Io Ibra, l’Ibrahimovic che manca alla serie A

2 Dicembre 2015 di Indiscreto

IoIbraHa ormai 34 anni, Zlatan Ibrahimovic, probabilmente non ha ancora molto tempo per giocare al suo livello e quindi se vuole tornare in Italia, come ogni settimana ci raccontano (di solito al Milan squadra-famiglia, ma non soltanto: un ritorno di Ibra non si nega a nessuno), deve affrettarsi. Del resto i 15 milioni di euro netti a stagione che lo svedese guadagna al PSG in Italia significherebbero ‘soltanto’ 25 lordi (in Francia molti di più, ma cosa importa agli Al Thani?) fra massimo scaglione IRPEF e contributi vari, senza contare la sua volontà che al momento non è chiara. Parliamo di Ibra perché abbiamo da poco finito, fuori tempo massimo (il libro è di quattro anni fa), ‘Io Ibra’, l’autobiografia scritta insieme (cioè da) David Lagercrantz. Non esattamente piena di rivelazioni piccanti, come ci si aspetterebbe da un’autobiografia (uno non può querelare se stesso, quindi in genere è portato ad esagerare), ma una sorta di monumento non tanto a sé quanto alla propria durezza, ai confini del machismo. Una durezza nata dalle botte prese dai genitori (soprattutto dalla madre, mentre il padre beveva e si intristiva pensando alla sua Bosnia) e dal ghetto, ghetto rapportato alla realtà svedese, di Rosengard, nella sua Malmoe.

Il racconto dell’Ibra giovane è efficace, comunque si fa leggere, mentre quello dell’Ibra calciatore è una sequela di aneddoti e di antipatie ben note (su tutte Guardiola), mettendo sul piedistallo soltanto la moglie Helena e il procuratore Raiola. Interminabile sia l’elenco dei buoni (Mourinho, Allegri, Maxwell, Moggi…) che quello dei cattivi (tutti quelli del Barcellona oltre a Guardiola, Van der Vaart, Zebina…) con giudizi ambivalenti su altri come Mancini (Ibra non lo detesta, ma detestando Mihajlovic nemmeno lo ama) e Galliani, in un libro che sicuramente è fra i pochi di calcio che hanno il tono dell’onestà, pur nella reticenza di fondo riguardo a molti episodi chiave e ad una mancanza di prospettiva (del resto ‘Io’ è già nel titolo). Mentre scriviamo queste righe Ibrahimovic è capocannoniere della Ligue 1 con nove gol segnati, a pari merito con con Moukandjo del Lorient e appare lontano dal declino. Nelle qualificazioni per Euro 2016, tra la fase a gironi e i playoff, ha segnato 11 gol in 12 partite fra una provocazione (subita o fatta subire) e l’altra. La formula ‘cani e porci’ a 24 squadre, made in Platini-Infantino, rende la Svezia da ottavi di finale e poi tutto, cioè poco, potrà succedere.

Un suo consulente (non riveliamo in quale materia) italiano ha raccontato proprio poco fa a Indiscreto che Ibra al di là dei grandi guadagni deve mantenere un baraccone di parenti e amici non da poco (250mila euro al mese, quantificando), per pura generosità (fa una vita ritirata e gradisce poca compagnia), quindi cercherà di massimizzare i guadagni nel finale di carriera passando sopra l’orgoglio che gli consiglierebbe di smettere adesso. Le cifre sono note e a giugno sarà libero, quindi abbiamo ancora qualche mese per sparare qualsiasi cosa ci venga in mente. Non è un grande fan della Premier League, di recente ha escluso un suo trasferimento lì (e figuriamoci nel futuro Manchester City di Guardiola), per motivi diversi sarebbe improponibile in una grande italiana: al Milan, a cui era stato dato vicino la scorsa estate nel quadro della solita operazione mediatica (a sua insaputa, mentre Ancelotti era connivente) perché fuori dalla Champions, all’Inter per Mancini, alla Juventus per non distruggere attaccanti su cui Marotta ha rischiato molto e perché non vogliono dare troppo spazio a Raiola. L’avventura nella MLS, sfruttando la designated player rule (o Beckham rule), gli sembrerebbe un po’ un uscire dai radar ma sempre meglio lì che nel Qatar della situazione (parentesi, madre cattolica, padre musulmano, lui agnostico e comunque Ibra-centrico, come disse una volta ad Ancelotti paragonandosi per scherzo, ma non troppo, a Gesù Cristo). Riferiamo ciò che ci è stato riferito, come tutti, non certo confidenze personali di Ibra. Previsione: altri due anni al PSG per arrivare al Mondiale e poi dire davvero basta. Per poi magari proporre un secondo libro con la sua visione del calcio e della vita.

Twitter @StefanoOlivari

 

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