Il massaggiatore di Bradley

11 Aprile 2011 di Oscar Eleni

di Oscar Eleni 
Gli infortuni di Gallinari e Bargnani, gli antennisti di Sportitalia, la zona di Lardo, il Simmenthal del ’66 e gli uomini della vera Olimpia. Voti a De Sisti, Proli, Jaric, Civolani, Wabara, Lawson e Bucks.

Oscar Eleni dalla foresta di Arenberg dove porteremmo volentieri gli azzurrabili per la Lituania chiamati da Cuzzolin e Panichi a Roma dove la banca dati sulla condizione fisica dei prescelti deve arricchirsi di nuove informazioni, soprattutto adesso che Gallinari si fa male ogni tre partite, che Bargnani salta spesso la minestra Nba per dolori sparsi, con Belinelli che non ha più la freschezza dei primi mesi. Portarli sul sacro pavè con in tasca soltanto il pane dei ciclisti a dislivello zero, farli saltellare sui blocchi di basalto erosi dal tempo come ci racconta benissimo Marco Pastonesi sulla Gazza che i giornalisti di valore li nasconde spesso. Se ci vanno loro andremo anche noi, non tanto per togliere chili alle proteste di una bilancia mai sazia, quella sì, non noi poveri bulimici, ma per autopunirci perché da un un po’ di tempo, forse anche troppo, siamo stati arruolati dai tifosi dell’Atletico Madrid per la loro passeggiata di dolore nella strada degli elefanti. E’ stata chiamata così perché i sostenitori della squadra madrilena se ne tornano spesso a casa, dopo delusioni sportive, camminando in quella calle scuotendo il testone, proprio come gli elefanti.
Dicono che lo facciamo anche noi quando andiamo a vedere le partite, soprattutto quelle dell’Olimpia che oggi porta il marchio Armani Jeans. Dopo lo scontro con spade di latta fra Milano e Virtus ci siamo guardati intorno e abbiamo scoperto che gli unici con un vero sapore di amaro in bocca eravamo proprio noi come dice il Bruno Bogarelli che assiste Dan Peterson nella felice solitudine di questa avventura di Nonno semifreddo, un sostegno morale dal suo datore di lavoro, da un appassionato di basket e di sport che ci ha regalato vetrine luminose per categorie dimenticate, anche se adesso, per troppi, c’è l’amarezza di non avere sempre il segnale SportItalia sul digitale. Lui promette l’invio di un antennista ai più disperati, ma resta il vuoto se non hai la parabola. Il Bogarelli confessore chiede più ottimismo per l’Olimpia, ma si fa davvero fatica a capire cosa succede lassù, sul monte dove gli allenatori sono le persone più sole del mondo anche se Peterson recita bene la parte e coinvolge i suoi assistenti quasi non ricordasse più lo spartito: insomma un Beethoven assordato dai rumoracci del Forum (caro presidente Proli, siete sicuri che la gente impossibilitata a scambiare almeno una parola con il vicino di posto gradisca questa tortura giovanilistica e futuristica dove i marinettiani elogiavano il fracasso?), alla ricerca di amici, non se la prende più con gli arbitri, con i giornalisti, ama persino i giocatori infidi e senza contratto, quelli con la faccia da Pisolo, quelli che un giorno danno tanto e poi si pentono. Insomma non riusciamo a vedere progressi mentali nell’Armani che si gioca il secondo posto con Cantù, che aspetta con ansia il pavè del recupero contro Siena per capire se dovrà mangiare più polvere del Cancellara tradito.
