Gli utili dei volenterosi

25 Marzo 2011 di Simone Basso

di Simone Basso
La sciagura del petrolio, la tabellina irachena, la riscossa di Diamantidis, la Pellegrini nella storia, amarcord cileno, pazzia selezionata, i Playboy di papà, la sopravvivenza del ciclismo e una Sanremo per Zamjatin.   
Abbiamo sempre avuto problemi con la tecnologia: troppa diffidenza e poca empatia. O forse è l’era digitale che si squaglia quando approccia il nostro spazio vitale; noi, animali analogici. Allora abbiamo colto la palla al balzo, un’assistenza di Grbic o Rod Strickland, per generare una retroazione potente con il rifiuto di Blogger dei nostri commenti. Tiè. Ecco un controsvegliarino, un acid test, che fa taglia-e-cuci sul pezzo “Il codice etico per Paolo Rossi” e i commenti scaturiti da esso. Però, per assonanza curiosa con l’ultimo pronome usato, ci vengono in mente i burattinai del sangue color seppia.
Dunque il prologo è un piccolo sproloquio sui fatti libici.
Noi, discendenti di Pala, conosciamo benissimo la storia: potremmo vergare un’enciclopedia sulle gesta nefaste del cane a sei zampe, la vera Fossa delle Marianne d’Italia. Per citare Aldo Troya: “La mia patria si chiama multinazionale.” La tragedia dello scatolone di sabbia ci interessa poco; proviamo pena e pietà per tutti quei corpi senza vita, carcasse ancora calde, ma siamo nauseati (oltraggiati) dalla sceneggiatura. Sempre la stessa, inderogabile, dal Novecento in poi. Il petrolio, sciagura eterna per milioni e milioni di eterodiretti; caviale e champagne per entità liquide, spettrali, senza un viso e un nome. Chiudiamo la tiritera in maniera brusca.
Vi affidiamo una tabellina che ci riporta ai giorni gloriosi di un’altra, l’ennesima, Coalizione dei Volenterosi con tanto di Missione Compiuta: era l’estate (bollente) del 2003 e l’Iraq era stato appena liberato (…) dalla dittatura di un burattino americano. Le cifre espresse sono relative ai TRE MESI che seguirono la fine (?) del conflitto e si riferiscono agli utili, i profitti, delle società. Prima di leggerle alzatevi in piedi e mettetevi la mano sul cuore o su ciò che ne rimane. “Oh, say can you see, by the dawn’s early light…” Exxon Mobil: 5,7 miliardi di dollari. Chevron: 3,2 miliardi di dollari. “Wilhelmus van Nassouwe/ ben ik, van Duitsen bloed…” Shell: 5,4 miliardi di dollari. “God save our gracious Queen, Long live our noble Queen…” BP: 3,9 miliardi di dollari. “Allons enfants de la Patrie/ Le jour de gloire est arrivé!” Total: 2,37 miliardi di dollari. “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa…” Eni: 1,7 miliardi di dollari. “Capito?” (Jerry Calà)
Torniamo alle corbellerie, ciò che preferiamo dell’esistenza, e cominciamo un ping pong diplomatico con l’Olivari. Dando i numeri, vivaddio.
1. C’era una volta la Spaghetti League, ma stavolta vi risparmiamo la lagna. Ci vorrebbero altre due o tre Siena per provare (…) a colmare l’abisso che ci separa dall’Istituto Aspen dell’Eurolega. Altrove si è assistito a prodigi come Barca-Pana, gara1. Vinta sul filo dai catalani, malgrado Obradovic si sia messo in tasca, tatticamente, il buon Pascualino. E a dispetto dei santi, ovvero un Diamantidis lisergico che pareva un Deli mancino; ‘na meraviglia per gli occhi e l’anima. La replica è stata un sequel cinematografico, ma dall’esito opposto. Sato si è finalmente svegliato e il Barcellona è andato a dormire con gli incubi. Il Rubio di oggi l’Nba, quella vera, la può solo sognare.
2. La Schiavo è un panda, per chassis e stile di gioco, che ha avuto la buona sorte di cascare in un periodo di depressione cosmica della Wta. Il tennis femminile è in crisi perchè scimmiotta la biomeccanica dei maschietti ma senza l’arsenale neuro-muscolare dei colleghi Atp. Così siamo passati, in nemmeno quarant’anni, dalla moonball alle drag queen. Ci permettiamo una fuga alla Thomas Wegmueller sul tema, alquanto insidioso, delle classifiche storiche. La Pellegrini è la migliore atleta italiana del decennio. Forse. E’ talentuosa quanto supponente, ma la simpatia non conta quando si mette assieme un palmarès del genere: è già, malgrado sia ancora relativamente giovane per la disciplina, un punto fermo nella storia dello sport tricolore. I campionissimi però sono di un livello superiore: rimodellano l’immaginario e l’epica, anche statistica, di un’attività sportiva. Coppi e Nuvolari, per esempio: come loro, prima di loro, nessuno. Il fenomeno deve essere eccezione, in quanto eccezionale, non la regola. Rimanendo alla contemporaneità, Zoeggler e Rossi hanno un profilo più probante della bionda. Che non è nemmeno, a tutt’oggi, la migliore del lotto in piscina: come suggerito da Lotharingio, la grande Britta Steffen ha avuto un biennio di dominio assoluto (il 2008-2009) che la pupona veronese non ha ancora esibito. La più grande di sempre del nostro nuoto, quindi; magari con un asterisco (Phil Jackson docet). Novella Calligaris, in un’era passata, si ritirò diciannovenne (per studiare…) dopo aver accumulato record niente male: opposta alla Gould, alla Rothhammer e alle bambolone gonfiabili della Germania Est… Vi pare poco? Tutto il resto, sulla nuova funzione ludica degli atleti da carosello, ci fu spiegato (tanti anni fa) da un professore afroamericano inca**ato nero: “Michael Jordan? Il raccoglitore di cotone più pagato della storia.” Non pretendiamo umanità da Robosport, nemmeno pensiero razionale: secondo voi, un fenomeno postumo come Andrew Howe sa che chi lo paga per gli ovetti, la Ferrero, negli ultimi quattro anni ha guadagnato un miliardo di euro? E che vengono gestiti da una holding lussemburghese con appena due milioni di euro di imposte? Povero Tremonti. Poverissimi noi.
3. Uscì sul Guerino pop, amarcord (1978 o giù di lì..), un reportage che illustrò le malefatte della Federazione brasiliana in quel Mondiale cileno. L’edizione più sporca di sempre: quindi, considerando il sudiciume Fifa, una roba da matti. Helenio Herrera, allora cittì iberico, raccontò della (riuscita) corruzione della terna arbitrale prima di Brasile-Spagna. La finalissima fu eloquente: il magic moment, aiutato dallo zufolaggio di un ipovedente, si realizzò con un mani in area di rigore di un verdeoro. Tutto regolare.
4. Poca pazzia marzolina ma ben selezionata. Abbiamo ammirato VCU contro Purdue. Organizzati, bilanciatissimi e con la giusta dose di incoscienza. Cenerentola, comunque vada ti amiamo.
5. Conosciamo un tizio che, eoni fa, all’età di otto anni, comprava da un edicolante corruttibile un fumetto porno chic. Con tanto di illustrazioni sadomaso in bianco e nero che il bimbo ritagliava manco fossero figurine Panini. Quando fu scoperto dal padre, che rimproverò alla consorte una scarsa vigilanza, la mattina dopo (lontano da occhi indiscreti) si rivolse così al genitore: “Belli i Playboy che tieni nel comodino…”
6. Siamo rimasti basiti, al capitolo passioni trapassate, alla visione desolante della griglia di partenza del Moto Gippì (che fa rima con pipì). Che tristezza, la cara, vecchia, classe 500 trasformata (per ragioni di marketing) nella Lega dei Milionari nel deserto. Barry Sheene, scusali: i procteriani non sanno quello che fanno.
7. A proposito di metastasi del linguaggio: alcune volte, non interessandoci più al calcio da decenni, facciamo un esperimento estemporaneo. L’ultimissimo è stato Barcellona-Arsenal. Divertente per almeno mezz’ora; anche se è meglio sorvolare, per carità divina, sul pressing improbabile delle locuste di Guardiola. Quella è scienza, non fantascienza. L’aspetto che più ci inquieta del foot è la sua proprietà magica, crowleiana: riesce a trasformare una persona intelligente in un idiota in cinque minuti netti. Il ciclismo invece sta sopravvivendo alla propria stupidità e ci sembra molto più divertente oggi rispetto a vent’anni fa. Il problema, in Italia, è la mancanza di un personaggio da battage pubblicitario. Noi, carbonari del rituale, preferiamo dieci Nibali a un Pantani o a un Moser. Del divo e della cort

