Indian Wells il quinto Slam?

14 Marzo 2022 di Stefano Olivari

Indian Wells vale come se fosse il quinto torneo dello Slam? Giunti a metà dell’edizione 2022, che grazie agli orari stiamo seguendo benissimo (il top finora il terzo set fra Nadal e Korda), poniamo questa domanda da bar del tennis. Il torneo diretto da Tommy Haas e finanziato da Larry Ellison, il signor Oracle, non è certo l’unico combined event del circuito, anche se è il più ricco: quest’anno 8.584.055 di montepremi per il torneo ATP e la stessa cifra per quello WTA. Soldi veri, ma comunque la metà rispetto al Roland Garros, che sotto questo punto di vista è lo Slam più povero.

Non è soltanto questione di soldi, ma di status e tradizione che si creano nel tempo. Fino alla metà degli anni Ottanta gli Australian Open contavano pochissimo, pur essendo un torneo dello Slam (quindi legato all’ITF, la federazione internazionale, non ad ATP e WTA): Borg ci andò una sola volta in carriera, da diciassettenne, facendo anche il corrispondente per alcuni giornali svedesi (!), Connors due con una vittoria e una finale, eccetera. Lo stesso Roland Garros ha avuto momenti, soprattutto nel caos organizzativo degli anni Settanta, in cui nella testa dei giocatori non è stato più importante degli Internazionali d’Italia. Insomma, prima di essere tradizioni le tradizioni sono state una novità.

Si può dire che oggi la distanza come importanza, senza parlare di soldi (in fondo basterebbe che ci credesse l’ex tennista Al Khelaifi, il solo ingaggio di Messi vale il prize money di Wimbledon), fra gli Slam ed il resto del tennis sia più grande rispetto al recente passato, nella percezione dell’appassionato Indian Wells vale Roma o Monte Carlo, ma anche tornei minori (si pensi ad Acapulco e al suo clamoroso tabellone). Un po’ come dire i playoff, o la fase finale della Champions League, rispetto ai gironi. Come spettatori pensiamo che sia stato un errore, a Indian Wells e altrove, costruire degli Slam sfigati (cosa rappresenta il tabellone a 96?) invece di puntare soltanto su un grandissimo torneo maschile o su un grandissimo torneo femminile, ma chi vuole crescere e rompere le tradizioni ha soltanto questa strada.

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