Il parco giochi di Ibrahimovic

28 Settembre 2010 di Libeccio

di Libeccio
Il polso di Benitez, i diciotto anni di Coutinho, le acrobazie da cortile, il sussidio di Domenech, lo schema della Roma e Askri pronto per Gaucci.

1. Essendo per vari motivi cloroformizzato il derby, per il tifoso interista una sconfitta con la Roma segue per importanza solo quella con la Juventus. L’Inter vista sabato sera contro la Roma è una squadra irriconoscibile rispetto a quella dell’anno precedente (Chivu si sarebbe mai permesso di dire a Mourinho quello che ha detto a Benitez di fronte alle tv di tutto il mondo)? Ma cosa ha evidenziato la gara con la Roma pure risoltasi con un jolly (neanche tanto meritato) pescato dal solito Vucinic a gara oramai finita? Ha evidenziato che l’Inter non ha ancora un gioco se non quello dei suoi tanti campioni che provano a risolvere le gare con assolo (vedi Eto’o) più o meno ispirati. Non c’è gioco di squadra, non c’è pressing, non ci sono ripartenze e inserimenti brucianti come negli anni passati, non c’è collaborazione tra i reparti che restano larghissimi tra loro, non c’è in panchina un giocatore capace di ribaltare l’equilibrio di una partita come accadeva fino all’anno scorso. Non c’è in panchina un allenatore con in pugno la squadra che lo seguiva ovunque con il coltello tra i denti. Insomma c’è parecchio da lavorare e, cosa non trascurabile, continuando a vincere perché l’Inter non può permettersi battute d’arresto. Sui giornali si possono inoltre leggere indiscrezioni su “problematiche” varie che escono direttamente dallo spogliatoio come nei periodi “migliori”. Indiscrezioni e fughe di notizie che durante la gestione Mou erano state completamente cancellate. Siccome i media e le logiche che li governano sono rimasti gli stessi, a cambiare è stato qualcosa d’altro. Poi ci si imbatte sempre in chi porta le statistiche sui tiri verso la porta e sul possesso palla, dimenticando la (giusta) derisione negli anni passati nei confronti di chi asseriva di ‘giocare meglio’.
 2. Philippe Coutinho, descritto dai più come un nuovo Kakà (o un nuovo Pato, l’importante è inventare un titolo). Fino a questo momento a noi sembra che il ragazzo (pur talentuoso) non sia ancora pronto per l’Inter. Per come è timido, per come è ancora incerto anche se con un piede vellutato e una indiscutibile visione di gioco. Sarebbe stato meglio secondo noi parcheggiarlo in una provinciale, per la semplice ragione che è un diciottenne che sembra…un diciottenne. In più il gruppo è molto stanco e non ci sono ricambi di qualità per consentire ad alcuni di essere messi a riposo per qualche turno. I due soli interditori a centrocampo non sono sufficienti a reggere una squadra che pur sbilanciata in avanti (Eto’o, Milito, Pandev, Sneijder) non effettua più la copertura sulle avanzate avversarie che fecero dell’Inter di Mourinho una incredibile macchina di calcio. Anche la difesa altissima pretesa da Benitez crea spesso disagi e affondi avversari senza possibilità di recupero.
3. L’ultimo gol di Ibrahimovic, contro il Genoa, è di quelli che restano.  Che strabiliante giocatore, che incredibile personaggio (non solo in positivo). Uno che prende di petto la vita e prova a graffiarla in ogni modo, sfruttando la sola dote a sua disposizione: il calcio. Una esistenza non facile, la sua, iniziata su una salita durissima. Al di là dell’essere cintura nera di taekwondo, le doti acrobatiche di Ibra sono nate giocando in un cortile largo 10 metri per 5 in cui la sua famiglia lo segregava allo scopo di preservarlo dalle cattive compagnie molto frequenti nel quartiere dormitorio di Malmoe in cui viveva (Rosengard). E’ qui che ogni giorno Ibra trascorreva tutto il suo tempo libero, giocando con gli altri ragazzini ad un calcio esclusivamente acrobatico in quanto il terreno a disposizione rendeva impossibile rischiare un dribbling di troppo. Proprio il dribbling di troppo che fa parte del bagaglio di altrei campioni, cresciuti in altri spazi. Si tenga anche presente che l’anno scorso una gara come quella col Genoa il Milan non l’avrebbe mai vinta. Il Milan sullo scudetto c’è, eccome, e non serviva il richiamo di Galliani per ricordarcelo (“Non siamo al parco giochi”). In verità al parco giochi Ibra non c’è mai stato.
4. Raymond Domenech che fa la fila presso l’ufficio di collocamento parigino per chiedere il sussidio di disoccupazione è la classica notizia tanto curiosa da sembrare inventata. Anche se è difficile che Domenech trovi una nuova occupazione in panchina del livello di quella di c.t. della Francia. Meno inventate sono le baby-pensioni e i sussidi incassati da tanti vip del nostro calcio. Ci asteniamo dal fare i nomi solo perchè il direttore di Indiscreto non vuole prendersi querele gratis. Giriamo l’idea a giornalisti con un editore e uno studio legale dietro. Inps ed Enpals (i calciatori hanno la stessa cassa dei lavoratori dello spettacolo) non sono fortezze impenetrabili.
5. La settimana scorsa la Roma ha protestato urbi et orbi per i torti arbitrali patiti nella gara esterna col Brescia. Nessuno a dire che nelle prime 4 gare della stagione la Roma avesse lo stesso ruolino di marcia di squadre in lizza per la serie B. Comunque, considerato che il sistema arbitrale si è prodigato in mille scuse e nella sospensione dell’arbitro colpevole di tale misfatto, è lecito ritenere che il misfatto in effetti sia stato consumato ai danni della squadra capitolina. Considerato che di sviste arbitrali se ne registrano molte nel corso di un campionato (spesso a danno delle più deboli)  e che tale competizione è sempre più forsennata e incentrata su vasti e consistenti interessi economici, non è forse giunto il momento di ricorrere alla adozione della moviola in campo come del resto accade per altri sport in merito a fasi concitate o scarsamente chiare del gioco? Magari consentendo ai contendenti due break a partita (uno per tempo). Così si fermerebbe il meccanismo che fa pagare alle avversarie seguenti i favori, anche in buona fede, fatti a quelle precedenti.
6. Ricordate il portiere marocchino Khalid Askri che celebrò prematuramente la parata su un calcio di rigore senza accorgersi che la palla stava entrando in porta? A distanza di pochi giorni il numero uno del Rabat ne ha combinata un’altra delle sue dando dimostrazione di essere ben poco lucido anche con la palla tra i piedi. Infatti dopo il retropassaggio di un compagno durante l’ultima partita del campionato del Marocco, Khalid, anzichè calciare lontana la palla, ha preferito azzardare un dribbling su un avversario con il seguente esito: contrasto vincente dell’attaccante e pallone spedito in fondo al sacco. La reazione di Askri è stata di nuovo improntata ad una inusuale prontezza: con una corsa disperata ha guadagnato gli spogliatoi per sottrarsi alla vergogna e alle urla provenienti dagli spalti. Inutili i tentativi dei compagni di indurlo a tornare in campo. Peccato che nel calcio italiano non ci sia più Luciano Gaucci, genio del marketing a basso costo: un ingaggio ad Askri non lo avrebbe sicuramente negato. Tutto questo per dire che Gaucci nel calcio sta tornando, ci dicono in una squadra un tempo gloriosa.

 Libeccio
(in esclusiva per Indiscreto)

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