Il maestro Allievi

13 Ottobre 2011 di Oscar Eleni

di Oscar Eleni
La lettera ad Obama, la notte della Parini, i compagni di Bob Lienhard, il cuore di Corsolini e la famiglia allargata di Cantù.

 

Oscar Eleni nella baia di Buccari, arruolato da Costanzo Ciano per una beffa da vivere fra l’isola di Cherso e la costa istriana. Spero nel buon cuore dei pochi lettori di essere capito, perché oggi, dopo la lettera di Sabatini al presidente degli Stati Uniti Barack Obama, abbiamo finalmente le idee chiare sul caso Bryant: lo vestano da ambasciatore per farlo vedere ai giovani italiani annidati sui MAS delle tribune delle nostre modeste dimore cestistiche, anche se in tempi di crisi non riusciamo ancora a prevedere chi darà più quattrini di quelli che il popolo Virtus ha versato nella prima giornata di campionato. Anche Milano che pure potrebbe proporre uno scontro Kobe-Gallo ha dato molto nella prima giornata ed è davvero strano che si insista sul super incasso per pagare esibizioni, perché nelle tasche della gente non c’è poi così tanto da prendere. Spese a carico del destinatario, si capisce ma… Ci voleva questa mossa “ geniale” per farci vincere l’apatia dell’escluso, di chi non capisce il gioco e in fondo non lo ama come quelli che vorrebbero stare in cattedra e non sanno comunicare.
Serviva una scossa per uscire dalla tana degli orsi infelici che per qualche giorno erano rimasti incantati davanti al miele di una serata speciale, straordinaria, come quella dall’ASD Cantù per la Meravigliosa avventura che ha fatto di Aldo Allievi il vero gigante di queste giornate dove in troppi sparano colpi alla cieca sulla pentola della cuccagna sperando di passare alla storia. La notte della Parini ce la porteremo dietro per tanto tempo e ogni volta che parleremo con i nuovi consoli del basket italiano li misureremo sulla statura del sciur Aldo, ogni volta che sentiremo squittire i topolini stregati da formaggio rancido ci ricorderemo del lunedì di ottobre, giorno dieci, nella vecchia palestra dove Cantù, guidata dal veterinario Boris Stankovic, un genio come allenatore, come dirigente, come uomo di sport, vinse il suo primo scudetto, un titolo che apriva la grande corsa verso dieci trofei europei come soltanto il Real Madrid può vantare.
Abbiamo passato notti infelici perché non volevamo invadere il terriotorio della grande famiglia del Cantuki che spesso ci ha ospitato, che ci ha dato tanto, tenendoci sempre, con gentilezza, sulla porta come del resto in quel lunedì sacro dedicato al Sciur Aldo e alla sua famiglia allargata, quella dove crescevano uomini che ci hanno fatto vibrare nelle vittorie e ci hanno insegnato anche molto nelle sconfitte. Insomma, abbiamo fatto un po’ come l’orso Lienhard che ha preferito stare fuori dalla Parini dove invece c’era la sua moglie canturina, dove c’erano i compagni di viaggio per tante avventure, quelli che, come ha confessato Carlo Recalcati, boicottavano ogni nuovo straniero in arrivo per difendere il posto del grande Bob. Una rivelazione che ci ha accompagnato nella serata della commozione meritata, che ci ha fatto scattare in piedi più di una volta per l’applauso ai protagonisti della meravigliosa avventura che danzavano ironicamente sulla storia, inseguendosi, abbracciandosi, beccandosi, spiegando bene come si costruisce un capolavoro senza cuffie isolanti, dove i viaggi avevano un senso: serietà sul campo, amicizia vera fuori dalle linee. Non tanti soldi, neppure per una pizza insieme, ma si brindava lo stesso.
Per comprendere tutto ci voleva, però, un magnifico cantore e siamo orgogliosi di aver riscoperto Gianni Corsolini nella sua forma migliore, anche adesso che cammina tutto storto, anche oggi che finge di non essere all’altezza e qualche volta non ricorda tutto alla perfezione, anche in giornate dove litiga ancora con la Mara perché una coppia così, nata nel cuore vero di Bologna, prestata al mondo del basket da Cantù a Udine, resterà come patrimonio per l’umanità cestistica che ora si sbrana aspettando il Mamba. Qualunque cosa accada in questa stagione dove il campionato promette di essere bello, dove l’Europa potrebbe anche lasciarci uno spazio vitale, noi saremo sempre fra le sedie e le tribune della Parini, attenti a non svegliarci, convinti, come Taurisano, che il sciur Aldo sia davvero con noi perché lo cerchiamo sempre andando verso Cantù o il Pianella, così come passeggiando per via Indipendenza a Bologna diamo sempre un‘occhiata piena di speranza al tavolo del Diana dove Torquemada Porelli ci portava verso paradisi perduti come quelli della grande scuola jugoslava, dove voleva che fossimo presenti con lui alla serata d’addio di Rato Tvrdic, alle cene con Novosel, alle serate con il professor Nikolic.
Recalcati, Della Fiori, Davide Bisana e Paolo Aiani siate benedetti insieme alla vostra fondazione. Noi c’eravamo e c’erano anche l’Alfredo (Broggi), il professore (Klinger), Aldo Allievi e la sua famiglia allargata, Lietti e Morbelli, persino Burgess che aveva imparato a giocare a calcio mentre costruiva il muro di Cantù insieme a “Cagna” De Simone e a Merlati, c’erano, in spirito anche Gianni Menichelli e il Grigo, c’eravamo con i grandi nemici Meneghin e Cappellari, Toto Bulgheroni, c’era il Guzzetti che fu mecenate delle grandi invenzioni, c’era Aldo Vitale un dirigente di qualità. Eravamo tutti presenti, soprattutto gli “assenti”, stregati da quella luna corsoliniana che ci servirà a naufragare dolcemente nella baia di Buccari quando verrà il momento.

Oscar Eleni
(13 ottobre 2011)

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