Sono giorni di grande confusione e quando pensavamo che il futurista Sabatini la pensasse come noi, dopo la partita della Virtus al Forum, abbiamo scoperto che invece gli era sembrata davvero Solar quella squadra che dormiva sotto la zona canadese di Lino Lardo, pure lui contento della reazione umana del gruppo. Da elefanti con memoria lunga ragioneremo sul tutto alla fine come ci invitava a fare il Carlo Recalcati nel periodo di preparazione di una Cimberio che ama la par condicio: regala più ai poveri della classifica che ai ricchi e sarà per questo che ha dato a Teramo lo stesso ossigeno regalato a Brindisi o Biella, pronta però a pentirsi appena arriva a Masnago una centuria più ricca ed ambiziosa. Vedremo se sarà così domenica contro Milano che si è infilata nella foresta contro la Virtus, ma troverà i tratti a 5 stelle proprio nelle trasferte psicologicamente faticose. La storia di Milano è passata sempre da quelle contrade, come Varese, Caserta e Pesaro, nel faccia a faccia con Cantù della dodicesima di ritorno. Se tutto va bene come dicono lo sapremo presto e resteremo isolati fra le pietre che ci siamo meritati.
A proposito di meriti. Bisogna dire che Livio Proli ha fatto una bella cosa organizzando la giornata del ricordo per la prima coppa europea vinta da una squadra italiana, per la coppa campioni del 1966 conquistata dal Simmenthal nella finale del primo aprile a Bologna contro lo Slavia Praga, anche se forse il capolavoro vero era stato battere l’Armata Rossa. Il giorno della memoria per chi a quei tempi era protagonista e rivedere sul campo Iellini, bello abbronzato, ironico, di fianco a Gianfranco Pieri che fu il suo grande tutor nel passaggio di consegne fra triestini pensanti, ci ha fatto emozionare. Bello rivedere anche Nane Vianello pomo della discordia con Varese in giorni gloriosi, un mancino che tirava bene davvero e che adesso si gode la vita dove c’è sempre il sole. Intrigante sapere da Massimo Masini del suo lavoro per i giocatori di basket che hanno avuto vite difficili, lui che amava i cavalli e odiava le battaglie troppo esasperate del centro area per far impazzire gli avversari con il suo bel tiro dal cielo. Sul campo anche Giandomenico Ongaro, simbolo di una scuola Olimpia che dovrebbe rimettersi a produrre davvero qualcosa più di fotografie ricordo, sul legno bianco anche il Franco Longhi che forse non ha avuto tutto quello che meritava.
Ma nel gruppo ex giocatori c’erano due personaggi che hanno rappresentato la società al meglio in quello che facevano: Andolfo Basilio e Angelo Cattaneo. Il primo era la mente economica nel regno di Bogoncelli e Rubini, ma era anche la coscienza critica del gruppo, l’uomo dall’ironia pungente che sapeva arrivare al cuore e al cervello dei suoi campioni e persino del grande principe. Il secondo era il fisiodutur dalle mani magiche che incantarono persino il senatore Bradley che lo ringraziava sempre alla fine di ogni massaggio, che lo trattava certo meglio del grande allenatore, del grande presidente che gli facevano scontare richieste minime di aumento stipendio escludendolo, magari, dalla foto di gruppo. Per il novantunenne Cattaneo anche Dan Peterson ha fatto un passo indietro: stava tornando verso la panchina perché mancava poco alla partita contro la Virtus, ma non poteva rinunciare a quell’abbraccio sincero con un uomo che è stato importantissimo negli anni d’oro della seconda Olimpia, così distante dalla terza di Stefanel, dalla quarta del regno povero, dalla quinta di Corbelli e, ora, dalla sesta di Giorgio Armani.
Prima delle pagelle proiezioni classifica a 5 giornate dalla fine: 1 Siena e ti pareva, con il rischio, per gli altri, che arrivi in fondo al campionato avendo perso in tutto 2 partite, 2 Cantù a 44, 3 Milano 42, 4 Treviso e Caserta, le grandi peccatrici d’inizio stagione a 30, 6 un bel gruppo con 28 sul libretto: Bologna, Avellino, Varese, Cremona e Roma. Fuori gioco Sassari e Montegranaro con 26, più indietro Pesaro a 24, e poi inferno per Biella 22, Brindisi e Teramo 20. Sono ammessi scongiuri e gestacci.
