La grandeur dei nani

20 Gennaio 2012 di Oscar Eleni

di Oscar Eleni
La sofferenza di Jeanne Moreau, la nuvola su Pianigiani, l’accoglienza per Basile, il guidatore di Milano, la pazienza di Armani, il velluto di Peterson, i padroni che lasciano e il voltafaccia di LaSette.

Oscar Eleni da Gemonio, comune sopra il livello del mare che dalla Lombardia non riesci a vedere, un posto bello però se sai annusare perché con il riso che imbustano mettere il gorgonzola che si produce sul territorio allora è festa dei sensi, una gioia per riderci su pensando alla grandeur dei nani e delle ballerine, ma anche ragionando per capire come Renato Pozzetto sia sfuggito all’amore di Ofelia e alla sindrome del Bossi che in quella terra è considerato ras. Per capire meglio siamo andati anche sulle strade della vecchia Milano cercando le macerie del Praticello, il Derby soffocante, l’osteria dell’Oca. Niente. Tutto nebuloso. Risotto e ossobuco comprati in Romania. Proprio come il basket italiano che ci fa venire in mente la Jeanne Moreau di Jules e Jim quando si rivolge al povero innamorato Henri Serre: “Soffri? E invece io non soffro più. Non bisogna soffrire tutti e due insieme: quando smetterai tu, comincerò io”. Ecco, facciamo così pensando al primo turno dell’Eurolega delle migliori 16.
Siena? E’ andata bene per le condizioni in cui si trova e la vittoria di un punto del Real a Malaga ci fa pensare che entrerà nelle 8 grandi
, ma fa rabbia vedere che non ci sono tutte le munizioni per andare a cercare il terreno dove dare battaglia. Pianigiani ha fatto tanto, ma deve avere una nuvola sulla testa perché le parole roche del potere lo hanno sicuramente disturbato e anche il Minucci un passo indietro ci ha fatto capire che la coppia potrebbe anche scoppiare quando alla fine della stagione bisognerà rivedere tutto, con un bilancio inferiore. Loro fanno bene a starsene lontani dalle megere che non contano, hanno il potere delle idee, del gioco, del lavoro. Basta e avanza nel regno di san Quaquaraqua.
Cantù? Se ci fosse il silenzio degli innocenti da propagandare saremmo tutti in piazza a parlare di questa trasferta mitica dove il colosso Barcellona è stato tenuto a 65 punti. Non è stato abbastanza, servivano più punti cantuchiani, meno palabras alla pene di segugio e palle perse. Non è andata così. Ma l’entrata in scena è stata proprio da grande principessa d’Europa e ce la teniamo cara. Meravigliosa l’accoglienza per Gianluca Basile. Si fa così con i grandi campioni, dovrebbe essere sempre così. Ricordiamocelo quando sentiremo i devi morire di chi non ha mai avuto memoria e vive soltanto di furore cieco.
Milano? Passa un’auto a sirena spiegata. E’ un’ambulanza della Croce Rossa. Vietato sparare sul guidatore. Ha troppi amici, gli piace considerare il mondo intorno a lui pieno di gente con anelli al naso, ma forse lo hanno anche informato che 25 scudetti, tante coppe non sono arrivate in città con la piena dell’Olona. Vietato prendersela con i giocatori. Perché? Perché lo dicono loro. Anche coi veterani? Soprattutto coi veterani perché, povere gioie, non si trovano in un ambiente che fa pressione senza premere, in un campo che consente di respirare bene a loro e persino agli arbitri, troppo spesso anche agli avversari, ma si sentono oppressi. Eh, cara gente. Nella storia delo sport, a conoscerla un po’, ci sono mille storie di giocatori a fine corsa, con poche motivazioni, che hanno illuso e deluso alla stessa maniera. Un tempo nella Napoli calcistica andava così, ma anche a Roma. Poi hanno capito e hanno vinto pure loro. Allora vorresti prendertela con i giovani? Certo che no, ma se ci assicurano che ogni ora del loro tempo è dedicata ad un lavoro per fare dei veri progressi che non sono rappresentati dalle percentuali di tiro, ma dal lavoro serio nel cuore di una partita, sull’onda dell’azione, offensiva, ma, soprattutto, difensiva.
