Il milione di Roma

8 Giugno 2013 di Oscar Eleni

EleniOscar Eleni smarrito nella piazza arancione davanti alla torre degli incompetenti di Inciucioland dove anche chi sbaglia tanto minaccia rappresaglie o scatena il pidocchio di turno per invadere i tuoi cuscini. Ci siamo resi conto di non avere le premonizioni di un grande artista come Giorgio Armani che facendo arrabbiare Milano aveva confessato di trovare più pulita la Roma che vorrebbe cambiare sindaco. Lo ha detto nel giorno in cui l’Acea mandava a ramengo il gasometro Trinchieri. Sapeva che una squadra costruita con un milione di euro, un decimo di quello che gli hanno fatto spendere i “suoi uomini” paracadutati nel basket con la seta di Scariolo e dei suoi Tigellino, sarebbe andata in finale. Lo sapeva lui più del Toti che, ci dicono, potrebbe non riuscire a trattenere l’architetto Alberani che gli ha costruito la vera  squadra cercata invano nello sperpero, potrebbe non cacciare dal nuovo tempio quei fasulli che ancora storcono il naso pensando al colonnello Calvani diventato generale nella mischia più dura senza dove riparare i guasti degli altri. Siamo fatti così noi incompetenti, come giureranno gli ascoltatori del super Fallucca di Radio Radioquando a domanda  sulle finaliste prima dei 4 giorni che hanno quasi sconvolto il nostro grigio basket lo sventurato rispose: Siena-Cantù. Con Dunston non sappiamo se Siena abbandonata da Eze ci sarebbe riuscita a Masnago.

Tornando al mondo come non lo vorremmo mai  diciamo che da noi è quasi sempre così quando si pontifica sui tecnici, direbbe Zamparini, presidente ad honorem. Ho sentito gente che si crede competente, ma presto li aspetto nella torre della discordia dove  si impara a diffidare del naso, tormentarsi per Frank Vitucci. Bravo? Sì, ma. Come?  Sai, in certi frangenti. Ma andate al diavolo e non lo diciamo perché il pirata veneziano, che assomiglia ad Al Pacino nel Mercante di Venezia, sembra interessare Milano. Lui sta bene  sotto il Sacromonte. Sa con chi parla, sa per chi lavora. Gente di basket in una città che lo ama davvero anche se poi si infiltrano quesi “mostri” che non contenti di spaccare tutto nel calcio dei mufloni, vogliono essere protagonisti anche nelle arene del basket dove se non si fa attenzione scoppia la bolla di protezione.

Tornando a Vitucci vorremmo dire ai “competenti” spioni che aveva più scarti che campioni veri. Poi lui li ha rigenerati, come il Green ripudiato dal Trinchieri che deve avere un filo scoperto incapace di fare contatto con i registi vista la moria cantuchiana nel settore. Dopo Green chi? Cinciarini usato e buttato. Smith impoverito. Tabu prestato, riabilitato  e rimesso in coda. Ragland? E’ arrivato alla fine, non sentiva, non ascoltava, andava benissimo. Poi la crisi. Fatica, ma anche altro. I giocatori si accorgono se qualcosa non va nel gruppo, magari sono loro stessi a provocare le crisi, ma Ragland aveva buone intenzioni. E’ finito da sfinito come tanti altri. Non parliamo del Cusin che doveva essere risorsa anche per la Nazionale  e arriverà da Pianigiani come uno straccio. No, state calmi, non pensiamo che Trinchieri abbia scavalcato il muro del marito che si taglia le palline per fare dispetto alla moglie pensando che il suo pivottone disidratato non sarebbe stato avversario tembile al prossimo europeo. Questa è dietrologia da mascalzoni. Ma i competenti infelici, lo sapete, ragionano così.

Gloria nel cielo per Luca Banchi. Questo sì che uscirà da gigante della stagione, come Menetti, Calvani, Vitucci, ma forse con qualcosa in più. Provateci voi ad entrare in scena da attore principale dopo aver fatto tutte le parti scomode in commedia, ma senza apparire, prendersi grane come quelle di dover dire in faccia ad un giocatore ‘Fottiti’. Lui ha lavorato nel regno, nel sistema Minucci, con o senza tanti soldi lui ha costruito la meraviglia dei sette scudetti che potrebbero diventare otto, ha cercato di far capire dove era stata sbagliata la campagna dopo la fuga dei capitali e dei campioni di Pianigiani. Via subito Kasun, Brown in panchina nella finale di coppa Italia come spesso in questi play off più contro Milano che davanti a Varese, un lavoro improbo per dare a Kangur dimensione europea anche in difesa e a Sanikidze l’idea che il campo non è solo prateria. Sistemarne uno bene fra Rasic e Jenning. Mettere Eze in condizioni almeno decorose.  Tirare fuori il meglio da Daniel Hackett e David Moss, rivalutare Ress che fino all’infortunio è stato sensazionale. Capolavori, gente. Alta ingegneria tecnica e psicologica. Vincerà lui? Non sappiamo. Roma. Squadra con  qualcosa di speciale non soltanto generone capitolino alle spalle, ministri, gente e giornali che contano. Per averli dalla tua parte. Non tutti, adesso, possono permettersi pagine di pubblicità come il meritorio gruppo Armani che continua a farci sussultare  quando vediamo contropertine di giornali con le facce e gli occhiali scuri dei ragazzi  in rosso che dovevano sbancare Montecarlo. Ci viene il dubbio che siano ancora in corsa. Forse è così. Proiezioni nel futuro alla Asimov.

