Juventus e Armani oltre la siepe

1 Agosto 2016 di Oscar Eleni

Oscar Eleni dalle terme elitarie di Marienbad, nel ricordo di un film bello, ma doloroso, cercando in Boemia quello che speravano fosse salvezza, del corpo e dell’anima, tipetti come Marx, Beethoven, Goethe, Dostoevskij, Chopin. Capito dove ci siamo rifugiati adesso che lo spirito sembra ancora forte, sapendo che il resto non lo è più come sperano in molti slinguatori del sistema imperante? Non si poteva più resistere lì da voi dove pagate con poche stelle, dove se dai un dito agli Amoroso di turno ti prendono il braccio e te lo strappano come vorrebbe fare un giocatore sprecato da se stesso che se la prende con Boniciolli perché lo hanno abituato così. Dai la colpa agli altri. Un gioco di società che funziona benissimo da noi. Chiedete al presidente Petrucci che a Torino saltava da una poltrona all’altra, cercando di scoprire i segreti della sua presunta Nazionale più forte di sempre, per schivare gli ambasciatori di troppi giocatori che si isolano dal gruppo andando in cuffia, ma se hanno un problema mandano avanti gli altri: nella corte non mancano i sapientoni, interessati, ovviamente. Magari sarà uno dei motivi che fanno riflettere Messina anche se, siamo sicuri, ha voglia di vendetta.

Marienbad e non Riccione dove, ci dicono, l’effervescenza del basket tre contro tre, la gara di schiacciate, ha ridato un po’ di serenità persino al disperato Gimbo Tamberi, che la sua Olimpiade l’ha perduta cercando il massimo a Montecarlo, perché si è divertito a fare tiri strani, col gambaletto di gesso, a divertirsi fra i canestri lui che ama davvero il basket, forse più di qualche azzurro stinto visto a Torino, magari uno di quelli che sperano di non dover più convocare. Tamberi che prima di andare in sala operatoria ha chiesto ai medici amici degli Houston Rockets se era davvero necessario operare.

Boemia fra birre incantatrici per sorridere davanti all’ultima rivelazione di chi pensa che il doping sia una malattia dei giorni nostri: il vegetariano Pitagora consigliò al grande lottatore Mirone di Crotone una dieta con 12 chili di pane e bistecche, 10 litri di vino, tutta roba forte, buona per dopare.

Bagno nella birra rigeneratrice di Chodova Plana per trovare una risposta al quesito dell’estate: Juventus ed Emporio Armani cosa ci stanno a fare nel campionato italiano? Sgambature per la grande Europa a cui sono state ammesse, per titolo o per censo. Sì, non sembra avere senso parlare di competizione nazionale a gente che, per motivi evidenti, si sente soffocare quando sente il cicaleccio dei presunti nemici. La Juventus, nel calcio dove tutti sognano di poter essere il Leicester, qualche avversario duro lo troverà comunque, magari in se stessa, perché se tutti parlano bene di te ci sarà pure un inganno dietro ai salamelecchi, di certo nel Napoli furioso per il ratto di Elena Higuain, la Roma, come sempre, nella certezza che Milan e Inter, più della Fiorentina, trovino almeno un cinese con soldi veri.

Per l’Armani è diverso. Abbiamo sentito il grido di dolore dei tanti che, ai tempi di Siena, consideravano deleteria per il movimento quella dittatura intossicata dal nero in bilancio. Milano ci ha messo un po’ di più a conquistare il territorio, ma adesso sono quasi tutti rassegnati. Certo sperano che nel lungo cammino europeo, 30 partite dure, vere, molto sia speso in energie nervose, e che anche una squadra lunga come quella di Repesa possa trovarsi addosso la stanchezza più che le avversarie, ma poi se andate a vedere restano davvero avversari del cortile sotto casa. Sì, una partita o due la vinceranno a sorpresa contro la corazzata di re Giorgio, ma alla fine dovranno lasciare ai più ricchi e quindi ai più forti anche le briciole tricolori. Senza competizione resteranno in campo soltanto gli scommettitori per sogni assurdi.

Certo che abbiamo sentito il canto allegro della nuova Brindisi affidata a Meo Sacchetti che intanto ha scritto un libro. Come non ascoltare i progetti di Trento, altra silurata europea per mettersi a novanta gradi davanti alla FIBA nel solito mezzogiorno di fifa nazionale. Perché non credere che ci sarà una bella squadra ed un vero allenatore a Cantù esiliata a Desio? Forse Avellino riuscirà a ripetere la bella stagione anche se le hanno rubato il miglior giocatore dell’anno scorso perché in Turchia, da Obradovic, fanno così. Di sicuro Venezia ha qualcosa di speciale, certo liofilizzata nel piccolo Taliercio. Siamo sicuri che Sassari tornerà a divertirsi e farci divertire, adesso che tutto sembra più chiaro al largo, perché l’Europa minore a cui sarà obbligata a mostrarsi non la stresserà come nelle ultime due stagioni.

