Generazione 56K: quando il modem faceva rumore

26 Settembre 2021 di Paolo Morati

Tutti noi abbiamo avuto dodici anni, tranne chi non li ha ancora compiuti, e tutti noi abbiamo vissuto quel periodo in cui si sta per diventare grandi. Un periodo di cambiamento critico e che nella serie Generazione 56k, vista su Netflix, viene incrociato con un altro periodo evolutivo altrettanto decisivo, questa volta a livello tecnologico e di conseguenza sociale. Quello che vide alla fine degli anni Novanta l’ingresso di Internet nelle case di sempre più italiani. All’epoca moltissimi ancora ignoravano l’esistenza della Rete, fenomeno invece già diffuso tra nerd e appassionati che tra l’altro erano anche passati dalle leggendarie BBS.

Generazione 56k, dalla velocità dei modem che all’epoca si connettevano a Internet ‘chiamando’ un provider, è la storia di tre giovani adulti dei giorni nostri specializzati nello sviluppo di app. Ma anche amici fin dalle scuole medie con continui flashback tra il presente e il passato (il 1998) e al centro le storie di Daniel (Angelo Spagnoletti) e Matilda (Cristina Cappelli), reincontratisi per caso con tutte le conseguenze di un riaffiorare di sentimenti che porterà poi a chiudere (forse) un cerchio iniziato da ragazzini.

Un buon prodotto, ambientato a seconda dell’epoca a Napoli e Procida, ideato da uno dei membri di The Jackal (Francesco Ebbasta, che ne dirige anche alcuni episodi) con altri due (Fabio Balsamo e Gianluca Fru) a fare da co-protagonisti (gli amici di Daniel). Bravissimi, va detto, gli interpreti delle loro controparti pre-adolescenti, alle prese con i modem a 56k (appunto) e ricerche non proprio a tema scolastico, il tutto trattato con intelligenza e senza uscire dai binari del buon gusto.

Ma dicevamo di quel periodo. Noi nel 1998 ci dedicavamo editorialmente proprio a spiegare al pubblico come connettersi a Internet e utilizzare e-mail, Web, Usenet e quant’altro, sperimentando nel frattempo il linguaggio HTML. Anni in cui si doveva lottare con le stringhe di configurazione e la bolletta telefonica (altro che tariffe flat), ascoltando il tipico rumore della connessione e comunicazione con il provider via modem. E chi era già adulto aveva avuto la fortuna di essere nato in un’epoca ancora analogica, floppy disk, telefoni con rotore e musicassette comprese, ma nel contempo di essere stato testimone delle varie tappe della mutazione digitale. Emblematico in tal senso il confronto tra la lettera su cartolina che la giovanissima Matilda scrive a Daniel e lo scambio di messaggi in tempo reale via chat di una ventina di anni dopo. Altro mondo, altra corsa.

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