Italia-Svizzera a Roma e i fischi a Bearzot

11 Ottobre 2021 di Stefano Olivari

Italia-Svizzera del 12 novembre darà il passaporto per il Mondiale agli azzurri di Mancini o li manderà nella Cayenna degli spareggi, per questo la scelta della sede non è una questione di geopolitica di marchette, come a volte avviene. È evidente, pensando anche al clima da notti magiche di Italia ’90 del girone europeo, che la migliore scelta sia l’Olimpico ed in ogni caso non San Siro (per non dire Firenze), dopo i fischi a Donnarumma e soprattutto agli inni.

Non pensiamo sia un grande problema che sei giorni prima ci giochino gli All Blacks, non è che andranno in campo con un trattore, mentre Lazio-Salernitana potrebbe anche essere rimandata o giocata nel giardino di casa Lotito. Sembra di essere tornati all’Italia del Bearzot pre ’82, con gli azzurri che potevano giocare in pochi campi senza essere fischiati: Torino e Roma, e nemmeno sempre. La domanda cattiva, o la cattiva domanda, parte subito: si è rotto qualcosa fra l’Italia di Mancini e gli italiani, dopo il po-po-po di luglio?

La risposta fra un mese, adesso godiamoci la fine di queste sempre meno sopportabili finestre per le nazionali che creano intorno alle nostre squadre più amate un clima di insofferenza, meglio dell’indifferenza ma non di tanto. Wenger ha spiegato perché il Mondiale biennale ridurrà queste finestre, ma non l’abbiamo capito.

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