Il dolore che consola

2 Gennaio 2011 di Libeccio

di Libeccio
L’Italia di Bearzot,  la discontinuità di Benitez, il progetto Leonardo e l’ultimo giro per Cassano.

1. Ci sembra giusto iniziare il 2011 ricordando per l’ennesima volta Enzo Bearzot. Antitaliano per eccellenza, proprio perché non ha mai recitato la parte dell’antitaliano. Al di là del dolore, l’eco vastissima (un misto di dispiacere etico e cordoglio generazionale) che la sua scomparsa ha generato ci ha fatto ritenere che forse non tutto è perduto per i destini della nostra nazione. Un uomo tutto di un pezzo, essenziale e sobrio con spietatezza, dotato di uno spessore umano come pochi che come pochi sapeva nascondere ai più, refrattario alle cricche e a qualsiasi cosa non fosse declinabile con il lavoro, l’onestà, l’abnegazione, la serietà assoluta, il merito. Ogni morto famoso è per i media un grande uomo, ma statisticamente capita che a volte questo sia vero.

2. Su Rafa Benitez abbiamo appreso una indiscrezione che, considerata la serietà della fonte, crediamo sia vera almeno al 90%.
Sembrerebbe che durante il primo incontro con la squadra schierata Benitez abbia pronunciato le seguenti parole: “Sicuramente in questi anni avete vinto molto.
Sicuramente l’anno scorso avete vinto tutto, ma da adesso in poi imparerete anche a giocare al calcio”. Veloce sguardo tra tutti i giocatori in circolo e comune decisione di pollice verso. L’avventura di Benitez all’Inter è nata e morta quel giorno, perché da quel giorno i giocatori hanno giocato più per
onore di firma (le occasioni importanti) ma senza troppo sprecarsi. E comunque la scintilla mai è scattata con nessuno di loro. Noi però non abbiamo condiviso la decisione di esonerare (esonero è stato, al di là dei tecnicismi) il tecnico spagnolo e gli riconosciamo notevoli doti professionali e di serietà. Aveva capito, prima di quei giocatori che lo hanno fatto fuori dopo il primo incontro, che per vincere alla Mourinho, contro tutto e contro tutti (marginale il fatto che i nemici esistano o no), devi avere Mourinho. Marcare una discontinuità era e rimane la strategia migliore, se no meglio l’originale.

3. Leonardo è il nuovo allenatore dell’Inter e lasciando perdere le conferenza stampa ogni cosa lascia intendere che sia una soluzione ponte in attesa che prendano forma candidature più forti, a meno che a maggio non venga alzata di nuovo la Champions League.
E’ aperto il dibattito sulla opportunità di questa scelta, in luogo di quella (Zenga o Baresi) che forse sarebbe parsa più lineare e auspicata dalla tifoseria interista. Anche perché la scelta Leonardo implicitamente farà dire a molti che l’Inter non è in grado di esprimere un suo ex giocatore di livello per gestire la restante parte della stagione. Hanno contato poco o nulla lo sgarbo indiretto al Milan e molto di più le doti di competenza ed equilibrio che in molti riconoscono a Leonardo, oltre al suo modo del tutto atipico (un misto di fermezza e orgoglio) di rescindere il rapporto col Milan ed in particolare con il suo presidente abituato in genere a gente molto più malleabile. Con lo spogliatoio dalla sua parte l’Inter potrà finire il campionato in crescendo, non abbastanza per lo scudetto ma abbastanza per stare tranquilli ad aspettare. Il Grande Ritorno o un allenatore da progetto a lungo termine, quale era Benitez.

4. Cassano è una primadonna che rende al top solo se viene trattata come tale, in ogni caso questo top viene espresso con discontinuità e limitandosi al compitino nelle occasioni importanti.
Questo riteniamo sia il limite più vistoso dell’ultimo acquisto del Milan se considerato nell’economia della squadra e non guardando solo le sintesi delle partite (dove in molti sembrano Messi). Per vari aspetti il miglior Cassano è stato quello di Roma, dove godeva di considerazione ma nessuno lo metteva sullo stesso piano di Totti. Una situazione che lo faceva impazzire, ma che in campo per qualche tempo è stata produttiva, una situazione che magari si ripeterà con Ibrahimovic. Di sicuro in questi primi mesi di ‘bonus’ Cassano può dare al Milan la spinta decisiva verso lo scudetto e a se stesso il primo trofeo importante.

Libeccio
(in esclusiva per Indiscreto)

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