Pagelle sul pavè  
10 A Mario DE SISTI perché il suo basket bisex era frizzante, perché il suo modo di stare nel basket era divertente, perché al suo settantesimo compleanno ha potuto vedere alzare i calici a tantissimi amici, cominciando dagli instancabili Meneghin e Bonamico che
sanno come dimostrare la gratitudine del mondo che li ha scelti come presidenti, Dinone come numero uno, Marco il marine come colonnello della Lega due.  
9 A Livio PROLI e all’ARMANI per il ricordo della coppa dei campioni vinta nel 1966 dal Simmenthal. Per la scelta ludica dell’intervallo con i ginnasti danzanti sul legno. Peccato che non si possa far niente per la musica.  
8 A Marko JARIC che ha trovato il modo per far uscire di nuovo la rabbia che lo rendeva unico nei suoi anni splendidi con le squadre di Bologna.  
7 A Gianfranco CIVOLANI che ci ha regalato la storia del Palasport di piazza Azzarita mettendo il suo sapere, la sua ironia, mettendo la classe che ne ha fatto un personaggio unico nella storia del giornalismo, a parte qualche iperbolico incontro con Pelè, dandoci speranza che, passata la tempesta qualcosa ritornerà a crescere nel grande giardino bolognese adesso che finalmente hanno sfrattato Sacrati dal PalaDozza, proprio in questi giorni difficili dove Sabatini fa capire che ridimensionerà una grande Virtus già ridimensionata dal tempo puntando verso Torino dove, sia chiaro, non gli daranno gratuitamente né il basket, né, tantomeno, il calcio.  
6 Ad Abiola WABARA la ragazza di Parma di origini nigeriane, l’azzurra insultata dagli schifosi che erano al palasport di Como, per aver accettato con il sorriso le scuse dei farisei che, pur vergognandosi, cercacano scuse banali. Un caso emblematico, tipico di un paese dove la colpa è sempre degli altri.  
5 Agli ARBITRI SPAGNOLI perché dopo aver visto Real-Barcellona ci siamo resi conto che il loro modo d’interpretare il gioco è davvero due leghe avanti al nostro confuso ondeggiare fra severità per stupidaggini e intolleranza per battaglie fra uomini alti, grossi e pesanti. Siamo invidiosi, ma si capisce anche perché da loro il basket prospera.  
4 Agli ARBITRI e al COMMISSARIO della partita dell’infamia di Como, quella degli insulti razziali, che si sono giustificati per non aver scritto nulla a referto perché erano già in spogliatoio o, perché, avendo visto avrebbero dovuto poi far squalficare anche la giocatrice che aveva reagito. Patetico.  
3 A Ty LAWSON, artista dei Denver Nuggets dove Gallinari si fa male troppo spesso, perché le sue 10 triple in fila da distanza NBA faranno diventare più golosi i disperati mercenari che girano da noi sognando un mondo che non li ha voluti.
2 A MILWAUKEE fuori dai playoff NBA perché ci eravamo convinti, dopo certe partite capolavoro di Jennings e di altri abiurati dall’italbasket, che da quelle parti l’aria fosse speciale. Non è così.
1 A BRINDISI, TERAMO e BIELLA per le sofferenze che stanno facendo provare ai loro sostenitori. Non doveva andare così, ma resta aperta la porta sul problema retrocessioni: un tonico per i campionati, dicono, ma anche una barbarie che brucia ogni esperimento coraggioso.  
0 Ai CINICI che scherzano sul caso Wabara dicendo che, finalmente, il basket femminile, a cavallo di onde anomale e debiti assurdi, ha trovato spazio mediatico. Da vergognarsi e certi dirigenti dovrebbero essersi già dimessi.
Oscar Eleni

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