La mossa studiata da Aragones

27 Giugno 2008 di Stefano Olivari

Sull’orlo del suicidio per i soldi persi non coprendoci sulla Russia, ma anche per la controprestazione della squadra di Hiddink a cui la casualità del calcio ha contrapposto una Spagna dominatrice a centrocampo solo perchè Aragones ha dovuto togliere l’infortunato Villa e non si fidava abbastanza di Guiza da inserirlo nel primo tempo. Così il grande trascurato dell’Europeo spagnolo, Fabregas, ha distrutto insieme ad Iniesta, Xavi, Senna e David Silva una Russia tradita dai suoi uomini finora più brillanti, Arshavin in testa, e diventata iperoffensiva solo nel finale (peraltro costruendo solo mezza occasione), con Sychev al posto di Saenko e Bilyaletdinov per Semshov. Una partita a senso unico esalta il senno del poi: la mancanza di brillantezza in mezzo ha impedito le solite incursioni di Anyukov e Zhirkov, che hanno sempre ricevuto la palla sul piede piuttosto che lanciati, e la pioggia ha fatto il resto. Una squadra di ottimi esecutori non ha potuto trovare alcun colpo di genio ed è stata massacrata in un modo molto più brutale, dal punto di vista ideologico, rispetto alla partita del girone. Il 10 giugno ad Innsbruck la squadra di Aragones, con undici base identico a quello di ieri, non dominò, anzi subì per larghi tratti la manovra russa (scatenato Zyrianov) ma fu brava nello sfruttare il contropiede, la vena di Villa (tripletta), la forma di Torres e la brutta prova di Shirokov sul centro-destra della difesa: anche lì curiosamente entrò Fabregas per una punta, nell’occasione Torres, ed anche lì incise gestendo bene qualche azione di alleggerimento e segnando anche un gol nel finale. Non c’era Arshavin, squalificato, ma tutto sommato non c’è stato nemmeno in semifinale. Rispetto al valore dei singoli la Russia ha raggiunto il massimo risultato, difficile che Hiddink possa presentare in Sudafrica una squadra di qualità più alta: questo non toglie che l’ultima partita se la sia giocata davvero male.
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