La gioia di Sanon

7 Marzo 2008 di Stefano Olivari

Il gol di Emmanuel Sanon a Zoff, al Mondiale 1974, è stato uno di quegli episodi che segnano una generazione e purtroppo abbiamo l’età per averlo visto in diretta. Per questo la sua morte, a soli 57 anni per un tumore al pancreas, ci ha colpito più di quella di un parente. L’altroieri i funerali praticamente di Stato a Port-au-Prince, alla presenza delle massime autorità di Haiti (in testa il presidente della Repubblica Renè Preval e il primo ministro Jacques-Edouard Alexis) ma soprattutto di migliaia di persone che hanno ricordato l’unico calciatore della loro terra capace di segnare in un Mondiale (non a caso l’unico disputato da Haiti), all’Italia in quel 15 giugno e poi all’Argentina. Almeno, l’unico ad averlo fatto per la sua vera nazionale, visto che nel 1950 lo storico gol degli Stati Uniti all’Inghilterra, che tanta letteratura ha ispirato, fu segnato da un haitiano naturalizzato, Joe Gaetjens. Tornando a Sanon, se in Italia viene ricordato soprattutto per avere interrotto il record di imbattibilità del nostro portiere, ad Haiti ‘Manno’ è stato un mito per tutta la sua carriera. Iniziata in patria e proseguita prima in Belgio, in un grande Beerschot (Walter Meeuws, Juan Lozano, ma soprattutto Jan Tomaszewski in porta) e poi negli Stati Uniti, anche nel calcio indoor. In seguito allenatore, per un anno anche di Haiti, e uomo degno di rispetto, Sanon ha vissuto la fine dei suoi giorni in Florida. Costretto a ricordare, con quasi ogni intervistatore, il suo momento magico: ”Era il secondo minuto del secondo tempo, Vorbe mi fece un passaggio perfetto ed io scattai, andando via in velocità a Spinosi. Solo davanti a Zoff finsi di andare sulla destra ed invece lo aggirai a sinistra: peccato che poi l’Italia ci fece tre gol, ma la gioia di quel momento rimane”. Sì, rimane.

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