La capitale dei locali che discriminano

8 Ottobre 2002 di Erminio Ottone

di Erminio Ottone
Nella nostra squallida metropoli anche i pochi posti decenti riescono a volte a rendersi odiosi. E’ il caso del mitico Plastic, dove i criteri di selezione sono quantomeno ambigui, anche quando la serata non ha un orientamento sessuale ben definito. La denuncia di un affezionato (?) cliente…
Povera Milano! Città (o paese?) dove antipatia, arroganza, presupponenza, fighettismo sono di casa… Anche in quei posti che, tradizionalmente, dovrebbero prendere le distanze dai capisaldi (Hollywood, Old Fashion, Casablanca, Toqueville) del fighettismo milanese. Già, perché anche il mitico (si fa per dire) Killer Plastic cade nella trappola di calarsi nella realtà della più triste e squallida metropoli d’Europa. Il Plastic è da anni un tempio del divertimento ‘gay oriented’, ma, indipendentemente dalle inclinazioni sessuali di ognuno, è realmente uno dei pochi posti in grado di proporre musica alternativa. Una main room tenebrosissima e dai ritmi techno indiavolati ottima per ogni tipo di clientela; un privè per i clienti più affezionati e ‘trasgressivi’. Per intenderci, ci va chi cerca musica che gli altri posti non propongono, chi vuole sfuggire ai soliti locali, frequentati da ‘figone’ (talune vere, altre presunte) aggrappate al braccio (ops, al portafoglio) dei soliti griffatissimi ‘sboroni’…
Come rovinare un posto tutto sommato carino (anche se carissimo)??? Niente paura, c’è la domenica sera. Ogni domenica il Plastic organizza un aperitivo con annesse mostre pittoriche di sedicenti artisti… Ovviamente sconosciuti. Probabilmente amici dei gestori convinti di avere un qualche talento che i comuni mortali non riescono a capire. All’ingresso, si alternano due ‘boss’, un uomo e una donna, spietati nel loro esercizio del diritto (esiste?) di selezione all’ingresso. Sono stato spesso a questa serata, soltanto perché l’ingresso è gratis e la consumazione facoltativa. Col tempo, ho capito che il mio visto d’ingresso era la ragazza che di solito mi accompagnava: la buttafuori manifestava interesse per lei, e così ci spalancava le porte del locale. Ma cosa sarebbe accaduto se non mi fossi presentato con la mia amica e se la buttafuori non ci fosse stata? La risposta è arrivata domenica 6 ottobre.
Siamo ancora in due, io e la mia solita amica. All’ingresso, un odioso tipo, da anni presente al Plastic, piuttosto effemminato. Arriviamo, gli chiediamo se ci fa entrare, e non ci risponde… Prima però ci squadra dall’alto al basso, vede che siamo abbracciati, presume (a ragione) che siamo una coppia, fa una smorfia di disprezzo, e si volta dall’altra parte a far entrare nell’ordine: suoi amici, coppia gay (maschile), coppia gay (femminile). Ripeto: la serata della domenica, non è una serata gay ma è aperta a tutti. Punto primo: è buona educazione rispondere. Punto secondo: un simile soggetto vanifica tutte le battaglie sostenute dai movimenti gay contro le discriminazioni. Insomma: ostentando così fieramente la sua natura e trattando con disprezzo e superiorità chi è etero, involontariamente finisce per sottolineare la diversità della sua categoria… Questione di intelligenza e di educazione, che sono doti assolute, né omo, né eterosessuali.
Ma non finisce qui. All’ingresso c’è anche una ragazza (carina), che attende, da sola, di poter entrare… E’ li da almeno venti minuti, e nessuno la caga, quasi fosse un’appestata. Una vergogna! Anche per lei, cerco di attirare nuovamente l’attenzione del tipo… ‘Scusa, si può entrare?’… Nessuna risposta. Ci riprovo… Risposta: ‘Ci vuole l’invito’. Risate grasse, prima di ricordargli come, in tutte le altre occasioni, il mio biglietto d’invito fosse la mia amica che tanto piaceva alla sua ‘amica’… Me ne vado promettendo l’immancabile sputtanamento che state leggendo.
Peccato: il Plastic potrebbe essere un piccolo angolo milanese in grado di ricreare (seppur molto lontanamente) atmosfere londinesi o newyorkesi… Purtroppo però siamo a Milano, dove cultura ed intelligenza non trovano asilo, ed il bigottismo appartiene anche a chi si crede trasgressivo: Londra, quella vera, dista migliaia di chilometri; New York ancora di più!

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