Pagelle dichiarando che non siamo fra i tredicimila seguaci del sito cinguettante dell’Olimpia Emporio che fa sapere al mondo di avere raggiunto almeno in questo il primo posto nella classifica:

10 A Daniel HACKETT che diversamente da Balotelli sfonda i muri per la sua squadra e non quelli degli spogliatoi quando diventa bersaglio del becerume da tribuna. Eravamo convinti che fosse tutto chiacchiere californiane e distintivo pesarese. Lui ci ha incatenato nella baia degli incompetenti di altra generazione.

9 Al Gigi DATOME che ha creduto nel progetto Roma, non ha mai tradito Calvani anche quando aveva le gambe piene di acido lattico e la testa confusa dalla fatica e dalle voci delle notti NBA.

8  A CALVANI e BANCHI perché nella finale sono arrivati due veri, non gente che te la racconta, non gasati che pensano di aver inventato tutto e per una battuta sono disposti a sfasciare i castelli dove un tempo regnava la passione, oltre all’armonia.

7 A Bruno ARRIGONI che va verso l’isola dei famosi della Virtus Bologna, ultimo approdo per chi ha  lavorato bene nel quadrilatero della gioia cestistica: da Milano a Varese, da Cantù a Bologna, passando per  la Nazionale femminile portata per la prima volta alle Olimpiadi e perduta per bestemmia reiterata così sgradita al sensibile Petrucci che poi ne ha sentite di peggio, dalle coppe con Torino, alle fatiche con Verona. Per lui i fiori della vittoria che altri si sono mangiati e si mangeranno se le magate si riveleranno in rima con altre cose meno gradevoli.

6 Al presidente PETRUCCI che urla al basket di vergognarsi per certi dirigenti, per certe persone che non cambieranno mai, per i messaggi minacciosi. Ora faccia pure i nomi. La crociata merita di essere combattuta per la prossima purificazione se non  dovesse andar bene l’Europeo dell’illusione in Slovenia. Intanto si goda la Torino che con Pillastrini è tornata in alto, adesso aspettiamo le carte dorate per Treviso e Fortitudo. Darsi da fare.

5 Alla RAI che considera troppo caro il prezzo per avere dalla FIBA l’eurobasket con Azzurra Tenera. Possibile che si ragioni ancora in questo modo quando c’è da servire una platea non tanto vuota come dimostrano i palazzi e anche il piccolo share.

4  Al BROWN magico dell’eurolega, di tante partite, che ci fa litigare con la competenza: sarà un fenomeno, lo è in molti casi, ma non  vorremmo mai dipendere dal suo umore di viandante del basket.

3 Al POLONARA che, come tanti giocatori, chiede sempre un supplemento di decibel al pubblico che già urla. Quando la gente in campo si comporta così ci fa venire il dubbio che non abbia la testa nella partita, nella fatica, nella sofferenza. Ce lo spiegò una volta il grande Gianfranco Pieri quando, avidi di tutto, domandavamo se il tifo in tribuna era davvero la spinta in più:”Quando sei dentro e hai tanto a cui pensare, difesa, attacco, compagni, squadra, non puoi sentire cosa urlano da fuori”. Cercate di capirlo cari ragazzi del coro e non ce la prendiamo con l’ultimo Polonara zoppicante, ma con quello che era un po’ volato via al momento di raccogliere il lavoro di rieducazione.

2 Ad Ettore MESSINA se pensa di esssersi fatto perdonare per la vittoria nella coppa VTB contro Kazan dopo averci spinto fra i granchi nella rocca dell’incompetenza in quel venerdì nero dove scoprimmo una sua squadra non squadra e Siena seppellita da oltre 100 punti, lei che viveva sulla difesa. Siena ha rimediato davvero e Milano che le inflisse quella umiliazione lo sa, lui ci sta provando, ma è sempre sotto inchiesta per imborghesimento precoce preso con virus californiano.

1 All’EUROLEGA che non riesce a farsi capire dalla Fiba come ai tempi in cui il denaro non profumava e tutto si fermava per colpa dei soldi. Rimettiamoci qualcosa tutti, ma andiamo avanti.

0 Ai TROMBETTIERI da Palasport, ai SUINOBALILLA che tirano pietre  fuori dai campi, accendini e roba varia nei loro raid oltre il regno dell’idiozia. Caro basket o ti difendi subito e non fai pagare la stessa multa a chi esplode per mille provocazioni e a quelli che provocano oppure si andrà al massacro nel paese dove i palazzi sono obsoleti, dove se i mascalzoni lo  vogliono si ferma tutto. E’ già un tormento  quel massacro dei fischietti similarbitro che spezzano ogni armonia del campo dove poi, arbitri veri, o presunti, non ci mettono niente a far stonare giocatori e tribune.

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