La cultura di Zauri e Di Rosa

13 Luglio 2008 di Stefano Olivari

Fra questi tabloid uno dei più…tabloid, tanto da fare fatica a distinguerlo dalla massa di carta che ti mettono in mano all’uscita della metropolitana, è la Gazzetta dello Sport di cui siamo fedeli lettori dai tempi dell’infanzia. Ammettiamo però che senza la segnalazione di Carlo Maerna mai avremmo affrontato un articolo di Antonio Di Rosa, fra l’altro dimenticabile ex direttore della Rosea nell’era post-Cannavò (memorabile un suo antico editoriale contro i tifosi del Manchester United per presunti buu razzisti contro Seedorf, quando in realtà stavano gridando ‘Ruuuuud’ in onore di Van Nistelrooy). Nell’analizzare la tendenza, per lui evidentemente nuova, dei tifosi che vogliono influenzare le campagne acquisti, Di Rosa si sofferma sul caso Zauri: rifiutato dai tifosi della Fiorentina per quel clamoroso fallo di mano che impedì ai viola in lotta per la salvezza di battere la Lazio. Interpretando alla perfezione il pensiero degli addetti ai lavori del calcio e purtroppo anche della maggior parte dei lettori, l’opinionista sostiene che non bisogna prendersela con il giocatore ma con l’arbitro Rosetti, colpevole di non avere visto il fallo di mano. Capito? Dagli all’arbitro, che nel marasma della partita ha scambiato per colpo di testa un gesto che era sembrato colpo di testa al novanta per cento dei telespettatori, ma non al bravo professionista Zauri che dopo avere colpito con la mano aveva anche fatto il furbo con l’arbitro che gli aveva chiesto conferma del colpo di testa. Altro che i libri sulle Olimpiadi, questa è cultura sportiva.

Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it

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