Tennis

Giustizia per la Sharapova

Stefano Olivari 09/06/2016

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Le punizioni esemplari raramente sono punizioni giuste e i due anni di stop inflitti a Maria Sharapova per il caso Meldonium non fanno eccezione. Troppo forte l’immagine della russa, troppo forte la tentazione da parte dell’ITF di fare la parte della federazione virtuosa dopo anni in cui ha preferito girare la faccia dall’altra parte mentre tanti giocatori scomparivano per lunghi periodi, per infortuni uno più improbabile dell’altro. Al di là del non trascurabile dettaglio che la ventinovenne ex numero 1 del mondo sia stata condannata da un tribunale emanazione dell’ITF stessa e che tutto possa essere annullato dal TAS di Losanna, è curioso che a giocare a suo sfavore sia stata la tranquilla ammissione di avere assunto questo farmaco per cinque volte durante gli ultimi Australian Open, non sapendo che da pochi giorni fosse nella lista nera. Di più: ha ammesso di assumerlo (il farmaco si chiama Mildronate) dal 2006 per una serie di problemi extrasportivi, ma sotto prescrizione medica. Un passo della sentenza dice chiaramente che la violazione della Sharapova non è stata volontaria: “È responsabile per non avere controllato che l’uso del medicinale fosse permesso”. In concreto, visto che la squalifica è stata retrodata al 26 gennaio, la Sharapova dovrebbe poter tornare in campo per questa data nel 2018. Continua sul Guerin Sportivo.

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