Basket
Inchino di fronte a Nowitzki
Oscar Eleni 11/09/2015

Oscar Eleni alla ricerca delle colonne di Ercole Petrucci sull’isola in mezzo al fiume Deùle, nela Lilla dei sogni dentro la regione Nord Pas de Calais dove l’Eurobasket sceglierà fanti e regine. L’abbiamo presa alla lontana, come fanno tutti gli impostori, soprattutto se poveri, ma anche quelli dotati come Ulisse, Cyrano, il grande Gatsby, perché non ci saremo sulle tribune nella grande arena del rugby trasformata in campo da basket non lontano dalla chiesa di San Maurizio, da ribatezzare, seguendo gli imbonitori, di San Pianigiani, anche se a noi andrebbe bene anche San Danilo Gallinari. Guardare da lontano, contenti di aver ritrovato tutta la potenza di fuoco dei cestomanti veri di SKY nel servire questo campionato d’Europa che è già andato oltre le colonne d’Ercole del conformismo, lanciando una formula organizzativa che può funzionare nella vecchia Europa, dividendo spese ed entusiasmo in tanti paesi. Tristezza per l’Ucraina che ha dovuto rinunciare, ma forse ha aperto un porto nuovo, anche se il suo vascello ha sbattuto contro le rocce a Riga.
Tornando a noi, vi diciamo subito che non salteremo mai sul carro di Azzurra Tenera anche dopo partite stupende come quella per battere la spocchiosa Spagna rimasta senza tiratori seriali. Prima di tutto perché i soliti noti che non ci piacciono in quella “family clan” userebbero scarponcini chiodati e firmati per buttarci giù come, ci dicono, vorrebbero i moltissimi, beato lui, tifosi delle telecronache epocali del Flavio Tranquillo che ci urla la sua competenza, la sua gioia, la sua scienza in un modo che sembra aver risvegliato entusiasmi “uccisi” da una generazione come la nostra. Lo diceva Zanetti, il nostro primo direttore, in Gazzetta: meglio se ti occupi di grandi sport come l’atletica, il basket sarà il tuo veleno, magari anche la tua rovina esistenziale. Sarà.
Non accettiamo tutto, prendiamo il meglio da questo nuovo contatto che permetterà ad un appassionato come l’attore e regista Massimiliano Finazzer Flory di organizzare fra qualche anno, se Lilla dovesse essere bella come Nantes o Parigi, una mostra intrigante come quella che dal 27 settembre potremo vedere, gratuitamente, in viale della Liberazione a Milano, eh sì c’è stata una Liberazione cari amici delle varie case circondariali, la prima mostra digitale sulla storia della NBA, da Magic a Stephen Curry, passando, per quanto ci riguarda, da Larry Bird che non sarà mai ospite a Legnano, ad esempio. Durerà fino al 10 ottobre, consigliata l’abbinata milanese “Immagini a canestro, ball don’t lie” e cena sotto l’abero della vita all’Expo che poi chiuderà.
Vorremmo tanto che ci fosse anche questa euromostra, perché siamo convinti che possa andare oltre ogni aspettativa di noi scoppiati cantori del male cestistico, l’Italia del Pianiagiani parsimonioso, mai esploratore convinto di potenzialità che pure esistono anche da noi, ve lo ricordate il pianto sugli italiani da utlizzare e valorizzare in campionato, fiori che non hanno profumo se non sono passati nel giardino della sua quadriglia tecnica. Lui, il lupetto senese, ci ha fatto sapere, prima di mettere piede sul charter per Lilla che vorrebbe tanto ritrovare la Serbia del Djordjevic guardato sempre con sospetto da chi ha vinto tanto da allenatore e si trova fra gli stregoni un giocatore che ha vinto tantissimo. Potrebbe succedere, dovrebbe succedere nelle semifinali di venerdì 18 settembre, san Giuseppe.
Caro mio questa previsione sulla semifinale sa tanto di salto sul carro. No, nooo, accidenti. Siamo fra i semistregati (semi come contrazione di scemi?) da Azzurra, tutto il Paese ne parla, i governanti cinguettano con le ammiraglie di Petrucci, ma perché abbiamo in testa una bella frase del maestro Calvino quando a Città del Messico spiegò il suo Palomar: “Il rifiuto di comprendere è forse il solo modo possibile di dimostrare rispetto”.
