Genere di prima necessità

27 Agosto 2008 di Stefano Olivari

Il calcio è un genere di prima necessità? Non abbiamo una risposta, ma a sentire gli strilli di politici di tutto l’arco costituzionale (con prevalenza centro-destra, starring Rocco Crimi) sembrerebbe di sì, visto che secondo vari tromboni la RAI si sarebbe dovuta svenare per acquistare un prodotto ormai senza più valore. Parliamo ovviamente del calcio in chiaro della domenica, sempre meno guardato dagli appassionati che alle 17 hanno già negli occhi tutto di quanto accaduto nel pomeriggio, aspettando la diretta del posticipo. L’emittente di Stato era arrivata ad offrire oltre 30 milioni di euro di fatto per il nulla (come si potrebbero definire altrimenti i diritti radiofonici o quelli per gli highlights della B?), soldi non ritenuti sufficienti da chi ha stravenduto il prodotto a Sky e Mediaset Premium, con briciole a La7 per dare l’idea della concorrenza (un po’ come in cucina l’Ariosto per creare l’effetto carne) ed adesso si ritrova ovviamente senza più niente in negozio. Non conosciamo una sola persona interessata al calcio che alle 17 della domenica non abbia già visto tutto, nella peggiore delle ipotesi grazie al bar sotto casa, quindi la demagogia si potrebbe riservare ad occasioni migliori. E basta con questi piagnistei su Novantesimo Minuto che non c’è più (non c’è più da anni, poi, da quando i primi diritti sulle sintesi sono stati presi da Mediaset), sulla Domenica Sportiva prima trasmissione RAI, sugli italiani che pagano il canone (lo pagano anche gli appassionati di balletto), con le solite operazioni di nostalgia canaglia a cui poi irrazionalmente non riusciamo a resistere. Magari, sfruttando l’onda lunga olimpica, sarà l’occasione per fare una Domenica Sportiva o un Controcampo non monotematici, dedicati agli sportivi e non ai tossici. Ci crediamo poco, però, prevedendo il compromesso cialtrone in extremis.

Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
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