La scuola dell’Enotria

14 Settembre 2011 di Oscar Eleni

di Oscar Eleni
La seconda volta di Scariolo, la nobiltà di Nowitzki, le incazzature di Pianigiani, le testate di Michelini, una chance olimpica in più, la base per Belov, Geppi Cucciari in Nazionale e le origini di Mangia. Voti a Ivkovic, McCalebb, Pau Gasol e Zancanella.

Oscar Eleni dal Balcon de la Rioja, guardando la valle dell’Ebro, sperando nelle indulgenze che una volta chiedevano i pellegrini alla ricerca di scorciatoie sul cammino di Santiago, fingendo di essere interessato alla provincia di Avala, alla sua capitale Vitoria, alla banda che segue le partite di una grande squadra di baloncesto che in Italia era conosciuta come Tau. Spagna, terra dell’Heuskal Herria, paese basco per motivi molto semplici. Quando andavamo a Vitoria si pensava soltanto al basket, mentre intorno c’era un polmone verde da far invidia ai tedeschi, c’era la statua della Virgen Blanca, la Madonna della Neve, c’erano tante cose da vedere e noi, ciuchi, seduti in albergo a a bere sidro. Vi diciamo subito che è una scelta speculativa perché quando siamo in astinenza e cerchiamo il grande peccato allora guardiamo il ciclismo e i suoi Giri: conosci la Francia con il Tour, scopri la Spagna con la Vuelta. Perché la Spagna? Beh almeno puoi leggerti su Marca come sono fatte le città della Lituania che ospitano l’Europeo, cosa mangiano, come vivono e non soltanto statistiche, non sempre discorsi sulla logica del gioco che si possono fare benissimo anche seduti davanti alla televisione, persino la RAI che questa volta ci sta servendo bene con due voci che meritano di essere ascoltate. Inoltre siamo quasi convinti che don Sergio possa rivincere l’Europeo, anche se niente sta scritto in questa formula ingannatrice che ha rimandato a casa dopo la seconda fase Germania e Turchia certo più forti delle tre che nell’altro girone hanno accompagnato la Russia alla terza griglia. La FIBA pensa in grande, Baumann vuole il basket anche sull’Himalaya, figurarsi se si preoccupa di creare gironi così sbilanciati per sorteggio.Peggio per chi non ha santi in questo inferno, pazienza per chi ha giocatori scadenti e pensa di essere invece ad altissimo livello. No, state calmi, non parliamo soltanto dell’Italia che era tapina e cacina alla nascita anche se qualcuno la vedeva ricca e bella, pensate ai turchi che hanno davvero una squadra di omoni come quelli che piacevano a Wellington quando sconfisse nei dintorni di Vitoria l’armata francese quasi 200 anni fa (1813).
Siamo amareggiati per come è stato liquidato Wunder Dirk Nowitzki che ha davvero nobilitato l’Europeo con Kaman, l’americano che ha urlato al padre incredulo di sentirsi tedesco, possibile che fra gli italo americani non ci sia uno capace di fare il regista o il pivot?, con molti dei ragazzi che Bauermann porterà al Bayern Monaco un fiore nuovo nel basket europeo voluto da un grande calciatore come Uli Hoeness, una realtà che presto interesserà l’Eurolega affamata di grandi arene senza vincoli. Nowitzki e il suo modo di stare in campo e fuori, in mezzo alla gente. C’è tanto da imparare quando incontri campioni veri, molto meno quando sbatti su quelli finti che hanno anche parenti dalla bocca larga e senza una visione in prospettiva come sembra avere sempre la nostra Lega ligata, la nostra Federazione dove si parla con competenza di cose che non c’entrano nulla con questa crisi tecnica epocale, già prevista da Tiresia Recalcati quando ancora era incerto se diventare presidente. Dirk chiude con la Nazionale perché non potrà fare le Olimpiadi e adesso è anche avanti con gli anni e deve