Eccovi accontentati. La rispettiamo, Azzurra, anche perché nel gioco della parti, questi giocatori da uno, nessuno, centomila, si sono accorti che avrebbero avuto più fortuna accettando le gerarchie imposte dal talento più che dall’allenatore. C’era bisogno di ripulire un po’ tutto per arrivare al tutti per uno. È accaduto. Sfortunatamente anche l’infortunio di Datome è stato determinante per far salire sulle mura di Alamo una squadra che prima della partita con la Spagna, ma soprattutto con la Germania, aveva le spalle al muro. Meglio così, anche l’oro di Tanjevic passò attraverso un patto interno del gruppo per non far perdere gradi e faccia al capogiocatore Myers, giurandogli fedeltà, a patto che lui riconoscesse che sul muro contro la Bosnia gli avevano dato una bella mano i pretoriani di Boscia. In questa Italia che piace a quasi tutti il sole si chiama Danilo Gallinari. Non avesse avuto due gravi incidenti adesso sarebbe davvero un giocatore da mille e una notte. Per ora si accontenta di essere il vero principe sulla scena nelle notti dove ha il tempo di recuperare. Speriamo che ci sia anche quella del 20 settembre, giorno di finale direbbe sant’Andrea Kim.
Pagelle dell’Europeo al passaggio delle colonne di un girone che stava diventando inferno più per la Spagna che per noi, che è stato teatro per l’ultima recita in maglia nazionale del Dirk Nowitzki che ha tentato di dare ancora qualcosa, ma era nella fase in cui si trova Pirlo: la testa dice che sì, le gambe dicono molto spesso che no, come scriverebbe Neruda.
10 A Fabio TAVELLI per come conduce il salotto di Eurobasket a SKY. Diciamo che come tutti ha bisogno di buone spalle e nello studio sono abbastanza bravi e sinceri da poterlo aiutare, per cui ci si gode il pre, il durante e, soprattutto, il dopo riposando la mente e le orecchie, anche se a lui piacciono i mondi di tranquille caresse.
9 All’ISLANDA di Craig PEDERSEN per aver aperto una strada diversa, come direbbe il Tranquillo innamorato che ci farà scoprire il 2.18 Ragnar Nathanaelsson nel prossimo libro. Lo hanno promesso. Lo vogliamo. Ora vorremmo invece sapere dai sapientoni se squadre assistite in tutto, curate in una superpreparazione, possono chiedere giudizi misurati tenendo conto della fatica mentale e fisica se questi figli non altissimi degli Starlunghi, la metà dei quali dilettanti, hanno potuto giocare a certi ritmi, tirare con una precisione da incubo, soprattutto da tre, per cinque partite di fila. Meritavano almeno un successo. La Turchia è stata la più vicina allo scacco matto, la stessa squadra che aveva mangiato alfieri e regine in casa Italia quando il cavaliere di Graffignana ha chiamato a raccolta una squadra dove tutto era amore, ma tenendo presente la sindrome dell’impostore.
8 Al FINAZZER FLORY, attore, regista che arriva da terra bisiacca di basket e vini bianchi nobili, che dal 27 settembre ci proporrà a Milano la magia della prima mostra digitale sulla storia della NBA lanciandosi dal trampolino protettivo della Gazza orgasmica. Non siamo dei fanatici per certi viaggi, certe interpretazioni, ma è giusto inchinarsi a chi propone nuova passione.
7 A Sandro GAMBA che a 83 anni ti parla di Nazionale, di basket, di gente del suo mondo, con la passione che gli ha permesso di entrare davvero nella casa della gloria, di vincere tanto, soffrendo altrettanto. Bastone al vento e tifo per Azzurra insieme alla Stella, la sua vera santa protettrice anche quando si ribaltava. Magari la sua Italia di Limoges e Nantes correva più di questa del Pianigiani, ma gli piacciono lo spirito del gruppo e il Gallo, nel sogno che torni anche Datome per le partite che portano al titolo.
