Il mago di Ozil

13 Giugno 2010 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Pochi gol, errori dei portieri ma soprattutto dei centrocampisti dovuti all’orrido Jabulani, dibattiti sull’importanza culturale della vuvuzela. Sudafrica 2010 non è ancora davvero decollato, anche se storicamente le prime partite dei gironi sono sempre le più bloccate. Le seconde quelle con gli attacchi che si svegliano, le terze quelle più farlocche, niente disseta come l’acqua e per imparare le lingue bisogna andare sul posto. Sia come sia, delle aspiranti al titolo scese in campo hanno finora fatto una buona impressione solo Argentina e Germania.
I tedeschi hanno avuto la strada spianata da un’Australia in parte invecchiata e in parte con giovani senza futuro, allenata da un olandese di qualche categoria inferiore rispetto a quello di quattro anni fa. Onore a Schwarzer, Neill, Mooore, Chipperfield, Emerton, Grella, Culina e Cahill, tutti titolari e tutti dai trenta in su (e non sono entrati Bresciano e Kewell). Hanno dato tanto e senza quel tuffo di Grosso avrebbero ottenuto di più. Il 4-4-2 nelle intenzioni blindato non ha limitato i danni di fronte alle triangolazioni velocissime dei tedeschi, con Ozil e Mueller scatenati. Klose e Podolski in nazionale hanno una dimensione diversa, ma se per il giocatore del Bayern Monaco c’è una spiegazione (è un attaccante molto particolare, con zero dribbling e un tiro debole) per quello del Colonia la mancata esplosione a livello di club continua ad essere un mistero. Clamorosa la prova di Lahm, è difficile che la Germania inizi un Mondiale in tono minore e forse in prospettiva non è un bene. Ogni giudizio dura fino alla prossima partita, ma finora Low è l’unico c.t. delle grandi ad avere messo in campo una parvenza di squadra.
La Serbia ha sulla carta il più forte quartetto difensivo del Mondiale, Ivanovic-Vidic-Lukovic-Kolarov, ma è rimasta vittima dell’assenza di creatività (escluso Jovanovic sulla sinistra), dell’organizzazione del Ghana e del fallo da rigore più netto in 19 edizioni della Coppa. Autore uno sciagurato Kuzmanovic, artefice quindi della prima vittoria africana: il tocco di mano dell’ex viola è arrivato proprio quando Antic era riuscito a girare la partita inserendo Lazovic per uno Zigic quasi sempre fuori posizione ed impreciso nelle due (una enorme) occasioni avute. Da notare che la Serbia era in dieci per l’espulsione di Lukovic, ma va detto che il Ghana non ha rubato: interpretazione difensivistica del 4-2-3-1, con Gyan scatenato ed alcune esclusioni coraggiose (Appiah, ma soprattutto Muntari), difensori bloccati, nessun anarchico a rovinare i piani di Rajevac. Nella Serbia pessimo Krasic, spento Stankovic, Pantelic non è mai stato davvero pericoloso. La situazione è per Antic difficilmente salvabile, se Germania e Australia continueranno ad essere simili a quelle viste poco fa. Il Ghana si è confermato la meno africana delle nazionali africane: non per i club di appartenenza dei giocatori, perchè anche altrove si va a giocare in Europa, ma per la capacità di remare tutti nella stessa direzione senza voler per forza dimostrare di essere più bravi. Non sappiamo da cosa dipenda, ma anche i tornei giovanili parlano chiaro.
Anche noi fanatici di questa manifestazione dobbiamo ammettere che Slovenia-Algeria è andata oltre i confini dell’inguardabilità, per il ritmo ma anche per la modestia dei singoli interpreti. La Francia B è stata per tutta la partita ad aspettare le avanzate di una Slovenia che non avanzava: generica superiorità del 4-4-2 di Kek, ma con Novakovic poco mobile e Dedic non pervenuto i pericoli per l’Algeria sono stati pari a zero. Saadane aveva costruito la squadra per favorire le invenzioni di Ziani, ma dal piede dello Zidane dei poveri (nato in Francia da padre originario della Cabilia) sotto gli occhi dello Zidane vero non è partito un solo assist decente per Matmour e Djebbour. Quest’ultimo è stato anche sostituito dal senese Ghezzal, che in un quarto d’ora è riuscito a farsi espellere. Nessun assalto sloveno, ma solo un modesto destro da fuori area del capitano Koren che con la fattiva collaborazione dell’Adidas Chaouchi non è riuscito a prendere. Con il Mondiale a 32 squadre è purtroppo possibile che ci sia alla fase finale una squadra come l’Algeria, ma è comunque incredibile che questa Slovenia senza gioco e senza individualità rischi di andare agli ottavi di finale in caso di buona prova con gli Stati Uniti. Vent’anni fa ci si stupiva delle prodezze o delle nefendezze di squadre di sconosciuti, ma dei quarantasei convocati dai c.t. venti algerini e ventuno sloveni giocano nei principali campionati europei. E’ il problema della classe media, non solo nel calcio: può esserci o non esserci, in ogni caso della sua esistenza importa a nessuno.
stefanolivari@gmail.com
(appuntamento a pochi minuti dopo la fine di Italia-Paraguay)

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