dedicarsi tutto al suo lavoro con Dallas, alla sua vita con vulcano Cuban. Ci ha dato tantissimo. Gli dobbiamo gratitudine soprattutto per aver chiuso la bocca a quelli di Miami e al basket dei Bryant. L’ultimo atto contro gli undicimila di Vilnius, il furore di Kaukenas e Jasikevicius, il nuovo talento di Valanciunas che andrà a Toronto non certo per stare a guardare Bargnani, è stato stupendo: non aveva più gambe, sapeva che l’impresa era impossibile, ha dato il massimo e a lui Pianigiani certo non avrebbe potuto urlare “che cazzo avete dentro” come il nostro principe della lupa ha fatto con quei brandelli d’Italia che gli erano restati fra le dita.
Certo il Simone mille incazzature per mancati omaggi al suo genio cestistico non si aspettava tante critiche, gli hanno persino rinfacciato di aver dato zero minuti a Renzi, per la verità noi lo abbiamo visto per un attimo, ma forse ci sbagliamo, che certo meritava il campo come tante altre comparse azzurre, ma di sicuro non era pronto a livello fisico per questo piano di cure europee. Badate che non è una difesa di Pianigiani. Lui si difende con le vittorie, ci sembrano tante e molto importanti, ma un minimo di reazione all’onda che sta arrivando dal Pianeta dove Enrico Campana è tornato a fare fuoco e fiamme, ridandoci il gusto per l’incazzatura perché troppe volte sappiamo dove andrà a parare. Purtroppo dice spesso anche cose giuste e, soprattutto, fa parlare la gente giusta che sembra non interessare ai giornali cosiddetti sportivi, fogli da orgasmo collettivo dove non si spiega mai perché certe cose avvengono sul campo e anche fuori, dove si fa finta che la cultura sportiva sia un male da sacrificare alle pagine della tuttologia sincopata, delle lettere, dove i risultati e certe belle storie vengono relegate nelle brevi, nascoste per bene dietro la domanda del giorno: Sarà vero che il sole sorge sempre ad ore diverse?
Ci scusiamo con Boscia Tanjevic per non essergli stati vicini quando malediva questa malattia che lo ha escluso dal campo di battaglia. Lui è pronto a tornare, lui sa benissimo che, come i grandi Manolete della storia, gli esapada della gloria, deve essere un toro nell’arena a dirgli di passare ad altri paradisi. Non abbiamo trovato sulle corrispondenze dalla Lituania interviste più interessanti di quelle del livornese Marmugi e analisi tecniche più lucide di quelle del satanasso Michelini che qualcuno considera fuori gioco nella prossima stagione RAI per aver dato testate a chi si meritava calci nei coglioni. Purtroppo è un suo vizio e per questo ha perso anche buoni posti di lavoro, ma questa volta sarebbe davvero iniquo, anche se alle iniquità siamo abituati.
Non abbiamo parole per aver preferito Vitoria a Rimini, al mondiale giovanile di tre contro tre che ha portato le squdre italiane all’argento femminile, dietro la solita Spagna, e al bronzo maschile nel torneo vinto dalla Nuova Zelanda rimasta fuori dalle Olimpiadi perché meno forte dell’Australia, perché i Tall Black erano a pezzi. Certo sarebbe stato interessante vedere tutto quel fermento, ma eravamo in crisi dopo Siauliai, non volevamo più vedere niente di azzurro, soltanto il cielo basco. Peccato non poter contestare nonno Peterson che in certi momenti ci faceva tornare in mente le sue giornate gloriose quando aveva fatto innamorare le nostre zie e i ragazzi del muretto e della maglietta bagnata con le cronache romanzate sulla lotta senza esclusione di polpi, sì, sì polpi non colpi come direbbero in farmacia dove ancora si stupiscono di non aver mai visto una ferita su quei volti truci. Voi direte che guardando certe ballerine del calcio che stramazzano, che si toccano il viso se hanno preso una botta al fianco, non è strano che non ci sia mai sangue, ma per noi era bello lo stesso e deve essere stato così anche a Rimini dove i ragazzi hanno avuto in visita pastorale monsignor Myers, il cardinale Meneghin e tanti altri prelati della Sacra Rota cestistica, quelli che dovrebbero dichiarare nulli per impotenza i matrimoni senza
