Il giornalismo del verosimile

6 Novembre 2007 di Stefano Olivari

Dopo il secondo successo consecutivo in un Masters Series e dopo aver espletato l’obbligo di presentarsi in sala stampa per dire le solite banalità, David Nalbandian si è appartato con un paio di giornalisti di sua fiducia e ha detto finalmente la verità. Ha raccontato di come sia stato capace di uscire dal suo personale tunnel e di come sia riuscito – negli ultimi due tornei che contano – a battere i primi tre della classifica mondiale (e i primi due per ben due volte) con irrisoria facilità. Nessuno ha potuto pubblicare le parole di Nalbandian perché i giornalisti amici non hanno ancora deciso se rivelare quanto hanno sentito. Ma noi della settimana Sportiva, grazie a un amico che lavora vendendo panini all’interno del palazzo di Bercy e che è passato di lì per caso, abbiamo la grande esclusiva. Sappiamo tutto, eco la verità di Nalbandian.
“Noi argentini, si sa, siamo molto chiacchierati e in effetti so che ora la gente penserà che i miei ultimi risultati siamo condizionati da qualcosa di strano. Vi dirò la verità: è vero, mi dopo, lo faccio da anni e non sono l’unico. Prendo Epo, tipo quello del dottor Fuentes, solo che bisogna stare attenti a dosare il tutto perché funzioni nel momento giusto. Avete presente Coria? Ecco, a lui durante la finale del Roland Garros di qualche anno fa contro Gaudio si è spenta la luce proprio sul più bello, mi avesse ascoltato… E avete presente Gaudio? Ecco, l’avete mai più rivisto? Insomma, è inutile che facciamo tutti le verginelle, noi e voi: alla gente va bene venire a vedere gente che randella come matti, a noi serve restare in forma anche quando non ne abbiamo più per guadagnare tanti soldi, e voi giornalisti senza di noi non sareste nessuno. L’Atp? La federazione internazionale? Non fatemi ridere: secondo voi non sanno nulla? Dunque, ecco la verità: volete ora forse scrivere tutto? Fatelo, poi vediamo cosa succede. D’altro canto di Federer ce n’è uno, tutti gli altri son nessuno. E per batterlo c’è bisogno di un aiutino. Mi chiedete perché mi sono bombato proprio adesso? Ma perché ho scoperto che si possono guadagnare tanti soldi: ho fatto aprire al cugino del fratello di mio cognato un conto su un sito internet. Lui scommette su di me e i soldi glieli dò io: ovviamente le vittorie su Federer, Nadal e Djokovic erano pagate benissimo. Ma io sapevo che avrei vinto. Poi c’è il mio amico che gioca i futures e i challenger: vi dò nome e cognome, settimana prossima perderà 7-6 al terzo. Ecco: questo è tutto. Volete scriverlo? Fate pure. Io intanto vado a ritirare l’assegno…”.
Ps. Ovviamente (ma è sempre meglio specificare) quanto avete letto è tutto falso. Diciamolo: c’è forse mai qualcuno che possa credere che una cosa del genere sia verosimile?

Marco Lombardo
marcopietro.lombardo@ilgiornale.it

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