6 Al BELINELLI gattone magico che ha aspettato il suo momento anche su una gamba sola. Non era una recita questo amore per Azzurra. Il quartetto NBA, ci mettiamo anche Datome, ha portato gli argonauti del Petrucci oltre il mare e la montagna del non plus ultra. Ci scusiamo con gli interessati per aver dubitato, molto più di chi lo aveva fatto anni fa ascoltando tre volte il canto del Gallo, del loro totale coinvolgimento. Hanno fatto cose da grandi professionisti, ma anche da fratelli tornati nella casa come al cinema Paradiso del Noiret che accoglierà tutti in spirito nella sua città di Lilla, speriamo sia lui e non l’altro lilleuse De Gaulle.
5 Alla FIBA che ha buonissimi motivi per mandare avanti questa formula nelle sue manifestazioni, ma è una tortura veder azzerare tutto dopo gironi, tipo quello di Berlino dove per qualificarsi nessuno ha potuto scherzare come i francesi, peccare e non pagare come lituani o gli stessi greci. Il sistema fa salire e scendere in fretta dai vari carri, ti snerva, basta una giornata sbagliata e, ad esempio, te ne vai senza niente dopo gli ottavi. Certo c’è anche il rovescio: l’anno scorso Grecia super all’inizio del mondiale e Serbia grigia. Poi Serbia d’argento e greci nell’amaro. Guardate Azzurra. Se ne parla con entusiasmo anche se ha fatto gli stesi punti di Turchia e Spagna. Lei si godrà l’azzeramento. Sadismo adatto ai tempi, ma sempre sadismo tecnico.
4 Alla RUSSIA perché accettiamo la crisi economica, quella di motivazioni, ma se i rappresentanti sul campo sono quelli che ha dovuto pascolare il povero Pashutin allora siamo davvero davanti al sacrilegio della grande madre del generale Gomelski prima e a quella inventata da David Blatt o educata da Ettore Messina. San Kirikenko pensaci tu che non ridi spesso.
3 Alla GERMANIA che non ha saputo dare a Dirk Nowitzki una barca solida per attraversare il mare della riconoscenza, lasciandolo in lacrime in mezzo all’arena. La grandezza dei campioni è mettere la faccia anche quando le gambe dicono stai seduto. Fleming doveva saperlo, ma dovevano accorgersene anche certi frilli che hanno sempre giocato senza ricordare dove stava un campione che, per la verità, spesso si nascondeva, lui così imponente ed ingombrante.
2 Al BELGIO che avevamo considerato come il Pentagono a Milano nelle partite di qualificazione. Ci hanno smentito. Succede. Questo è un anno dove scopri che i keniani sanno anche lanciare oltre che correre, dove la piccola Islanda manda nel mastello dalla margarina i calciatori olandesi figli illegittimi del più bel calcio mai visto quando imperava Michels e dipingeva Crujiff.
1 A Luca CORSOLINI se non riuscirà a spiegare bene a tutti i suoi colleghi di SKY questa meravigliosa tecnica per tirare fuori il meglio da chi deve fare il commentatore tecnico, o anche soltanto raccontare vissuto che va oltre lo spaccamento rollato. Un arte imparata, probabilmente, dall’immenso Gianni, conte del sistema anche se mai ammesso al Canaglia, che sapeva cercare nel cuore e nella testa della gente.
0 Alla FRANCIA se continuerà a cercare il suo lardo sghignazzando perché potrebbe anche lasciare uno zampino regale perché loro sono davvero, come dice Parker, la più forte nazionale transalpina di sempre. Certo il loro cinema inebria, ma non sempre il gioco gioioso ti aiuta a fare gruppo se tutti parlano e nessuno ascolta. Restano i favoriti, ma attenti ai lupi, ne troveranno sulla strada se la Spagna di Scariolo smetterà di rotolarsi nel rancido del lei non sa chi siamo noi.
PS: Aspettiamo la fine per dare un voto, comunque alto, al Mamoli che ha classe e gusto per riprendere, raccontare.


