Il Mondiale fra trent’anni

10 Dicembre 2010 di Stefano Olivari

Il Mondiale per club è una manifestazione che conviene vincere perché magari fra trent’anni sarà qualcosa di importante e allora i tromboni dell’albo d’oro, quelli che sbeffeggiano gli Zeman, potranno dire ‘Noi abbiamo vinto il Mondiale per club’. Al momento però non lo è, peccato. Nonostante il marchietto Fifa che lo differenzia dalla vecchia Intercontinentale delle trombette (che dall’anno prossimo torneranno, visto che si giocherà in Giappone) ed il fatto (questo sì importante) che per esserci bisogna essere stati i migliori nel proprio continente.

Però a chiunque in Italia importa più della presenza di Capello ad Abu Dhabi rispetto all’assetto tattico di Mazembre e Seongnam. Buon per Mediaset Premium, che grazie a questo giudizio di Dio sul futuro di Benitez riuscirà a tenere desta l’attenzione su partite che in alcuni casi solo la cattiva coscienza dell’uomo bianco può far prendere sul serio. Siamo alla Coppa dell’Amicizia che Roberto Mancini definì in maniera efficace, venendo linciato da giornalisti (si fa per dire) che ancora non si aspettavano l’arrivo di uno che li avrebbe presi in giro in maniera ben più pesante dell’attuale allenatore del Manchester City.

L’aspetto paradossale della vicenda è che l’edizione più seria è stata la prima, disputata nel 2000 in affiancamento all’Intercontinentale: in Brasile oltre alle squadre campioni dei sei continenti si presentarono anche il Manchester United (vincitore dell’Intercontinentale l’anno prima e quindi teoricissimo campione del mondo) e il Corinthians campione del Brasile in rappresentanza del paese ospitante. Due europee e due brasiliane, quindi, con prima fase a gironi e finale tutta brasiliana con vittoria del Corinthians ai rigori, sul Vasco di Romario, grazie anche a una prova eccellente di Dida. Insomma, una cosa più seria di quella che sarebbe stata riproposta 5 anni dopo e che nella fantasia di Blatter dovrebbe diventare un torneino a 16 con molte più europee e sudamericane presenti. Per adesso la vera domanda è: Capello o Spalletti? Anche se in acqua 4 sta guadagnando metri, proprio mentre scriviamo queste righe, il traghettatore Figo. Fra trent’anni però anche tutto quello che avverrà in campo avrà un senso.

stefano@indiscreto.it
(pubblicato sul Guerin Sportivo)

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