Purtroppo non sappiamo cosa succede nella secondaria del Palalido dove girano con telecamerine a livello utero che riprendono ogni fase dell’allenamento che poi, ci dicono, sussurrano, andrà studiato nella caverna come faceva Bobby Knight che, però, nella sua caverna convocava spesso i giocatori e non poer augurare una buona giornata del ringraziamento. Abbiamo già detto che viviamo con l’incubo che un giorno Giorgio Armani possa sobriamente mandarci tutti a quel paese. Eh sì, fino a quando abuseremo della sua pazienza? Più loro che noi, per la verità. Non immaginiamo cosa succederebbe nei giardino del Lido di Milano se il proprietario abituato a vincere in tutto il mondo dovesse presentarsi per chiedere almeno la restituzione delle legioni perdute a Varo-Proli, a Germanico-Scariolo, lasciate circondare non nella foresta di Teotoburgo, ma fra i miasmi del Forum di Assago.
Non dovrebbe accadere perché le voci rosa considerano questa campagna d’Italia eccellente, pur sempre a ridosso di Siena, e quella d’Europa decorosa dopo il saccheggio dell’hala Pionir che fa perdere la memoria a tanti, persino al Peterson con lingua di velluto che in chiaro conflitto d’interessi resta sulla porta del paradiso convinto che, prima o poi, eh già, si possa spalancare perché i giocatori ci sono. Ogni tanto gli scappa da ridere. Non tanto perché lo pagano per fare presenza, ma per qusta mania di andare a funghi seguendo le mappe, senza mai mettersi a correre per arrivare prima sotto qualche bel porcino. Milano è grossa, è ricca, potrebbe assalire tutti, difendere alla morte, andando sempre di corsa, perché allora avrebbe un senso perdere tanti palloni come contro il Panathinaikos, ma in quell’inchino ai più forti c’era tutta la filosofia della casa: no, adesso è troppo presto, ci vestono d’oro nero perché il rosso è troppo vistoso, ma noi siamo in questa public european school solo per apprendere, il nostro tempo è domani. Voi ci credete? Intanto per stare fissi in Europa servirà almeno la finale scudetto e non ci sembra che l’Emporio abbia nella sua vetrina i leoni che potrebbero far tremare Cantù e forse neppure Bologna, anche se la coppa Italia ci dirà subito come stanno le cose, a meno che non intervengano i maghi del mercato che danzavano nella notte dell’acquisto di Fotsis, bel tiratore, ma poi una riga e mezza.
Forum circondato anche dalla truppe di Gengis Meneghin che ha finalmente deciso di cavalcare davanti alla truppa andando incontro al ciclone scatenato dal Petrucci che non riuscirà mai a spiegare questa caccia al capro espiatorio, anche se la storia ci ha insegnato che è sempre stato così per chi ama la finta democrazia. Meneghin che nasconde il labiale mentre parla con Renzi che è rimasto a bordo, cazzo, anche se la Lega sta perdendo i suoi migliori armatori. Benetton se ne andrà alla fine dell’anno e le motivazioni le conosciamo. L’amareggiatissimo Toti ha annunciato che per Roma ha dato veramente tutto e allora se ne andrà pure lui. Aspettiamo che altri facciano annunci catastrofici se è vero che a Siena il Monte potrebbe anche dire stop, se in Campania le due società di maggior prestigio sono sempre vicine al burrone dove un tempo scivolò Napoli. Montegranaro annuncia ridimensionamenti e la cessione di Brunner è stata un segnale. Pesaro resiste fino a quando Scavolini avrà fede, ma anche della sua pazienza fino a quando si potrà abusare? Bologna ? Siamo alle porte della rivoluzione, ma questo non porterà soldi freschi, solo diverse responsabilità. A Biella hanno già chiesto alla gente cosa può fare perché la società resista.
Vogliamo parlare della televisione? Il voltafaccia de “La7” fa
impressione a chi non riusciva a pesare bene certe parole smargiasse.
Inutile illudersi: il prodotto non tira, produce poco, magari qualcosa di più di quello che dicono lor detrattori, ma sempre poco per chi non ha passione. Noi speriamo che in Lega l’ingegner Cremascoli abbia detto quello che ci ha riportato la giovane Mei sulla rivista dei cricoli industriali: “Nel basket non si guadagna, ci stai dentro perché lo ami”. Bene, allora fateci sapere se del domani di questo sport che la provincia ama, la grande città segue soltanto se può servire a fare una passerella con i similricchi, che non ha la forza delle idee e della creatività perché ogni volta che si fa avanti qualcuno nel pollaio arriva sempre il gallo padrone a dare colpi di rostro più che di becco. Certo che non è colpa del Renzi stramagliato, ma del silenzio che da sempre rende così triste in naufragio dei cestomani incalliti.

Oscar Eleni, 20 gennaio 2012

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