e dei miracoli non ce ne fotte nulla; se poi siamo così bischeri da fermare, all’apice della carriera, un probabile vincitore del Tour (il Basso) sono cavoli nostri e amari. Altre parrocchie, molto più disinibite, non si curano del clenbuterolo e nemmeno dei tumori al fegato.
8. Abbiamo collegato questa Sanremo, bellissima, a un concetto caro a un rinnegato del secolo scorso.
Evgenij Zamjatin, che scrisse la primissima antifavola distopica (“Noi”), considerava la contrapposizione tra due fenomeni fisici come la cartina tornasole dell’umanità. L’energia, anarchica, liberatrice e rivelatoria; l’entropia, ristagnante e banalizzante. La pedivella, come altre attività libere da stadi e palasport, è perfetta per incarnare la prima dimensione; i giochi da sala o da prato sono sempre più diretti, a tomba aperta, verso il verosimile e la condanna entropica. Privilegiamo i voli pindarici, soprattutto perchè sovente ci si schianta. Tornando a Zamjatin, pioniere nel collegare taylorismo e stalinismo, ne consigliamo comunque un approccio agli scritti. Sappiamo che l’esegesi di Balotelli è affascinante, ma vi garantiamo maggiori soddisfazioni intellettive dal bolscevico reietto di Lebedjàn…
Per ricalcare il commiato di un supereroe con il numero di Julius Erving e Gaetano Scirea, ossequi.

Simone Basso
(in esclusiva per Indiscreto) 

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