La partita, il film

3 Ottobre 2021 di Stefano Olivari

Fra i film sul calcio guardabili, e non sono tanti, possiamo inserire La partita, appena visto su Netflix. L’opera di Francesco Carnesecchi, uscita nel 2020, ha molti difetti del cinema italiano fatto in economia ma fra questi non c’è la solita recitazione in romanesco: nel senso che si parla sì in romanesco ma il film è davvero ambientato nella periferia romana e la parlata di Francesco Pannofino, nel ruolo dell’allenatore di una squadra di Allievi, e degli altri è quindi credibile.

Fra i difetti citeremmo invece la recitazione caricata (insopportabile quella del presidente, attore Alberto Di Stasio), le cucine squallide, le ridicole scene di azione e/o in esterna. Ma ci sono anche molti pregi, primo fra tutti un’idea di base forte che tiene incollati allo schermo fino alla fine.

L’idea è la seguente: il calcio di periferia, con gente anche brava ma senza speranza (difficilissimo che Antonio, il talento della squadra, a 17 anni entri in un grande settore giovanile), non idealizzato in maniera romantica ma visto come riproposizione in piccolo delle storture calcio che conta, quel calcio che durante la partita della squadra di Pannofino-Claudio alcuni ascoltano alla radio: la partita è Lazio-Inter del 5 maggio 2002, fra l’altro.

Il pubblico della partita non è meno becero di quello della Serie A, anzi la vicinanza ai protagonisti lo rende anche peggiore. E i giocatori non sono più ‘sportivi’, qualsiasi cosa voglia dire, ma soltanto più poveri e con meno prospettive.

Senza spoilerare, perché qualche colpo di scena c’è, per una vicenda di scommesse (inventata peraltro male, proprio per una questione di cifre) all’allenatore e ad Antonio viene chiesto di non vincere la partita decisiva della stagione. E da lì la questione etica si mescola con la tristezza di vite dedicate ad un calcio senza valori e senza futuro, in cui nessuno sa spiegare perché la terra debba essere più nobile e ‘vera’ dell’erba sintetica.

Ben delineati certi veleni familiari e geniali alcune parti, come il salto temporale all’inizio e alla fine ma soprattutto i programmi del nuovo presidente per far vivere lo stadio di proprietà tutta la settimana e attirare le mitiche famiglie. La partita non è quindi un capolavoro ma per gli standard italiani è un film riuscito, sgradevole perché parla di fallimenti che comprendiamo fin troppo bene.

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