I voti di Jack Warner

3 Maggio 2008 di Stefano Olivari

Per capire come funziona la FIFA dei tempi moderni, quella per intenderci del dopo ISL, il testo fondamentale è ‘I padroni del calcio’ di Andrew Jennings (in Italia edito da Piemme). Il giornalista inglese analizza la struttura del potere blatteriano, senza demonizzarlo ma spiegando il perfetto meccanismo di consenso creato dal dirigente svizzero: con il voto di scambio che diventa una scienza esatta utilizzando Mondiali giovanili, programmi di sviluppo vaghissimi, iniziative terzomondiste senza il minimo controllo della destinazione dei fondi e sopratutto l’invenzione di una quantità industriale di commissioni, sottocommissioni ed incarichi per soddisfare le brame di potere di satrapi locali, localissimi, ma con un voto che vale esattamente come quello di Germania o Italia. Un uomo chiave della costruzione blatteriana è Jack Warner, presidente della CONCACAF (la UEFA del Centro-Nordamerica) e vicepresidente FIFA, tornato agli onori, anzi disonori, delle cronache internazionali per una sua battaglia apparentemente assurda contro il presidente federale della Dominica (da non confondersi con la Repubblica Dominicana), Dexter Francis, in carica dal 2006. A gennaio Warner aveva comunicato a Francis l’intenzione di rimuoverlo, accusandolo di irregolarità amministrative, per mettere al suo posto il suo predecessore Patrick John. Una personcina a modo, alleato storico di Warner e da questi fatto inserire nella Hall of Fame della CONCACAF l’anno scorso. Con un curriculum sportivo sotto il par, ma uno politico che si presta a differenti letture: primo ministro dal 1974, traghetta il suo paese dal periodo dell’autonomia (dalla Gran Bretagna) all’indipendenza, arrivata nel 1978 e segnata subito da sfortune atmosferiche (due uragani devastanti, ricordati ancora oggi in una zona che di uragani se ne intende) e dal successo dei rivali dei laburisti di John, il partito della libertà di Eugenia Charles. John la prende male e nel 1981 tira le fila di due colpi di stato, in joint venture con due esponenti del Ku Klux Klan (proprio quello vero, non una filiale), entrambi falliti: viene processato e condannato a 12 anni di carcere. La sua parabola politica finisce lì, ma i servigi resi a Warner continuano a pagare dividendi. Di sicuro non gli è riuscito il miracolo del maestro, cioé portare il suo paese alla fase finale di un Mondiale: Trinidad & Tobago era in Germania, ma per John l’impresa si è sempre rivelata proibitiva. Almeno per questo nessuno lo ha mai criticato: lo sport nazionale è il cricket, con i test match giocati nella selezione delle Indie Occidentali.

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