tanti antipatizzanti (mai capito perché) su Indiscreto ma una realtà. Il 2-1 rifilato al Watford sabato ha infatti portato il Leicester City al vertice della classifica, anche se solo per poche ore, e nonostante in seguito al pareggio di domenica tra Manchester City e Arsenal le ‘Volpi’ siano tornate in terza posizione la settima vittoria stagionale resta un traguardo di tutto rispetto, pur con tutto il male che si può dire della sopravvalutata Premier League.

La chiave del successo? Spirito inglese e tattica italiana è uno slogan, ma non tanto lontano dal vero. Ranieri infatti ha avuto il merito di prendere una squadra che nella scorsa stagione si è salvata solo in extremis e di rivoluzionarla, cambiando il sistema di gioco e facendo leva sullo spirito di rivalsa. “Sarebbe veramente una favola se a fine stagione fossimo ancora lì in alto” – ha raccontato il tecnico di Testaccio ai microfoni di ‘Radio Anch’io Sport’ su RadioUno. Effettivamente anche solo portare il Leicester City alla sua prima qualificazione in Champions League sarebbe un grande successo, per il club ma anche per lui che i grandi trofei li ha solo sfiorati.

Del Ranieri allenatore possiamo dire che ha quasi sempre fatto bene: la doppia promozione con il Cagliari, la Coppa Italia alla Fiorentina, la Copa del Rey e la Supercoppa Uefa col Valencia; per non parlare dei secondi posti con Roma, Monaco e Chelsea, squadra che è riuscito a portare in semifinale di Champions League prima che arrivassero i milioni di Abramovich, gettando tra l’altro le basi del futuro successo di Mourinho. Non è però mai riuscito a trovare però il guizzo giusto, il colpo di genio per andare oltre l’ultimo ostacolo. Diciamo anche che spesso è arrivato in grandi realtà un anno troppo presto o troppo tardi rispetto al giusto allineamento dei pianeti. Ed è forse questo che i suoi antipatizzanti gli imputano, la mancanza dell’aura del vincente. Un grande trofeo non avrebbe certo potuto conquistarlo con una Juventus appena risalita dalla Serie B, che in fase di mercato gli regalò Tiago, Andrade e Almiron e che lui condusse comunque a un terzo posto con qualificazione alla Champions (non la pensiamo così da oggi). Men che meno con l’Inter, rilevando da Gasperini una squadra spompata e ormai senza più stimoli dopo il primo ciclo di Mancini, quello di Mourinho e l’annata di Leonardo.

Tante emozionanti battaglie combattute con ardore, a volte contro tutto e tutti, ma perse proprio all’ultimo: questa fino ad ora è stata la carriera di Claudio Ranieri. Al quale si imputa anche la troppa educazione, concetto sentito con le nostre orecchie da un grande editorialista. Chissà cosa avrà pensato quando a luglio di quest’anno, all’età di 63 anni e dopo 8 mesi di inattività, è stato chiamato a guidare il modesto Leicester: prepensionamento o ennesima sfida impossibile? Per il momento i risultati parlano chiaro: 25 punti in 12 giornate; e questo grazie anche alle eccellenti prestazioni di Jamie Vardy, andato a segno su rigore anche nell’ultimo match, per la nona partita consecutiva. Il ventottenne bomber ‘proletario’, originario di Sheffield, con 12 reti è capocannoniere e se dovesse segnare anche nel prossimo match eguaglierebbe il record attualmente detenuto da Ruud Van Nistelrooy.

Con un passato nell’ottava divisione del campionato inglese presso lo Stockbridge Park Steels e solo un anno di esperienza al vertice, alcuni hanno definito un azzardo caricare sulle sue spalle tutto il peso dell’attacco di una squadra. Il percorso di Vardy è decisamente lontano dalla mondanità che caratterizza la vita di molti grandi campioni del calcio, circondati da auto di lusso e spesso presenti nei santuari del jet-set internazionale. Gli aneddoti rivelano, anzi, un esordio nel mondo del pallone segnato da sacrifici e delusioni, a partire dalla bocciatura al primo provino che sostenne, a causa della sua bassa statura; Vardy stesso racconta poi che, quando ricevette la sua prima busta paga di 30 sterline fece addirittura i salti di gioia, non immaginando quello che il futuro gli avrebbe riservato, ricordando con un sorriso anche le prime partite in forza allo Stockbridge, disputate con il braccialetto elettronico, a seguito di una condanna per rissa in un pub in cui si era immischiato per difendere un amico disabile.

Grazie all’ottimo momento di Vardy e dopo un esordio in panchina segnato dal malcontento della tifoseria per la scelta di un tecnico straniero, Ranieri sta quindi cominciando a raccogliere i primi frutti del suo lavoro, con tutta l’Inghilterra che guarda ai risultati del Leicester City come a un piccolo miracolo; questo anche in considerazione delle limitate risorse a disposizione del club, che con 99 milioni di euro di fatturato (merito principalmente della ripartizione dei diritti tivù) riesce a non sfigurare nella stessa realtà del Manchester United (515). E quindi? Anche adesso che sta compiendo questa impresa, ci sembra che non si vada molto al di là del ‘Ranieri brava persona’.

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