La minoranza di Sconcerti

10 Novembre 2008 di Stefano Olivari

Fra calcio e basket si possono vedere così tante partite che seguire le trasmissioni di commento è quasi un delitto. Ma per strane congiunzioni siamo riusciti a seguire in diretta due show di Mourinho su tre: quello su Sky con Sconcerti e quello Rai con Varriale, mentre ci siamo persi quello di Mediaset Premium in cui in pratica l’allenatore dell’Inter ha spiegato ad Arrigo Sacchi di non avere giocatori adatti al raggiungimento del suo ideale di gioco. La cosa che ci ha colpito non è stata ovviamente il confronto con Mancini (che negli anni a venire sarà il Babe Ruth di Moratti, nel senso della maledizione), perchè i giornalisti devono pur riempire le pagine di qualcosa, ma il fatto che Mourinho in automatico abbia collegato una domanda alla malafede. Mi critichi? Significa che ti manda qualcuno. Nel caso specifico pensiamo che Mourinho avesse torto (Mancini è inviso al novanta per cento dei giornalisti che seguono l’Inter, per non parlare delle grandi firme, proprio perché non è mai andato a cena con loro), ma in generale è così che funziona nel calcio italiano. Se veniva concordata persino la supermoviola di una trasmissione screditata come il Processo di di Biscardi, pensate un po’ a cosa avviene per articoli ed interventi leggermente più credibili. C’è quel giornalista che viene letto per sapere cosa pensa davvero Galliani, c’è quell’altro che viene letto per conoscere l’ultima idea tattica di Moratti (entrambi sullo stesso quotidiano, fra l’altro), c’è l’opinionista juventino imbeccato da Moggi e quello juventino imbeccato dal mondo agnelloide. Nessuno che ragioni con il suo cervello, senza il filtro della conoscenza (e ci fermiamo alla conoscenza) personale. Perché il cronista da campo, quello che ogni giorno deve presentarsi in un ambiente ostile che lo tratta come un pezzente, non può andare al di là del ‘Totti ha lavorato a parte’ perché Totti e la sua posse li deve affrontare ogni giorno, mentre l’opinionista potrebbe sbattersene di tutti: studiare, informarsi, guardare, e poi dire la sua. Non gli si chiede nemmeno di essere competente, ma solo di usare la propria testa. Secondo noi, ci dispiace per Mourinho, Sconcerti la usa. Ma di sicuro fa parte di una minoranza.

stefano@indiscreto.it

Share this article