I signori degli Agnelli

7 Ottobre 2008 di Stefano Olivari

Ranieri resta. La Juventus affonda. E la discesa non pare possa essere arginata in maniera repentina, anche se il calcio ha abituato a imprevedibili miracoli. E’ crisi in definitiva in casa bianconera e si tratta di una crisi vera che non può avere sbocchi positivi, almeno per quel che riguarda l’alta classifica. Il mediocre campionato che stanno disputando i bianconeri affonda le radici nel mercato estivo. Basta guardare il centrocampo per rendersi conto degli errori commessi. Non un elemento di qualità, un regista, come si diceva una volta, ma tanta quantità, tanti corridori e distruttori di gioco. Non era necessaria una grande intelligenza per capire che dopo aver ripreso la palla dall’avversario sarebbe stato necessario darla ai propri attaccanti. Ranieri ha una colpa: quando questa squadra è stata assemblata, avrebbe dovuto ribellarsi. Non si parlava di Diego, di Xabi Alonso o di altri elementi di consistente spessore tecnico e invece… Invece la Juve ha un centrocampo massiccio, capace, ma neppure troppo, di stroncare le iniziative avversarie, incapace di servire palloni giocabili. La stessa difesa non pare proprio di quelle inaccessibili se si deve rimpiangere l’assenza di Legrottaglie per giustificare i gol presi dal Palermo. Anche lì davanti poi, c’è molto che non funziona. Non funziona Amauri, non c’è Trezeguet, non c’è quel fuoriclasse capace di dare una mano se deve essere ancora Del Piero a metterci la faccia e a far gol quando può e quando gioca, nonostante gli anni e gli acciacchi di un ancor valido fuoriclasse trentatreenne.
Poi, c’è lo spogliatoio che non è più unito intorno al tecnico. I sussurri si sono trasformati pian piano in grida anche per volontà di Cobolli Gigli, un gran signore certo, ma che non ha ancora in mano le redini del calcio, di una società e, soprattutto, dei calciatori. Se va bene e ci sarà una ripresina in bianconero si potrebbe pensare a un quarto posto, ma se si dovesse continuare a andare avanti così, resta l’anonimato dietro l’angolo e magari la stessa sostituzione del tecnico di fronte a un pericolo grave che non è del tutto da scartare. Pagano adesso i bianconeri gli entusiasmi sui quali avevano costruito i succccessi della scorsa stagione, evidenziata, non senza buone ragioni, come quella di una neofita nel massimo campionato. Le questioni tecniche e di spogliatoio tuttavia, si ritrovano giornalmente su tutti i quotidiani, dove purtroppo non si trova quasi mai la famosa frase dell’Avvocato, secondo cui … il secondo era il primo degli ultimi. Chissà cosa avrebbe tirato fuori di fronte a questa situazione l’uomo che aveva legato il proprio nome ai successi della Juve. Sembrava la guardasse con occhio distaccato, ma ne era fiero e orgoglioso con una passionalità che non aveva evidenziato in nessun’altra delle sue attività. Aveva trovato un erede nel fratello Umberto. Per gli Agnelli, prima di sedersi sul trono della Fiat, la Juventus era quasi una fermata obbligata. E esserne presidenti significava anche vincere per prepararsi a un mondo maggiormente impegnativo. Con loro, non solo è tramontata un’epoca, ma sembra avviata mestamente sul viale del tramonto anche Madama, ridotta, e non da ora, a una delle tante squadre italiane di una città medio grande che non può competere più con la Milano dell’Inter e del Milan. Un momento dal quale la Juve riuscirà a tirarsi fuori, come ha sempre fatto nella sua storia? C’è da augurarselo di cuore perchè gli stessi successi degli avversari hanno sapori diversi quando non c’è la Juve a lottare per il primato.
Nonostante Gianbattista Vico, non crediamo che i ricorsi storici si verifichino perché così amava sostenere il filosofo, a meno che … Sì, a meno che, e la tesi da parte nostra non è nuova, proprio uno dei discendenti dell’Avvocato o del Dottore non decida di assumere quella responsabilità in prima persona, occupando proprio la poltrona di Presidente, lasciata sì negli ultimi anni a elementi di grande prestigio, ma destinati a recitare un ruolo di mera rappresentanza. Vogliamo dire che è giunto il momento per John Elkann di salire sul trono, cogliere gli stessi successi dei grandi predecessori di famiglia riorganizzando come solo un Agnelli sa fare la società per poi dedicarsi a altro. Ma, a questo punto, poiché certe tradizioni sono state completamente rigettate, e non possiamo essere certamente noi a esprimere giudizi positivi o negativi, viene da chiedersi se non siamo, ormai, di fronte a un possibile e mai auspicato abbandono della Juve da parte della famiglia Agnelli. Per Elkann poi, che già ricopre un ruolo primario, assumere lì incarico di Presidente sarebbe come il coronamento di un sogno se non per lui, certo per i tifosi bianconeri. Poiché più volte è stato ribadito che questo non avverrà, torna a sorgere il sospetto che la Juventus sia diventata un peso per la Famiglia e che i suoi destini siano ormai sul punto di compiersi con una cessione più o meno mirata, visto che la passione dell’Avvocato e quella più fredda, ma non inferiore nell’intensità del fratello Umberto, non sembrano trovare successori.
I tifosi, ancor prima dei destini di una squadra ridotta per il momento alla mediocrità, che non sta più in concorrenza né con l’Inter e tantomeno con il Milan e finanche con la Fiorentina, vorrebbero conoscere proprio i destini della società. Sarebbero felicissimi se un Agnelli tornasse a comandare in prima persona. L’altra ipotesi adombrata nessuno vuole prenderla in considerazione, ma torna ogniqualvolta si è di fronte a un momento negativo che questa volta affonda le radici non solo su una struttura tecnica non proprio brillante (Moggi aveva mille difetti e si difenderà per quelli in Tribunale, ma nessuno ha mai osato mettere in dubbio la sua competenza), ma nella mancanza di un punto di riferimento sicuro e disinteressato,ma nello stesso tempo ad alto potenziale di tifo e per questo capace di coniugare razionalità e successi. E’ di qui, da questa mancanza di un capo con il cuore bianconero che è nata questa Juve che sta creando problemi ai propri tifosi e che potrebbe crearne ancora di più gravi se non si dovesse correre al più presto ai ripari. Annate scadenti non sono mai mancate nellla storia di una squadra e neppure della Juve, ma che dalla serie B, dove non era mai stata, si debba passare alla mediocrità per restarvi chissà quanto tempo ancora, non può andare giù ai suoi tifosi. Impossibilitati a reagire con contestazioni che non appartengono alle loro tradizioni, ma sicuramente pronti a versar lacrime per una situazione che li lascia in una posizione che consciamente e incosciamente è ripudiata da chi era abituato a vivere altre stagioni.
Federico De Carolis
fedecarci2@hotmail.it
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