La differenza di una volta

16 Agosto 2008 di Stefano Olivari

Non è un caso che gli USA abbiano voluto stravincere con la Spagna campione del mondo, non è un caso che la squadra di Aito abbia accettato di straperdere pensando al tabellone ed al fatto che la partita della storia dovranno giocarla, se ci saranno, fra otto giorni in finale. 31 punti alla Cina e all’Angola, 27 alla Grecia, 37 a Pau Gasol e compagni: sempre senza forzare, con Bryant e James che giocano allo ‘Io sono più uomo squadra di te’ limitando le iniziative estemporanee, Kidd che fa Aldo Ossola, Wade e Howard che brutalizzano fisicamente chiunque, Anthony che è meno decisivo degli altri in un contesto NBA ma che per il giocatore europeo medio è un avversario impossibile: grosso, con buon tiro da fuori sia piedi per terra che in sospensione, con un buon gioco di post basso (nel 2008 rarità e quindi immarcabile). E nonostante la cattiva fama, in nazionale sembra avere l’intelligenza di non uscire dai suoi confini. Chi potrà fermarli? Scommessa: nessuno. Solo l’Argentina in semifinale, di pura classe del sestetto base (Prigioni, Ginobili, Nocioni, Oberto, Scola più un Delfino finora utilizzato in ogni posizione) e di purissima garra, riuscirà a stare sotto i 15 punti di scarto. La differenza è tornata quella di una volta.

Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it

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