Il fuoco sacro di Brown

25 Aprile 2008 di Stefano Olivari

Larry Brown ha ancora il fuoco sacro. O perlomeno una buona offerta in mano per tornare ad allenare nella NBA (anello 2004 con i Pistons, con l’ottanta per cento del quintetto uguale a quelli di oggi), se non addirittura a livello di college (nel 1988 vinse il titolo NCAA con Kansas). Altrimenti non non si sarebbe dimesso dalla carica di vicepresidente esecutivo dei Philadelphia 76ers, anche se dopo il licenziamento di Billy King dalla presidenza l’addio di Brown (suo head coach a Indiana, fra l’altro, oltre che sponsor del suo arrivo a Phila nel 1997) era nell’aria. Nessuno comunque al mondo aveva pensato che quello da dirigente sarebbe stato il suo modo per chiudere con il basket. Troppo bruciante il fallimento sulla panchina dei Knicks 2005-2006, con Isiah Thomas dietro la scrivania, per non volersi regalare a 67 anni un ultimo hurrah di quelli giusti. Finora fra college, ABA ed NBA Brown ha allenato in undici posti diversi: non è detto che ce ne sia un dodicesimo, visto che fra i mille rumor che si sono letti il più intrigante è quello riguardante un ritorno sulla panchina dei Knicks. Se lo meriterebbe.

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