La data della nostra morte

4 Dicembre 2013 di Stefano Olivari

Quando moriremo? Non siamo scaramantici né religiosi, quindi possiamo tranquillamente chiedercelo. La storia familiare di infarti e ictus direbbe intorno ai 65 anni, a prescindere dallo stile di vita (il fatto di non avere né uno stile né una vita non ci aiuta), ma questo sarebbe già un discorso serio e al massimo utile per evitare investimenti a lungo periodo, magari un BTP 2097 (non esiste, ma il buco dell’INPS andrà pure ripianato: se poi i pensionati CGIL voteranno in massa Cuperlo…) o tempo perso nel breve. La naturale vocazione al cazzeggio ci porta invece dritti verso i tanti death calculator (detto così suona meglio) che non fanno altro che dare un valore numerico alle nostre caratteristiche di base usando parametri da inserto salute dei quotidiani (tipo ‘Se corri la maratona a meno 20 gradi e ubriaco, potresti anche fare fatica’). Secondo The Death Clock tireremo le cuoia a 72 anni, ammesso di avere calcolato giusto l’indice di massa corporea. Per Death Timer , quello che chiede meno informazioniscompariremo il 27 marzo 1936 (quindi a 69 anni) ed è simpatico che l’annuncio avvenga con la foto della nostra lapide (da cimitero americano, quindi senza regalare 4mila euro alla mafia dei marmisti). Il nostro preferito del momento (inutile dire che abbiamo calcolato la data di morte di tutti i conoscenti) è Find your fate, che ci ha predetto una morte nel 2045 a 78 anni ed è quello fra i tanti che ci viene più incontro oltre che uno di quelli che tiene conto di più informazioni. E’ un gioco, ovviamente, che però ci fa apprezzare di più il presente. Non buttiamo via il tempo. Basta leggere (o scrivere su) Indiscreto, facciamo qualcosa che abbiamo sempre rimandato.

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