La montagnetta di San Siro

23 Dicembre 2011 di Oscar Eleni

di Oscar Eleni
Il momento dei buoni, l’impresa di Belgrado, gli jugoslavi di oggi, il basket che lavora e il premio ad Aradori.


 

Oscar Eleni dalla montagnetta di San Siro, resort adeguato alla pensione, casa del silenzio dove, però, musicisti di strada riescono a farti sentire un principe in visita ai possedimenti della tua corona ferrea di puttanate dove devi persino ascoltare la verità rivelata del Galeazzi a Leggo, quella dove ci dice, forse, una verità che avevamo paura di confessare: “Ai tifosi del calcioscommesse non interessa niente”. Sarà verò? Potrebbe. Guardatevi in giro. C’è qualcuno che si preoccupa delle polveri sottili veleno per tutti? Non molti se davanti alla minaccia dell’intossicazione generale si sentono in giro frasi tipo: va bene, ci sono le polveri, ma, accidenti, fermare le auto proprio sotto le feste quando noi commercianti dobbiamo ripianare i debiti di un anno, no, non va bene. Lei, commerciante, ha dei figli? Sì. Un discorso che andrebbe esteso ai sofisticatori, quelli dell’olio marcio, ai venditori di merce avariata, a chi inchioda un piede dell’oca per vendere il suo fegato più grasso, a chi finge di fare del bene, ma soltanto se scopre di poterlo scaricare dalle tasse rigorosamente guardate con rabbia da chi poi va a pregare per l’anima dei defunti.
Montagnetta di San Siro da dove si vede ancora il PalaTrussardi che fu l’indegna arena della grande rimonta contro l’Aris Salonicco di tanti anni fa. Così tanti che Dan Peterson, il vero principe all’inizio di quella epopea che fu chiamata e che resta l’età dell’oro della seconda Olimpia, adesso considera il successo al Pionir di Belgrado la più grande impresa della società che forse di imprese grandi ne ha fatte altre e, magari, un po’ più difficili e in contesti molto diversi. Comunque sia alleluia alla brava gente che vive di queste iperboli, ci siamo cascati tutti, forse noi stessi nella notte dello stress, dei vaffa non trattenuti tipo la rimessa alla fine del secondo quarto, con 3 secondi da giocare, che hanno dato ai serbi di bassa generazione la possibilità di sedersi al riposo sul più sette che era, poi, un più undici. Meglio così. Se è stata impresa allora sarà la stagione a dirci di quale portata. Ora l’Emporio può fare davvero tutto se ha passato questo inverno crudele. Non siamo proprio convinti della qualità del prodotto, anche se lo presentano bene, anche se a garantire c’è don Sergio Scariolo il temporeggiatore.
Passa l’Armani che per questa prima parte di eurolega non può prendersi più di un cinque considerando che eliminare i belgi di Charleroi e il Partizan ‘rinforzato’ dall’americano Law era davvero il minimo. Passano tutte le italiane, dalla Benetton nella coppa che costa tanto e si vede poco, alla grande Siena da 8 e alla bella Cantù da 7, quelle della eurolega che ci dà appuntamento per il 28 dicembre sull’avenida Diagonal di Barcellona quando ci sarà il sorteggio per distribuire nei gironi pre mattanza play off, pre final four in Turchia, le 16 rimaste alla fiesta che registra disastrose distribuzioni di fango nell’Europa al di fuori dei soliti paesi noti. Eh sì, si sogna in grande, si sogna la NBA europea, ma alla seconda fase non vanno, lo diciamo per informare chi strepita sullo straniero invadente ed invasore, paesi importanti come la Francia, scuole storiche come quella serba, croata e slovena dove l’autarchia ha portato sul campo pochi giocatori futuribili e, sicuramente, neppure parenti dei grandi che li hanno preceduti come dicono a Belgrado, Lubiana e Zagbaria. Sono i tempi. Fanno festa gli spagnoli, anche l’esordiente Bilbao che ha fatto fuori Vitoria e Dusko Ivanovic: eurolega da pienoni per Madrid, Barcellona, Malaga e, naturalmente, per la squadra basca che ha condannato l’altra gloria di Basconia. Stanno quasi bene anche i turchi che vedono andare avanti Ulker, Efes e Galatasaray, ma per essere alle finali dovranno giocare molto meglio di quanto hanno fatto fino ad oggi. I greci della crisi si accontentano della solita accoppiata Olympiakos, certo più debole, e del Panathinaikos che Obradovic fa correre sulla montagnetta anche se è in dieta. I russi presentano l’imbattuto CSKA e chi lo trova deve farsi benedire, e il Kazan che sembrava spacciato dopo l’esordio contro Siena e, invece, ha rimontato nel girone dove i polacchi erano già a pezzi e Lubiana faceva concorrenza a Zagabria per il titolo di peggior squadra dell’ eurozona.
Marciamo sul percorso Cova-Panetta comprando il disco dai randagi per 7 euro. Costa tutto di più, anche l’amor proprio, e aspettiamo il basket di Santo Stefano dove la partita fra Cantù e Milano ci darà la possibilità di valutare bene la forza di squadre provate dalla fatica europea, ma anche quella dei loro piloti che non hanno sotto le chiappette una macchina veloce, ma sono arguti e quando parlano scavano la lapide. Dipende da quale lapide, loro, nostra, vostra? Quattro turni di campionato fra il Natale e la Befana. Il basket ha scelto di lavorare per la gioia degli altri. Bene. Speriamo che questo lo aiuti ad uscire dalle cantine dove viene chiuso per scelta tecnica da chi fa durare le partite di eurolega anche due ore, obbligando tutti, persino giocatori svagati, a sorbirsi il minuto di sospensione per la televisione, unica vera padrona se si possono dilatare tutti i programmi oltre i normali orari di chiusura della stampa scritta. Orari per la TV, per i commercianti, dicono sempre così, come se il biglietto lo pagassero davvero soltanto loro. Meglio non discutere, se vuoi farlo quelli alzano la musica a palla e tu devi fingere di essere contento, ringraziando che ti facciano vedere il loro spettacolo dallo spioncino. Per la tripla di eurolega saremo risparmiati dal Babbo che voleva portare la solita letterina sul basket scontroso che non ne imbrocca una da molto tempo. Ci saranno giorni più felici per la facile cointestazione verso primavera. Adesso hanno ragione i cavalieri che hanno compiuto quella che, nel gergo di oggi, si chiama impresa.
Post scriptum: l’Eurolega ha scelto come giocatore della settimana Pietro Aradori. Ne siamo tutti felici, anche se a pompare troppo poi si fa scoppiare la vescica e con questo tipo di soggetti meglio stare sul cauto abbraccio. In eurolega ha esordito e anche abbastanza bene, Alessandro Gentile, che sembrava a suo agio nella grande arena, nella battaglia come se ne avesse vissute già tante in vita sua. Potere della discendenza dal Nando sfaccimme che abbiamo conosciuto e che ora soffre le angosce di Veroli.

Oscar Eleni, 23 dicembre 2011

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