Il tempo degli Harlem

22 Settembre 2011 di Oscar Eleni

di Oscar Eleni

Gallinari per pochi intimi, il caviale per Bryant, gli onori di Cantù e l’architetto Scariolo.


 

1. Oscar Eleni dall’iperuraneo, dalla terrazza dei finti filosofi che ripetono al mondo quanto può essere bello sussurrarsi penso e dunque sono, anche se l’ergo sum in questione è stato maltrattato soprattutto dal roseo caso Gallinari. Come? Non volevamo giocatori part time in licenza premio dalla NBA per il grande malato che si chiama basket italiano. Ma il Gallo è una bella eccezione. Forse. Da come si è presentato, pronto a sventolare asciugamani, potrebbe essere così, ma cercare di gonfiarsi come rane dolpo essere stati trattati da asini in Europa è pericoloso. Le parole del Gallo vi hanno colpito davvero. Hanno colpito gli ammessi nella sala del regno che adesso è vicino ad una piscina. Ma come, non eravate ammessi tutti? No. L’uomo è legato alla RCS. Il diretur voleva l’esclusiva, ma poi ha capito che non sarebbe stato carino. Porte aperte anche agli altri? Eh no. Solo la blasoneria del borgo: Curierun e Repubblica. Chi ha deciso? Non si sa. Forse il re, forse il principe, forse il gran caimbellano. Chissà. Brutta cosa. Piccineria vendicativa di chi ha trovato il fiume con l’oro ma non intende dividerlo con gli altri: è mio, è mia, guai a chi la sfiora con un dito. Il saggio imbustato parla di tecnica ad escludendum e non ad includendum, può avere ragione? Sembra di sì.  
2. Sul caso Bryant? Sabatini ha illustrato la strategia dell’uomo che se avesse i mezzi farebbe di questo deserto un’oasi dove il miele sarebbe la fonte della vita e delle idee. I mezzi, però, non li ha. Li chiede in prestito al buon senso e agli altri pur sapendo che i legaioli si chiamano così per aver perso la vista con l’onanismo. Intanto ha specificato che farebbe giocare Bryant solo nelle grandi arene, diciamo la sua, ancora la sua e forse la sua. Stiamo a vedere. Il Gallo canterà davvero, il Kobe canterà soltanto se avrà tutto il caviale disponibile in spogliatoio. Non riusciamo ad esaltarci per queste esibizioni. Il tempo degli Harlem è passato. Non è vero, hanno ancora successo. Nel censimento che abbiamo fatto, meno ponderoso di quello ufficiale ISTAT che ci sta rovinando le giornate, non abbiamo trovato tutto questo entusiasmo. Comunque se il paragone è sbagliato allora vi diciamo che non abbiamo più bisogno di esibizioni virtuose. Ci servono calcina, mattoni, forza lavoro, fantasia, senso di appartenza, voglia di faticare. Sfogo da vecchio.
3. Anche, ma lo facciamo quando siamo ancora lontano dal letto di contenzione alla vigilia del glorioso trofeo Lombardia ospitato da Desio, la casa europea di Cantù. Vogliamo vedere come è stata sistemata. Lo facciamo adesso prima di ricevere il riconoscimento di chi considera anche i giornalisti una parte della storia di questa manifestazione. Siamo grati a chi ci onorerà in vita, anche se dispiace che manchi proprio l’Emporio Ermani. Vorrebbero obbligarci a chiamarlo sempre così, anche il Tigellino della farsa ad escludendum.
4. Chiusura su Scariolo che porta la bella Elena a Marbella. Fa bene. Aria buona, cibo interessante, campi decenti e non docce gelate come al Palalido finto cantiere. Già innamorati di don Sergio? Be’, non è difficile. Speriamo che abbia miglior fortuna del povero Gasperini trattato come uno sputo dalla rosea degli orgasmi in esclusiva. Certo se in casa Armani venisse in mente a qualcuno di fare come il Moratti che fingendo di essere dalla parte dell’allenatore lo delegittima subito allora potrebbero esserci guai. Ma non accadrà. Scariolo conosce i suoi polli e i suoi galli. Allora tutti con lui? Milano di sicuro, ma a Siena già si preparano a sparargli sulla chiglia. Per quanto ci riguarda nell’intervista telefonica mentre aspettava lo zucchero di Zapatero fra gli arazzi della Moncloa una cosa non abbiamo digerito, la risposta al quesito che toglie il sonno: siamo davvero così lontani da Spagna, Francia ed Europa di prima, seconda e terza fascia? Lui, il Don, ha detto che è una questione di impianti. Ritornello per le rumbe del calcio. Forse sarà anche così, ma per riempire arene nuove ci vogliono attori e noi li dobbiamo affittare o, in caso di serrata NBA, subaffittare. Ricordiamo anche che dove hanno avuto arene nuove, cominciando da Livorno, il basket è quasi sparito. Non saranno gli architetti a darci i giocatori, ma gli allenatori che in palestra sudano davvero, quelli che ai giocatori regalano la loro anima e non gliela rubano. Dal bambino al campione.

Oscar Eleni
(21 settembre 2011)

Share this article