La mentalità internazionale di Grant

1 Maggio 2008 di Stefano Olivari


Il ritorno delle semifinali di Champions fra Chelsea e Liverpool ha premiato la squadra con maggiore mentalità europea. Stiamo scherzando, ovviamente, facendo il verso alle analisi di giornali che mentre stiamo scrivendo queste righe non abbiamo ancora letto: le spiegazioni del dopo sono sempre lucidissime, all’andata l’autogol di Riise era stato logico, ma la verità è che gli ultimi anni inglesi ed internazionali hanno dimostrato che le due corazzate si equivalgono, che a parità di rango conta solo la fortuna (il non gol di Luis Garcia rimarrà come caso da manuale), che ad alto livello e con giocatori già formati un allenatore tatticamente incide molto poco. Certo, ad Anfield Road la squadra di Benitez è stata leggermente superiore, mentre a Stamford Bridge il Chelsea ha mostrato fin dal primo secondo di partita di essere in missione, ma in fondo a chi interessano queste cose? Una squadra ben costruita va in sostanza avanti da sola: vedendolo anche in Premier League, non si notano grandi differenze di gioco fra il Chelsea di Mourinho e quello di Grant (forse l’israeliano crede più nel 4-3-3, che lo special one adottava solo a tratti), così come l’anno scorso capoallenatore del Milan avrebbe potuto tranquillamente essere anche Tassotti. Però Grant ha la mentalità europea e Mourinho no (il Porto del biennio 2002-2004 lo allenava infatti suo fratello). Come giustamente è stato scritto in un post del nostro Muro, scrivere ogni giorno qualcosa di intelligente sul calcio è difficile. Però almeno si potrebbe evitare il solito inno alla Premier League quando nella parte del parente meno ricco (di poco) c’è l’Italia: gli editoriali contro il potere dei soldi non si leggono quando i nostri club maramaldeggiano, nemmeno tanto, con il PSV Eindhoven. Anche su base europea l’unico mezzo per evitare questa deriva è il salary cap, magari centralizzando i pagamenti (a Nyon ci sarà sicuramente una banca) per avere un prelievo fiscale simile. Questa è comunque teoria, perché nel 2007 e non nel 1807 la Champions veniva vinta dal Milan, la rosa attuale dell’Inter non è strutturalmente inferiore a quella delle semifinaliste e con due grandi acquisti Roma, Juve e Fiorentina sarebbero tranquillamente della partita. Si fanno discorsi sui massimi sistemi mondiali per giustificare fallimenti sportivi o, come accade nel novanta per cento dei casi fra squadre di forza simile, risultati determinati dal caso. Insomma, ribadiamo: difficile scrivere qualcosa di intelligente sul calcio. Ogni giorno, poi…

stefano@indiscreto.it

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