Gli italiani di Petrucci e Abete

30 Giugno 2010 di Libeccio

di Libeccio
La vergogna per la Nazionale, quello che Lippi ha dato, i responsabili della disfatta, il fastidio per il Mondiale, il paese dei campanili, il tifo di Bossi, azzurri in declino e l’errore di Prandelli.
 
1. Nelle ultime settimane ci siamo disintossicati dal calcio. Sì, anche se c’era il Mondiale. Sì, c’era l’Italia. Ma non abbiamo partecipato a caroselli nelle piazze nel 2006 e quindi non facciamo processi oggi, tantomeno processi che mettono insieme calcio e aspetti più importanti della vita civile. La nostra modesta opinione è che un cittadino italiano debba vergognarsi per migliaia di bruttissime cose prima della Nazionale di calcio, che pure ha fatto una pessima figura. Trattasi di una competizione sportiva, dove si vince e si perde. Un ragionamento banale, anche se a leggere i commenti successivi alla sconfitta con la Slovacchia non si direbbe.
2. Lippi ha molto avuto dal calcio italiano, ma anche molto dato. Compreso quel titolo mondiale di quattro anni fa, di cui molti si sono rapidamente scordati. Gli stessi magari che allora salirono felici sul suo carro, anche passando sopra a certe questioni legate a Calciopoli che meritavano maggiore attenzione perlomeno in termini di opportunità per così dire etica. Tipo restituirgli la guida della Nazionale dopo la parentesi Donadoni e nulla opporre a certe scelte palesemente sbagliate. E’ noto a tutti che la memoria storica non fa parte del dna del nostro paese. Il messaggio ideologico è che se vinci puoi avere fatto di tutto prima e comportarti con arroganza dopo, mentre se perdi non vali niente a prescindere.
3. Ancor più di Lippi ci sono due responsabili della disfatta della Nazionale che si atteggiano a semplicie spettatori. I loro nomi sono Petrucci e Abete. Sono entrambi responsabili di clamorosi errori nella gestione del nostro calcio ad ogni livello, oltre a stazionare su quelle poltrone da decenni (e anche più bravi di Matarresse a conservarle). Sarà casuale che la squadra che quest’anno ha fatto stragi di titoli italiani e internazionali è l’Inter dove 11 giocatori titolari su 11 sono stranieri? Moratti odia gli italiani o un decennio di Petrucci ha creato declino in quasi ogni sport?
4. Il calciomercato aperto tutto l’anno (anche se formalmente solo fino ad agosto e poi in gennaio), nessun limite oggettivo allo strapotere dei calciatori stranieri (aggirato con la sempre più sottile distinzione fra comunitari e extracomunitari), nessun ostacolo all’invadenza delle TV nel calcio che ha di fatto modificato profondamente il suo ruolo da sport a spettacolo, scarsa o solo formale attenzione ai vivai almeno delle società di A, B, e LegaPro. Il programma di avvicinamento al Mondiale vissuto dal “sistema calcio” come un fastidio e come uno stop al vero “spettacolo” del campionato con tutte le sue velenose polemiche.
5. Anche la mancanza di un sentimento comune verso la Nazionale da parte degli atleti del calcio e dei tifosi. Essendo sempre più difficile trovare un punto di sintesi rispetto alla canea dei campanili e agli odi sempre più brucianti tra le principali tifoserie italiane divise e contrapposte come neanche in guerra. Anche da questo punto di vista siamo un paese atipico e con una consolidata e brutta leadership in materia.
6. A tutto ciò si aggiunge lo stato del paese che l’ultimo rapporto del Censis opportunamente definiva quale “poltiglia e sempre più società mucillagine polverizzata in innumerevoli personali interessi” e lo scenario è presto tracciato. Ovunque prevalgono i particolarismi sociali e individuali e a tutto ciò si è aggiunto negli ultimi anni il tentativo di spezzare il concetto stesso di nazione con le spinte di divisione della Lega Nord (e non solo) che a parte gli aspetti folkloristici, ha comunque nel suo disegno politico l’obiettivo di procedere verso una spaccatura del paese che pone in discussione non solo l’Italia politica ma anche territoriale, i suoi valori, la sua identità e tutto ciò che può unirla. Le dichiarazioni di Bossi precedenti all’inizio del Mondiale in ogni paese serio avrebbero portato ad una crisi di governo. In Italia la questione è stata trattata come una semplice boutade, compresa la per nulla convinta e solo formale marcia indietro.
7. Infine alcune riflessioni tecniche che non casualmente abbiamo lasciato per ultime: questa Nazionale era endemicamente debole e tale stato di cose era visibile anche ad uno scarso conoscitore di calcio. Un portiere acciaccato e non più numero uno, una difesa troppo vecchia in alcuni senatori, un centrocampo asfittico e solo muscolare, un attacco scarso (Gilardino bocciato dal Milan e Iaquinta che nella Juve ha quasi sempre fatto la riserva) almeno in alcuni giocatori che sono stati preferiti a quelli migliori (Di Natale, Pazzini e Quagliarella). In più si aggiunga la latitanza di De Rossi che negli ultimi due anni ha subito una involuzione che dovrebbe molto preoccupare certo la Nazionale ma anche la Roma. L’infortunio a Pirlo ha certo peggiorato tutto il quadro, ma la cosa sulla quale riflettere è che in Italia non ci sia una alternativa seria a Pirlo.
8. Arrivati a questo punto siamo giunti all’anno zero del nostro calcio e la cosa può essere anche positiva. Ripartire verso qualcosa di nuovo contiene per principio una forza dinamica e di prospettiva e libera energie positive e obiettivi sfidanti. Non ci convince la nomina di Prandelli (precedente al Mondiale, anche questa è stata una grossolana sciocchezza). Al di là del valore tecnico Prandelli è uno molto “sostenuto” dal sistema che ha creato il disastro e questo non è un bene. Però ci sono le condizioni per una ricostruzione e verso di essa si deve per forza procedere. Senza rimuovere qualcuno degli ostacoli che sopra ho ricordato, non andremo da nessuna parte. Questo il governo del calcio italiano, o almeno di quel che ne resta, dovrebbe averlo chiaro.
Libeccio
(in esclusiva per Indiscreto)

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