amore. Comunque a chi vorrebbe il tre contro tre in arena olimpica diciamo di restare a Rimini fra i russi e le loro baiadere.
Siamo felici che abbia fatto ritorno al basket Romano Piccolo che a Caserta era il verbo, che nella sua vita da combattente ha scoperto il bello dell’arte molto prima del figlio scrittore, che aveva creato una base per sostenere Sergei Belov di cui, purtroppo, abbiamo perso le tracce anche se in molti ci chiedono di rintracciarlo.
Abbiamo avuto da SportWeek due notizie che dovete interpretare voi spiegandoci quale vi sembra buona e quale cattiva: la effervescente e geniale Maria Giuseppina Geppi Cuccari, cuore sardo, fantasia al potere, ci ha raccontato dei suoi trascorsi come giocatrice di basket e se fossimo in quelli che dirigono la terremmo presente, ma poi lei stessa ci ha detto di giocare , ogni tanto, nella nazionale artisti dove, presumiamo, c’è pure il Bagatta pregiato dalle comparsate che fecero tanto ridere a San Antonio, dove l’allenatore è Flavio Tranquillo. Quale è la notizia buona?
Questa volta solo pagelle europee per espiare una mancata presenza all’ottavo trofeo Davide Eleni, sui campi dell’Enotria, la società che era la sua vita, la sua immagine. Avremmo dolvuto esserci perché da domenica dell’Enotria sanno tutto in tanti visto che Mangia, l’allenatore esordiente del Palermo vincitore come Wellington sul Gasperini napoleonico, ha cominciato la sua vita come tecnico proprio nella società diretta ormai da molti anni dall’avvocato Mezzena e sostenuta dalla Bracco.  
10 A NOWITZKI e se avette letto sopra sapete perché.
9 Al santone IVKOVIC che giustamente temeva l’utero dei suoi cerbiatti, ma che una volta in cabina di comando ha dato a tutti la sua energia di quasi settantenne che ha una sola debolezza: perdona spesso i Teodosic del sistema, geni sregolati, non accetta il capello bianco, ma qui è in compagnia di tanti allenatori mai anziani.
8 A Bo MC CALEBB anche se siamo irritati che abbia trovato un passaporto macedone piuttosto che una carta d’identità italiana.
7 A Pau GASOL che sembra così lontano dal bamboccione dei primi tempi. Speriamo che sia così anche per Bargnani, ma ne dubitiamo.
6 Al pubblico delle arene LITUANE che ha dato sempre calore all’Europeo, a parte le vuvuzelas non ancora ritirate.  
5 A ZANCANELLA se non troverà una regola, nel paese senza regole, per tenere sul campo FACCHINI. Ci mancherebbe davvero un tipo da Mezzogiorno di fuoco come il nostro Cooper dalle mille facce.
4 Alla FIBA che sapeva di avere gironi porcata e non ha fatto nulla per evitarlo.
3 Alla GRECIA multata per il tentativo goffo di un suo rappresentante, dirigente, tifoso, di ammorbidire gli arbitri prima della partita con la Macedonia. Ma dai.  
2 Alla FEDERBASKET che non si è ancora mossa per questa emergenza da terzomondismo cestistico.  
1 Alla LEGA se non avrà almeno due buone idee per lo sviluppo entro la presentazione nel giorno della Supercoppa.  
0 A NOI che ancora ci illudiamo che si possa mettere intorno ad un tavolo la gente giusta per battere l’epidemia da cuffiette, tatuaggi, dal minimo tempo speso nella palestra senza acqua calda.

Oscar Eleni 
(12 settembre 2011)

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