Il nonno è sempre lui

18 Maggio 2010 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
La versionedi Totti (”Nonno sei finito” al capitano della Roma contro ”Pezzo di merda” all’interista, intervista a Diva & Donna) e quella di Balotelli, entrambe sulla parola. Rigorosamente mai a beneficio di giornalisti sportivi che sbavano per loro e li difendono quando sono indifendibili come nemmeno il più ottuso degli ultras farebbe, ma a riviste femminili o giù di lì.
Con Vanity Fair il bresciano è tornato sul famoso calcione di Coppa Italia: ”Io gli ho solo detto una cosa tipo: continui a giocare o vuoi fare il bambino? Lui mi ha risposto negro di…Poi ho sentito che diceva a Thiago Motta: lo spacco. Io ho sorriso e sono andato via. Dopo è arrivato il calcio. Non ho neppure capito, quando ho visto il filmato mi sono accorto di come me l’aveva dato. Comunque l’insulto mi ha fatto più male del calcio. Totti è uno che ammiravo”. Tutta l’intervista è interessante, dal diritto di voto che non eserciterà mai (il primo consiglio dei procuratori è quello di non prendere posizione su nulla) alla perplessità verso le preghiere in campo, di qualsiasi religione prima, durante e dopo (osservando i compagni nell’Inter non è difficile capire a chi pensi), passando per un’idea antica e vera di appartenenza nazionale (”Mi chiedete se mi sento più italiano o ghanese, ma io non sono mai stato in Africa. Non è che mi sento più italiano che ghanese, io sono italiano come un cinese è cinese”). Ma è ovvio che a noi, senza snobismo, interessa solo quello che si è detto con Totti. La parola di uno contro quella dell’altro, in assenza di testimonianze. Di concreto è rimasto un fallo violento anche nel pensiero, di un impunito al quale i cortigiani dicono che ha sempre ragione e di un relativo punito al quale dicono che ha sempre torto. Poi si può dare un punteggio, tramite l’offensivometro, a nonno e negro. Diciamo che il nonno non si è smentito.

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