Calma gente, non è il bagno nella birra a farci perdere la memoria. Sì, certo, siamo convinti che Reggio Emilia, anche senza babuska Kaukenas, la matrioska coi gemelli Lavrinovic, potrà essere fastidiosa per i pachidermi dell’Emporio, ma sapete cosa succede andando a stuzzicare l’elefante sacro. Ne ha parlato bene, ce lo ha spiegato abbastanza, la presidentessa di Reggio Emilia che, al momento, vede rosanero, nella speranza che Della Valle e Polonara abbiano smaltito la delusione azzurra lavorando sui tanti difetti che ancora ne fanno dei giocatori limitati, che Aradori non creda davvero a chi lo considera l’unico in grado di procurarsi un tiro (nelle corse col cronometro è facile sapere cosa vali. Ora contro avversari da 11 secondi netti sei un campione sei fai 10”5, ma se la velocità si alza il discorso cambia, perché lui è certo forte in questo cortile, ma fermi lì). Considerando Menetti il generale giusto, come lo sarà Pancotto per la nuova Cremona senza la coppia italiana Vitali-Cusin, ci chiediamo perché vengano accettate certe sfide senza eguaglianza competitiva sul piano economico. Lo diceva Milano ai tempi di Siena, lo ha ripetuto l’oracolo di Armani per l’ultima figuraccia europea.

Qui si chicchiera e poi come mettersi al tavolo se i nostri campi sono elisi dal tempo? Insomma, Reggio Emilia dovrà cercare altrove la sua casa visto che il Pala Bigi, il bigio accampamento di due finali scudetto, non sarà rinfrescato, forse rimodellato meglio, prima del prossimo mese di maggio e a Bologna non aspettano l’invasione con la voglia giusta, ci mancherebbe. A Milano stavano per fare lo stesso trucco col Palalido, ma Proli ha capito in tempo e dal primo agosto l’Emporio farà tutta la sua attività al Forum dove al secondo piano avrà anche la sede. Certo non tutti i nuovi uomini in rosso hanno intenzione di andare nello “splendore” di Assago, ma almeno, in attesa che la città si vergogni un po’ per gli impianti sportivi mancanti, adesso che hanno scoperto le trappole dell’Arena, c’è stato questo taglio netto con la piccola Italia del “mi so, noi semo, voi non sarete”. Cara gente non trovatevi soltanto per dire sì al potente di turno. Fatevi delle domande, ma almeno trovate delle risposte come vi ha detto Oriani sulla Gazza pensando al calendario elastico come le braghe dell’obeso, come vi rimprovera sempre Viperignu Costa adesso che Bologna in serie A ha soltanto la Lega.

La stessa cosa consigliamo al presidente Petrucci e non per aver letto che Davide Cassani, direttore tecnico del nostro ciclismo, ha utilizzato come allenatore della mente il dottor “stranamore” Alberto Bucci. Lui dovrebbe farlo, un tavolo permanente di lavoro con gli allenatori che hanno davvero fatto storia. Da Gamba a Bianchini, da Tanjevic allo stesso Pianigiani che ora a Gerusalemme pregherà al muro del sorriso più che del pianto con Stoudemire. Ovviamente un posto libero per le analisi di Recalcati, chiedendo scusa a Sciascia se gli abbiamo rubato una cosa sua attribuendola ad altri. C’è necessità di cambiare ascoltando la gente del basket e non soltanto le voci dei comitati dove non manca la passione, la fede, dove si custodisce il bene dei voti, ma certo abbiamo necessità di una rivoluzione, anche dolorosa, perché il meglio del nostro basket giocato visto naufragare a Torino nasce dai medici pietosi che hanno fatto diventare purulenta la piaga.

Tanto per farvi ritardare bagno e bombolone ci sapete dire perché Milano che avrà già tutto con l’Armani, un grande torneo europeo, probabilmente lo scudetto numero 28, doveva anche organizzare la supercoppa?

Titoli sul passaggio di Bargnani a Vitoria: Il mago lascia la NBA. O viceversa?

Siamo contenti che Carlton Myers, portabandiera a Sydney, nell’Olimpiade dei rimpianti per il basket italiano, sia fra i testimonial scelti dal Coni per Roma 2024. Avremmo visto volentieri anche qualche ex azzurro, oggi allenatore, al seguito delle squadre nazionali, ma i voti, cara gente…

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