Il nuovo trionfo della solita Inter

20 Dicembre 2010 di Libeccio

di Libeccio
Il dettaglio della vittoria, il vittimismo di Benitez, la differenza fra Lavezzi e Allegri, il marketing di Agnelli e il presunto no a Cassano. Dimenticavamo: auguri…

 1. Per esclusiva ironia della sorte (e di una disciplina quantomeno fantasiosa ad esclusivo uso e consumo del business pubblicitario e dei diritti mtv) il Mondiale dell’Inter ha perso molti dei significati che pure poteva avere se solo almeno la finale fosse stata degna di tal nome. Vittoriosa contro i coreani del Seongnam e poi in
finale contro il congolese Mazembe, l’Inter da queste gare aveva tutto da perdere. Ma ha vinto, il che non è un dettaglio specie quando si arriva in cima al mondo ogni 45 anni. 

2. Nonostante il Mondiale Club appena conquistato, la attesa pacificazione tra Benitez e la società ha al contrario prodotto una deflagrazione senza precedenti che porterà inevitabilmente alla rottura definitiva in tempi brevi. A campo ancora caldo l’allenatore ha deciso di far emergere un quadro a dir poco imbarazzante per l’Inter e Moratti. Promesse di acquisti non mantenute incomprensibilmente, totale mancanza di supporto da parte della società nei momenti più delicati, giocatori in costante insubordinazione, area medica sottratta totalmente al suo controllo e con poteri praticamente illimitati, trabocchetti da congiura di palazzo ai suoi danni anche in situazioni che ben altro atteggiamento avrebbero suggerito (tipo ultima gara di Champions con il Brema), giocatori che fanno quello che vogliono (sempre coperti dalla società) e che si allenano per conto loro con l’ausilio di preparatori personali. Se le cose che Benitez racconta sono vere, l’Inter nonostante abbia molto vinto in questi ultimi anni, poco è cresciuta nel senso di una corretta ed organizzata conduzione societaria. E se anche Benitez avesse di molto esagerato la portata delle cose raccontate, per difendere il suo finora modesto lavoro, la situazione creatasi ne è di fatto la conferma.

3. Lavezzi litiga con un automobilista a Napoli e la notizia esce immediatamente su tutti i giornali italiani ed esteri, Allegri litiga con una pattuglia della polizia stradale che lo aveva fermato per eccesso di velocità al grido “voi neanche immaginate chi sono io, vi faccio rovinare, datemi i vostri nomi” e nessuno riprende la notizia pur coraggiosamente pubblicata su pochi siti web (fra questi quello di Franco Rossi) e ancor meno giornali (il Fatto in grande e il Corsera in piccolo, gli altri zero). Il classico intramontabile doppiopesismo italiano.

4. Andrea Agnelli in una cena ufficiale con molti parlamentari juventini (quale migliore platea?) si è lanciato in una delle divagazioni che tanto stanno a cuore al management della Juventus. “Il processo su Calciopoli è stato un procedimento ridicolo”, ha dichiarato autorevolmente il giovane (fino a quando avrà 60 anni sarà definito ‘giovane’) rampollo degli Agnelli. Che la gente comune (i tifosi soprattutto) tenda a confondere la realtà con i desideri è cosa risaputa. Che lo facciano anche gli Agnelli, o quello che ne rimane, è diverso. Fino a quando la Juventus non vincerà qualcosa questo marketing funzionerà.

5 – Il presunto no di Moratti a Cassano ci sembra un po’ la favola della volpe e dell’uva, viste le cifre relativamente modeste dell’operazione (in fondo si sarebbe trattato di dare 5 milioni al Real Madrid e al giocatore uno stipendio da riserva nerazzurra). Il presunto e probabile sì di Cassano al Milan ci sembra la solita favola del giocatore che farebbe di tutto per giocare in rossonero, rinunciando a soldi e pretese che avrebbe anche nel Barcellona o nel Chelsea. In realtà chi davvero ha voluto Cassano davvero l’ha pagato o lo pagherà.

6. Ad ognuno di voi e di noi auguri, per tutto.

 
Libeccio
(in esclusiva per Indiscreto)

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