Io leggo positivo perché son vivo

21 Luglio 2010 di Stefano Olivari

Ci chiediamo seriamente cosa possa accadere a metà dei media italiani quando Berlusconi sarà all’altro mondo, magari prima dei 120 anni pronosticati da Don Verzé. Sarà un brutto colpo per le sue televisioni, senza più un partito politico che ne curi gli interessi in maniera morbidamente violenta, ma anche per giornali tifosi (pro ma soprattutto contro) che non saprebbero fare un titolo senza la sua battuta del giorno. Assistendo allo show di ieri a Milanello non ci sono venute in mente idee calcistiche, al di là della storia delle due punte (con cui si segna di più, con tre poi si va ancora meglio) e dell’imbarazzo con cui Galliani gli ha presentato i nuovi acquisti (il suo presidente non aveva la minima idea di chi fossero Yepes e Papastathopoulos, come del resto il novanta per cento dei tifosi). Però c’è di che meditare sulla lezione di giornalismo impartita ai presenti, quasi totalmente di area o aspiranti tali.
In sintesi Berlusconi ha detto che il Milan non va criticato troppo, perchè il lettore di articoli sportivi legge prevalentemente articoli sulla sua squadra e dopo un po’ si stanca a leggere critiche. Il milanista che che smette di leggere pezzi contro il rinnovo del contratto a Oddo non viene sostituito, se non solo in minima parte, dall’interista che gode delle disgrazie altrui. Non sono giudizi di valore o discorsi sui massimi sistemi, ma solo la realtà: le tirature dei quotidiani sportivi dimostrano senza tema di smentita che la vittoria di una grande in termini di giornalismo-marketing vale molto più della sua crisi. In altre parole, il 23 maggio gli interisti che hanno comprato la Gazzetta quel giorno sono stati dieci volte di più dei milanisti che hanno voluto evitarsi l’esaltazione di Mourinho. Conclusione? Non solo l’unico giornalismo economicamente sostenibile è quello tifoso (anche in politica), ma pur dichiarandosi tifosi ed avere quindi una patente di ‘credibilità’ occorre anche scrivere in positivo. Molti juventini pensano che Del Piero sia calcisticamente un cadavere, oltretutto deleterio a livello di spogliatoio e di strategie di mercato, ma nonostante tutto sono molti di più quelli che vedono la loro vita migliorata da un ‘L’urlo di Alex: vinceremo tutto’. Un filosofo scriverebbe un saggio sull’impossibilità del giornalismo, noi più vilmente ci rifugiamo nella nicchia del cialtronesco B2B all’italiana, uno dei più famosi cronisti presenti a Milanello continuerà a sostenere con ragione che ‘Bisogna vendere emozioni’.
stefanolivari@gmail.com

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