Vogliamo bene a Trento

13 Maggio 2016 di Oscar Eleni

Oscar Eleni dalla cima Cagnon per vedere col binocolo Messina mangiare mirtilli nella valle dei Mocheni dopo l’eliminazione della sua San Antonio dai playoff, castigata dallo splendido Durant che ha fatto sembrare più vecchi i campioni di Popovich battuti più dal tempo che dagli avversari.

Trentino, terra di meraviglie, anche sportive. Sosta di meditazione, come quando vai a gustare vino nelle cantine, non soltanto Teroldego o Marzemino come piaceva al Grigo, puntando su Udine e il suo Castello, aspettando di bere nella Casa della Cittadinanza cercando di farsi spiegare bene da Cappellari perché lo tirano sempre in ballo quando al suo posto chiamano altri. Accade a Varese per l’ingaggio di Coldebella congedato dalla Lega Nazionale di Basciano che ora si affiderà in toto al Faraoni. Una scelta, quella della Varese con problemi anche vertice, che fa discutere, ma, come sempre, le persone si valutano dopo un lavoro, non prima. Ora che ci si inquieti, come diceva il Campana Enrico al raduno dei Maturi, sulle scale della Misericordia, perché certi personaggi come Cappellari (a proposito, è sempre dispettoso verso la Milano che premia tutti e mai la Quanta arrivata al quinto titolo italiano consecutivo di hockey in line) restino fuori ed altri entrino nel gioco, è naturale. Inutile però agitarsi e chiedersi il perché: succede, è successo, succederà. La prova è che gente capace di spendere moltissimo e di vincere molto meno di quanto abbia fatto l’ex sciatore e allenatore di basket comanda la quadriglia del momento. E gente che in passato è capitata a Milano lamentava di non trovare riconoscimenti per non aver vinto quasi niente. Storie. Momenti.

Ma torniamo alla valle dei Mocheni dove Ettore Messina avrà trovato gli appunti di Consolini e Dalmonte sugli azzurrabili che sono già fuori gioco. Dopo Sassari che deve ricominciare, ma non prima di aver scelto un allenatore che possa dare un parere sui giocatori nuovi da prendere e quelli da congedare, dopo Pistoia che vive nell’abbraccio vero, alla fine, fra Maltinti ed Esposito, ecco l’eliminazione di Trento. Per questo Messina farà bene a schiarirsi le idee su quei monti visto che anche la Nazionale ci passerà il primo periodo di lavoro.

Sono stati eliminati dal diavolo Gentile con un tiro a 83 centesimi. Milano ha visto qualche sorcio verde, ma alla fine ne è uscita soddisfatta, ma soltanto perché conviene far diventare eroico tutto quello che è invece logico. Ora come avrebbe potuto perdere l’Emporio che può permettersi il lusso di lasciare in tribuna un Rakim Sanders? Contro un’avversaria che mancava di una pedina importante come Baldi Rossi, mai citato dai vocalist del coro grazie zio, uno che serviva e che non deve deprimersi se neppure lo hanno citato quando si piangeva sull’infortunio che tiene lontano da troppo tempo Cinciarini adesso che Milano ne ha certo bisogno. Lasciamo stare. Bravo Repesa a tenere tutti sulla corda, avendo già in mente un domani diverso, immaginiamo, senza la pallosità ipocrita di dover apparire povero pur avendo un organico ricchissimo, con stranieri in esubero. Era lo “squadrone” per l’Europa che ha disceso le valli mestamente dopo averle percorse con sguardo fiero in un estate con pochissimi allenamenti e questa è l’unica vera scusa. Ora non sappiamo chi fra Reggio Emilia e Avellino contrasterà il titolo a Milano, ma di certo i favoriti stanno fra il Lido e quello che dovrebbe essere il campo base del domani ad Assago, anche se pure le semifinali dell’Emporio saranno a Desio per la vergogna di una città come la Milano che si è bevuta tante promesse. Con un Gentile così, maturato nel lungo periodo di degenza, testa più alta, meno voglia di fare la calamita, non ci dovrebbero essere problemi, anche se Batista continua a non capire il verbo di Repesa e McLean è diventato fragile, lui che ha retto la casa rossa per tanto tempo. Dicevamo di Gentile e ora non esistono più dubbi: con lui Milano è e dovrebbe sentirsi più forte. State calmi voi del coro “io l’avevo detto”. Lo sapevano anche i custodi dei campetti.

Ma torniamo a TRENTO che esce di scena in grande stile. Società che ha trovato la sua sublime definizione. Magari la imitassero tutti. Bravissimo Trainotti, l’architetto, perfetto nel ruolo Longhi, presidente per ogni stagione societaria. Ora potrebbe perdere Dada Pascolo che sembra piacere alla Milano con vocazione italiana e che ha intenzione di portarsi a casa Simone Fontecchio e, magari, fare un dispetto al russo di Cantù, prendendo pure Abass. Grande stagione di Gommolo, ha finito da sfinito come capita a chi dà tutto senza calcoli. Numero uno insieme a Sutton e anche al Lockett con mano dolce ma cuore impavido. Poeta è stato importante, non poteva fare di più. Meno bravo di quello che dicono il Julian Wright davanti al quale ti togli il cappello per certe giocate, per come trattava la palla, ma nelle gare importanti ci sembrava più fumo che arrosto. Impressione. La società e il suo mondo sono entrati nell’Europa che conta, hanno tante idee, speriamo abbiano anche la fortuna di poter scegliere in serenità e non obbligati dagli infortuni perché se c’è stato un errore è stato certo quello di doversi rifugiare nelle paure di un Bergreen quando c’era da scegliere. Certo servono anche i soldi, non soltanto la conoscenza. Comunque Trento c’è, esiste, è una bella realtà, imitatela, vogliatele bene come potrebbe dire Buscaglia dopo aver visto certi arbitraggi e certe tonnare.

Per chiudere una chicca rubata all’Espresso dove la Dinamo Sassari ha smentito di avere un rapporto con il centro odontoiatrico del dottor Allena. Non c’erano dubbi direbbero Sacchetti e Calvani, forse anche Pasquini.

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