La bella Inter di una volta

2 Marzo 2011 di Stefano Olivari

La durata media delle opinioni degli editorialisti è di un giorno, rispecchiando quella della maggior parte dei lettori.
Al millesimo pezzo sul declino del calcio italiano, che parte da un dato oggettivo (difficilissimo che dopo l’andata anche una sola fra Inter, Milan e Roma arrivi ai quarti di Champions League) per arrivare ai massimi sistemi e alla carenza di spettacolo che dipende dagli stadi non di proprietà e dal bunga bunga, bisogna ricordare che l’Inter è campione d’Europa e del Mondo in carica (!), che il Milan era nella stessa situazione 3 e non 300 stagioni fa, che la Nazionale ha fallito un Mondiale ma che quello precedente l’ha vinto, che dopo le migliori due squadre del paese solo l’Inghilterra ne ha una terza (già sulla quarta si può discutere) con una dimensione internazionale. Non certo la mitica Spagna, alla cui tassazione privilegiata per certe categorie di lavoratori stranieri noi rispondiamo italianamente con il nostro ‘nero’ tollerato. Insomma, di questo declino sentiamo parlare fin dagli anni Settanta ma solo perchè abbiamo imparato a leggere nel 1973. Probabilmente qualche anno prima c’era chi diceva che dietro all’Inter di Herrera non c’era molto o che il Milan fosse troppo Rivera-dipendente. E Sivori? Come farà la Juve a rimpiazzare uno come Sivori? Insomma, questa retorica del declino e della fine di un’epoca (quale?) piace molto e non abbiamo mai capito perché. Una scelta editoriale sbagliata sul piano culturale, perché il calcio interessa anche più di qualche decennio fa, ma soprattutto folle su quello del marketing: perchè dovresti comprare un giornale che ti racconta che la tua vita è uno schifo?

Stefano Olivari

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