Il calcio batte i calci

11 Luglio 2010 di Stefano Olivari

Vince chi prova a giocare a calcio, cosa che non sempre accade. Perde l’intimidazione fisica, tollerata da un arbitro di qualità ma nell’occasione più importante disastroso. Pareggiano gli stili di gioco, quello avvolgente e quello equilibrato, entrambi penalizzati dalle forze ormai al minimo. La Spagna campione del mondo è comunque un messaggio positivo che va oltre una finale piena di episodi, che ogni minuto sembravano far cambiare direzione al risultato.
Senza trovare i significati storici e geopolitici che in questi casi sembra obbligatorio trovare, vuol dire la squadra europea che maggiormente privilegia la creatività (che non è il famoso trequartista non convocato dal c.t. cattivo) e la costruzione può adesso mettersi sul petto una medaglia sul petto da mostrare ai teorici della concretezza e del ‘sono stati poco lucidi sottoporta’. Quattro falsi uno a zero di fila per diventare l’ottava squadra a entrare nella leggenda, guidata da un Del Bosque che non ha voluto rubare il palcoscenico ai giocatori nemmeno durante i festaggiamenti. Ha confermato Pedro in attacco, viste le condizioni di Torres (che non a caso si è stirato dopo dieci minuti, quando è entrato), a partita in corso ha tirato fuori la carta già provata nel girone: Navas largo sulla destra, tutti gli altri ad inserirsi. Ha anche messo Fabregas, per meri motivi numerici quinto dei quattro Beatles di centrocampo, che è stato l’artefice del miglior quarto d’ora di gioco (cioè il primo tempo supplmentare) della finale. L’Olanda è stata tatticamente la solita Olanda perfetta vista fin dalla prima partita, ma con un’aggressività che non si era vista nemmeno contro il Brasile. Un’aggressività sfociata presto in intimidazione, complice il metro di arbitraggio di Webb. Ma anche se l’arbitro fosse stato Bruce Lee non avrebbe potuto esimersi dal buttare fuori De Jong per il calcio nel petto a Xabi Alonso a metà primo tempo. Invece il centrocampista del Manchester City è stato in campo fino ai supplementari e la partita si è così trasformata nell’ennesima partita falsata di un Mondiale che avrà almeno il merito di introdurre una minima svolta tecnologica negli arbitraggi. Anche Van Bommel le ha provate tutte per farsi espellere, ma l’onore è toccato solo a Heitinga per il secondo giallo su un fallo di ‘sacrificio’ su Iniesta. Eravamo sicuri che la Spagna sarebbe stata travolta, in un tipo di partita del genere, invece ha tenuto grazie ai vituperati palleggiatori ed ha rischiato la morte sportiva solo su due contropiede di Robben: sul primo Casillas clamoroso, sul secondo ha scelto Robben di puntare più al gol che all’espulsione di Puyol. Non molte di più le occasioni per la Spagna (Sergio Ramos, Villa, Iniesta) ma infinite le situazioni di pericolo create in undici contro undici. Webb ha impedito il corretto, stando ai falli commessi, undici contro nove forse perchè nessun arbitro al mondo vorrebbe mostrare cartellini rossi in una finale, ma alla fine ha vinto chi insieme al Brasile ha mostrato il gioco migliore di questo Mondiale. Onore all’Olanda, splendido insieme di campioni, gregari intelligenti e picchiatori, che prima della finale ha incontrato solo un avversario del suo livello (insomma, tutto come l’Italia 2006 tranne la coppa alzata), il credito del 1974 e soprattutto del 1978 non è stato ancora riscosso. Su tutto prevale il dispiacere che il torneo sia finito, proveremo nei prossimi giorni a dare un senso al tutto. Anche se possiamo anticipare che un senso non c’è, al di fuori della gioia di guardare qualcosa che interessa in tutto il mondo.

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