Il giurato spagnolo

21 Luglio 2010 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Fra Totti e tutto ciò che non è Roma si sta combattendo ormai una guerra asimmetrica, nel senso che c’è in campo un solo esercito mentre quello avversario esiste solo in negativo. Cioè in quanto non romanista, una specie di armata del Male definibile come ‘Quelli che ci odiano’, che a seconda dei giorni prende le sembianze di Balotelli, Maroni, Capello, eccetera.
Due i concetti base che sono dati per scontati dalla maggioranza di simpatizzanti e antipatizzanti (noi siamo fra i secondi, non per il valore del giocatore ma per l’atteggiamento da bullo impunito e impunibile): il primo è che chi crititica Totti, anche solo per un fallo di gioco, lo faccia perchè implicitamente ce l’ha con la capitale, mentre il secondo è che la Roma rappresenti tutti i romani. Due colossali idiozie, che servono a vendere (sempre meno) giornali ma che sono anche infondate. Un personaggio pubblico può quindi essere criticato solo da qualcuno nato nella stessa città? Visto che il calcio di club interessa a meno di un quarto della popolazione italiana e che Roma è piena di interisti, milanisti e juventini (anche di laziali!), l’equazione di Totti è buona solo per quei botta e risposta che danno un senso all’esistenza dell’Ansa. Ma forse ci sbagliamo e anche il giurato spagnolo del Pallone d’Oro è invidioso.

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